Il veterinario: «I setter se la caveranno, grazie al loro padrone». Il padre del quale aveva agito 10 anni fa in modo analogo
Ammette: «Ho rischiato». L’amico che lo ha aiutato: «Esempio da non seguire»

Si getta nel Biffis per salvare i cani

22/05/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Salvi per mira­co­lo. E ques­ta vol­ta è vera­mente il caso di dire che non solo il cane è il miglior ami­co dell’uomo ma anche vicev­er­sa, vis­to che Luca Simon­cel­li, 27 anni di Pesina di Capri­no, lunedì pomerig­gio si è get­ta­to nel Biff­is per sal­vare i suoi due set­ter ingle­si che era­no cor­si ad abbev­er­ar­si, finen­dovi malau­gu­rata­mente den­tro. «Un esem­pio che non si deve però asso­lu­ta­mente seguire per­ché quel canale è un infer­no di vor­ti­ci e la cor­rente è for­tis­si­ma e non per­dona», rim­provera duro l’amico Diego Fer­rari, com­pae­sano con dieci anni di espe­rien­za in più, che era con lui in quell’occasione e lo ha aiu­ta­to. Sul Biff­is, e le sue «storiche» insi­die, l’Arena ave­va rifer­i­to ampia­mente in un servizio, il 10 feb­braio scorso.Ma Simon­cel­li rac­con­ta: «Mi ero fer­ma­to con l’auto accan­to al Biff­is ver­so Pas­tren­go per far scen­dere a bere Fal­co, che ha un anno, e Bosco, che ne ha cinque», i due com­pag­ni di cac­cia e scor­ribande avu­ti in dono. «A un cer­to pun­to non li ho più sen­ti­ti, sono cor­so ver­so il Biff­is e li ho visti tut­ti e due den­tro che annas­pa­vano per uscire. Era­no già stremati». Cer­ta­mente sen­za pen­sare al peri­co­lo in cui si sta­va cac­cian­do s’è sfi­la­to la magli­et­ta, ha get­ta­to a ter­ra tele­foni­no e portafogli, e si è tuffa­to nel­la cor­rente. «Non sape­vo che il Biff­is ave­va fat­to tante vit­time e in quel momen­to ho avu­to solo in tes­ta l’obiettivo di sal­vare i miei due cani». Quan­do è sta­to den­tro ha recu­per­a­to Fal­co «in due minu­ti», assi­cu­ra e poi, affer­ra­to dall’amico, è rius­ci­to a uscire. Quin­di entram­bi han­no por­ta­to in sal­vo pure Bosco. «Lui, dopo i nos­tri ripetu­ti richi­a­mi, si è avvi­c­i­na­to alla riva e, con l’aiuto di Diego, lo abbi­amo tira­to su». Diego tene­va Luca per le cav­iglie, quest’ultimo pron­to a but­tar­si di nuovo.Poi la cor­sa dal vet­eri­nario, Simone Finot­ti di San Zeno di Mon­tagna: «Quei due splen­di­di set­ter sono arrivati, for­tu­nata­mente, solo con un prin­ci­pio di raf­fred­da­men­to», fa sapere Finot­ti, rimas­to col­pi­to dal­la vicen­da. «Ave­vano le mucose con­geste e sareb­bero cer­ta­mente annegati se non fos­sero sta­ti sal­vati dal padrone e dal suo ami­co. Inoltre — aggiunge — nel ten­ta­ti­vo di risalire il ripi­do argine del Biff­is, gli ani­mali han­no ripor­ta­to esco­ri­azioni, in par­ti­co­lare sul ven­tre. Ma se la cav­er­an­no alla grande».Poi aggiunge: «Forse questo caso è un po’ estremo, ma con­trasta con quan­to fan­no tan­ti altri che pren­dono i cani come gio­cat­toli e poi li abban­do­nano». Per i Simon­cel­li, tut­ti cac­cia­tori, pare che sal­vare cani sia una tradizione di famiglia: «Sono sta­to un po’ inco­sciente», ammette Luca. «Ma anche mio padre una deci­na d’anni fa salvò il suo Har­ry che era fini­to in un baci­no arti­fi­ciale in Toscana». Diego, l’amico, non demor­de: «Io rac­co­man­do a tut­ti di non fare quan­to ha fat­to Luca. Come ho det­to anche a lui, l’ultimo che si è but­ta­to nel Biff­is per sal­vare il cane è mor­to. Là non ci sono appigli, se non fos­si­mo sta­ti in due la cor­rente lo avrebbe trasci­na­to via e i vor­ti­ci lo avreb­bero inghiot­ti­to. Io sono anco­ra scos­so da quan­to è accadu­to. Per for­tu­na siamo tut­ti salvi»