A Porta San Zeno fino al 1804 c’erano meccanismo e campana poi trasportati in parrocchia, dove tuttora segnano le ore. Tagliati gli alberi morti che nascondevano l’edificio, ora partiranno i restauri

Si rivede la torre dell’orologio

03/03/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Dopo il taglio delle piante, ormai morte, nell’area anti­s­tante le mura scaligere, fra la Por­ta San Zeno e la Por­ta del Lion, dove un tem­po sosta­vano le truppe in tran­si­to, conosci­u­ta come Campi di San Daniele, ora è chiara­mente vis­i­bile la anti­ca torre dell’orologio. La posizione migliore per ammi­rar­la è dal­la statale Garde­sana, guardan­do ver­so le mura scaligere in direzione del­la Por­ta San Zeno e ver­so sin­is­tra, in direzione del rondò. La torre dell’orologio, l’unica con tet­to e finestre, qua­si intat­ta, por­ta anco­ra ben vis­i­bili i seg­ni del quad­rante ancorché ormai sbia­di­ti dal tem­po. L’orologio fu smon­ta­to dal­la torre nel 1804, quan­do mec­ca­n­is­mo e cam­pana furono trasportati sul cam­panile del­la chiesa par­roc­chiale, dove tutt’ora bat­tono le ore. L’ultimo cam­pa­naro comu­nale alla torre fu tale Anto­nio Bat­tis­toni, che era anche bidel­lo munic­i­pale. Nel Medio Evo il giorno era divi­so a suono di cam­pana, sec­on­do le ore cosidette canon­iche. Decadu­ta la Pieve, il suono delle ore con­tin­uò per con­to del Comune, regolan­do anche le occu­pazioni civili del popo­lo. «Inven­tati gli orolo­gi mec­ca­ni­ci», scrive don Gio­van­ni Agos­ti­ni nel suo libro sul paese, «anche Lazise volle averne uno a como­do non solo degli abi­tan­ti, ma anche dei molti forestieri di pas­sag­gio; quan­tunque si con­tin­u­asse a suonare le antiche ore, alle quali era­no state attac­cate, per la pietà del popo­lo, alcune par­ti­co­lari devozioni: l’Angelus, la Pas­sione del Sig­nore e il De Pro­fundis per i mor­ti». Il 5 agos­to 1512 il Con­siglio comu­nale delib­era di devol­vere per la fab­bri­ca dell’orologio le multe che veni­vano appli­cate ai ladrun­coli di uva. Le multe saran­no state appli­cate, ma per allo­ra l’orologio non fu acquis­ta­to. Il pri­mo aprile 1625 si espone in Con­siglio che «sarebbe bene onorev­olez­za, anzi cosa mag­nifi­ca alla ter­ra alciar la torre del­la por­ta (San Zeno) per pot­er col­lo­carvi la cam­pana e un orolo­gio». La pro­pos­ta piacque e venne delib­er­a­to di chia­mare al servizio l’ingegnere Mis­tro Zor­zo de Mader­no. Il 15 mar­zo 1626 si da ordine di far «venir li murari de Bus­solen­go per far la fab­ri­ca del­la torre delle hore, cioè per far­la alciar, per alciar anco la cam­pana sino ai mer­li aciò che la cam­pana et le hore sonan­do si pos­si benis­si­mo sen­tir». La torre dell’orologio divenne per Lazise un vero e pro­prio rifer­i­men­to per lo scor­rere del­la vita gior­naliera. Ma la cam­pana del­la torre sol­e­va anche suonare quan­do la comu­nità «raduna­va i pro­prj con­sigli» come scrive Francesco Fontana nel suo libro di stu­di stori­co-sci­en­tifi­ci su Lazise. Adesso che l’amministrazione ha intrapre­so l’iniziativa di restau­rare le mura scaligere e le tre porte, anche la torre dell’orologio sarà inter­es­sa­ta all’intervento. Pro­prio per­ché è un rifer­i­men­to stori­co-affet­ti­vo impor­tante per Lazise e i suoi orig­i­nari, l’intervento di recu­pero dovrà essere pre­ciso, accu­ra­to, rispet­toso del doc­u­men­to stori­co, in stret­ta sin­to­nia con le deci­sioni del­la Soprint­en­den­za, la quale ha estrema­mente a cuore il con­sol­i­da­men­to totale dell’intero com­p­lesso murario scaligero di Lazise. «Il pri­mo inter­ven­to di con­sol­i­da­men­to», spie­ga l’assessore comu­nale al Pat­ri­mo­nio Fabio Mari­noni, «avver­rà sulle tre porte: San Zeno, Can­signo­rio e del Lion. La spe­sa è già sta­ta pos­ta a pre­ven­ti­vo del bilan­cio comu­nale. Per il resto del lavoro», con­tin­ua Mari­noni, «dovre­mo avere il sosteg­no del­la e dell’Unione euro­pea; sia i finanzi­a­men­ti che, quin­di, i lavori dovran­no essere pro­gram­mati nell’arco di più anni».

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