Consorzi di bonifica si interrogano sulle loro possibili nuove funzioni. Le autostrade dell’acqua e un piano decennale per la sicurezza

Siccità e devastanti alluvioni. Essenziale è la difesa del suolo

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Per l’acqua che scarseg­gia pos­si­amo star tran­quil­li, almeno noi che vivi­amo a cav­al­lo del Po. Ce lo garan­tisce Anna Maria Mar­tuc­cel­li, diret­trice gen­erale dell’Associazione nazionale boni­fiche ital­iane: «Cer­to ci sono sta­ti dan­ni ril­e­van­ti alla pro­duzione agri­co­la, ma non è il caso di allar­mar­si per il Nord Italia, che attende anco­ra il tradizionale peri­o­do delle piogge pri­maver­ili. I dati sta­tis­ti­ci plu­vio­metri­ci ci con­for­t­ano in mer­i­to, men­tre diver­so è il dis­cor­so per il Merid­ione dove di fat­to sono già pas­sati i mesi di mag­gior piovosità e scarseg­giano dati sta­tis­ti­ci su analoghi fenomeni mete­o­ro­logi­ci che potreb­bero esser­si ver­i­fi­cati in pas­sato», annun­cia la diret­trice al con­veg­no su «Acqua e ambi­ente: una sfi­da per i con­sorzi di bonifi­ca», orga­niz­za­to a dal­la Uila, l’Unione ital­iana lavo­ra­tori agroal­i­men­ta­ri al cui inter­no opera la Fil­bi-Uil, la fed­er­azione dei lavo­ra­tori delle boni­fiche e irrigazioni. È paci­fi­co che negli ulti­mi decen­ni sono aumen­tati i bisog­ni e dimi­nui­ta la disponi­bil­ità di acqua, sia per l’aumento del­la popo­lazione sia per i gravi fenomeni di inquina­men­to che han­no accom­pa­g­na­to il pri­mo svilup­po indus­tri­ale. Questo ci farà tornare a un nuo­vo Medio­e­vo, quan­do per i fur­ti d’acqua vige­va il taglio delle mani e le dis­pute di con­fine sulle rive dei cor­si d’acqua han­no dato orig­ine alla paro­la «rivali»? «Non tut­ti gli scien­ziati sono d’accordo sul­la teo­ria che il nos­tro paese si avvii ver­so una fase di deser­ti­fi­cazione», sot­to­lin­ea la Mar­tuc­cel­li, «e l’unica certez­za fino­ra è che sare­mo sem­pre più sot­to­posti a fenomeni estre­mi: lunghe sic­c­ità segui­te da gran­di allu­vioni». Di qui la neces­sità, sec­on­do la diret­trice gen­erale dei con­sorzi di bonifi­ca, di creare sul ter­ri­to­rio le con­dizioni di sis­temazione idrauli­ca che eviti­no le tragedie e garan­tis­cano la for­ni­tu­ra d’acqua per uso pota­bile e per uso irriguo. E cita la diret­ti­va euro­pea dell’ottobre 2000 in cui l’acqua è defini­ta risor­sa e bene non com­mer­ciale, che va tute­la­ta, con­ser­va­ta e razional­mente uti­liz­za­ta. Spez­za una lan­cia a favore dei baci­ni idro­grafi­ci e con­tro le divi­sioni di ambiti ter­ri­to­ri­ali creati arti­fi­ciosa­mente su con­fi­ni ammin­is­tra­tivi provin­ciali. «Non bisogna dimen­ti­care che una razionale uti­liz­zazione dell’acqua si rag­giunge solo con la parte­ci­pazione dell’utente», spie­ga Mar­tuc­cel­li, che a questo pun­to ha buon gio­co a pre­sentare i con­sorzi di bonifi­ca come reali espres­sioni del prin­ci­pio di sus­sidia­ri­età, momen­ti di rac­cor­do fra pub­bli­co e pri­va­to, con com­pe­ten­ze e conoscen­ze esplicite sul ter­ri­to­rio in mate­ria di acque e di dife­sa del suo­lo. I con­sorzi avreb­bero idee e stru­men­ti per un uso più razionale del­la risor­sa acqua, come lo sfrut­ta­men­to nei salti dei canali irrigui per il fun­zion­a­men­to di pic­cole cen­trali elet­triche, oppure il ricir­co­lo dell’acqua irrigua per il raf­fred­da­men­to degli impianti indus­tri­ali che così non sareb­bero più costret­ti ad attin­gere acqua di fal­da o di fiume. Per Ste­fano Man­tegaz­za, seg­re­tario gen­erale Uila, «la con­dizione stra­or­di­nar­ia di questo inver­no, il più ari­do degli ulti­mi ottant’anni, mi auguro pos­sa servire al gov­er­no per accel­er­are il prog­et­to di autostrade delle acque, con un piano decen­nale di inter­ven­ti volto a garan­tire la sicurez­za degli inse­di­a­men­ti umani e pro­dut­tivi e a sostenere la com­pet­i­tiv­ità dei prodot­ti agri­coli, pro­ducen­do nel­lo stes­so tem­po riqual­i­fi­cazione e con­ser­vazione ambi­en­tale». I dati for­ni­ti dal min­is­tero del­l’Am­bi­ente par­lano di 11 mila aree a ris­chio idro­ge­o­logi­co: inter­es­sano 3671 Comu­ni (45,3 per cen­to del totale) e oltre 150 mila ital­iani che ci vivono. «Dob­bi­amo real­iz­zare da subito i piani di baci­no e far sì che le loro indi­cazioni pro­gram­matiche preval­gano davvero su ogni altra pro­gram­mazione urban­is­ti­ca e ter­ri­to­ri­ale», è l’ap­pel­lo di Giuseppe Vito, seg­re­tario gen­erale di Fil­bi-Uil, che chiede anche, nel­la sua relazione con­gres­suale, l’unificazione delle com­pe­ten­ze in mate­ria nel min­is­tero dell’Ambiente per ren­der meno buro­cratiche le pro­ce­dure e per medi­are util­mente fra le esi­gen­ze dell’ambiente e quelle del­la pro­duzione. Sul tavo­lo del sin­da­ca­to dei lavo­ra­tori delle boni­fiche c’è la richi­es­ta di inizia­tive comu­ni con gov­er­no, Regioni, asso­ci­azioni agri­cole per com­bat­tere gli sprechi e gli usi impro­pri dell’acqua, ridurre la pres­sione sulle risorse, razion­al­iz­zare la ges­tione, miglio­rare la qual­ità dell’acqua, incre­mentare invasi arti­fi­ciali, miglio­rare le tec­niche di ricer­ca delle falde freatiche, incre­mentare il tas­so di ricir­co­lo dell’acqua per usi indus­tri­ali, depu­rare i reflui e attrez­zarsi per dissalare l’ac­qua mari­na. E alla luce di queste esi­gen­ze ed urgen­ze il ruo­lo dei Con­sorzi non può che essere miglio­ra­to con effi­cien­za orga­niz­za­ti­va e di gestione.