Le motocarrozzette celebrano i cent’anni di storia. Le ha inventate un inglese Un centinaio di equipaggi al raduno di sabato e domenica

Sidecar, due giorni di gloria

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Saba­to e domeni­ca a Toscolano Mader­no si svol­gerà il raduno inter­nazionale dei side­car, ris­er­va­to a un centi­naio di equipag­gi, che parteciper­an­no con moto costru­ite nel­l’ar­co di un sec­o­lo. Orga­niz­za il Musi­cal Watch Vet­er­an Car Club di Bres­cia. Un’oc­ca­sione per fes­teggia­re i cen­to anni delle moto­car­rozzette. Questo il pro­gram­ma. Saba­to si svol­gerà il giro del lago, con parten­za alle ore 8.30 dal lun­go­la­go di Mader­no. La carovana si dirigerà ver­so Salò, Desen­zano e Sirmione. Alle 9.30 tran­si­to da Peschiera, quin­di Bar­dolino e, alle 11, sos­ta a Gar­da, per l’aper­i­ti­vo offer­to dal Comune. Il grup­po ripren­derà il cam­mi­no ver­so Mal­ce­sine e Riva. Alle 13.30 pran­zo a Varone. Al ter­mine, visi­ta alle cas­cate. Alle 16.45 l’avvio ver­so sud. A Limone è pre­vista una sug­ges­ti­va meren­da. Rien­tro a Mader­no alle 18.30. Totale chilometri: 140. Ser­a­ta di gala e pre­mi­azione dei parte­ci­pan­ti al ris­torante Sam­pei. Domeni­ca sono in pro­gram­ma le prove di abil­ità su cir­cuito chiu­so, con parten­za dal lun­go­la­go. Dalle 9 alle 15.30 ver­ran­no effet­tuate bat­terie ris­er­vate a tre o quat­tro equipag­gi per vol­ta. Il pri­mo esem­plare di side­car (un moto­ci­clo a due ruote, al quale è aggre­ga­ta lat­eral­mente una car­rozzetta) fu real­iz­za­to in Inghilter­ra nel 1903, ripren­den­do una vec­chia idea francese, appli­ca­ta alla bici. L’in­ven­zione è di John Gra­ham che, sen­za conoscere tut­ti i prece­den­ti ten­ta­tivi, intuì come la posizione a fian­co del passeg­gero fos­se la migliore. Il brevet­to, rilas­ci­a­to il 29 aprile, fu ven­du­to alla Com­po­nents Ltd. di Birm­ing­ham, che pub­bli­ciz­zò la «nuo­va creazione» dal 3 giug­no, con il nome di «Lib­er­ty socia­ble attach­ments», poi diven­ta­to «side­car­riage». Fu subito un suc­ces­so. Il side­car costa­va poco rispet­to alle auto­mo­bili, e pote­va trasportare fino a tre passeg­geri, oltre al con­du­cente: una vera e pro­pria util­i­taria famil­iare. Anche se il peri­o­do d’oro, vale a dire del­la mas­si­ma dif­fu­sione come mez­zo popo­lare di trasporto, è com­pre­so tra la pri­ma e la sec­on­da guer­ra mon­di­ale, il suo fas­ci­no non è mai venu­to meno. Nonos­tante il decli­no, inizia­to negli anni ’60, con la con­seguente usci­ta dal mer­ca­to, anco­ra oggi sono centi­na­ia (nel mon­do) i club motoris­ti­ci sor­ti in suo onore. I side­car con­tin­u­ano a essere prodot­ti, in serie lim­i­tatis­si­ma, ma aggior­nati nel design e nel­la mec­ca­ni­ca. In Italia, nelle Marche (a Cin­goli, provin­cia di Mac­er­a­ta), c’è addirit­tura un che con­ser­va alcu­ni dei pri­mi esem­plari e dove sono doc­u­men­tate tutte le sue evoluzioni, com­pre­si i vari adat­ta­men­ti. I mod­el­li da cor­sa sono molto più bassi (mas­si­mo 7 centrimetri da ter­ra). Il pilota, che deve sem­pre dare gas, è sdra­ia­to in avan­ti con il motore sot­to la pan­cia, men­tre il passeg­gero, che non sta fer­mo un atti­mo e deve spostar­si per bilan­cia­re le curve, è inginoc­chi­a­to alla sua sin­is­tra, su una piaz­zo­la chia­ma­ta cia­bat­ta. Tra i due ci vuole molto affi­ata­men­to, altri­men­ti gli errori sono cat­a­strofi­ci.

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