Un successo la serata dedicata in biblioteca alla figura dello scrittore. Riscoperta di Giovannino attraverso «vita di famiglia»

Signore e signori, Guareschi

23/02/2005 in Spettacoli
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Di Luca Delpozzo
Camilla Madinelli

Famoso per aver dato vita alle fig­ure incon­fondibili di don Camil­lo e del suo eter­no avver­sario Pep­pone, Gio­van­ni Guareschi fu molto di più del loro cre­atore. Gior­nal­ista, umorista, dis­eg­na­tore di vignette, persi­no pub­blic­i­tario, inven­tore di slo­gan e sceneg­gia­tore: Guareschi seppe, nell’arco del­la sua attiv­ità lavo­ra­ti­va, vivere ogni sin­go­lo aspet­to del­la sua stra­or­di­nar­ia cre­ativ­ità, accom­pa­g­na­ta da un carat­tere san­guig­no e da un grande sen­so del­la coeren­za e dell’onestà, in nome delle quali pagò fino in fon­do anche alcu­ni deb­iti con la gius­tizia. La sua figu­ra è anco­ra oggi sot­to­va­l­u­ta­ta e non trop­po conosci­u­ta al grande pub­bli­co. Così, per capire meglio chi fos­se Gio­van­ni­no e aver pro­va del suo umoris­mo stra­or­di­nar­i­a­mente mod­er­no, la civi­ca G.Polanschi di Cavaion ha orga­niz­za­to una ser­a­ta dal tito­lo «Gio­van­ni­no Guareschi, un autore qua­si dimen­ti­ca­to (ma più che mai attuale)», nell’ambito dell’iniziativa I mer­coledì del­la bib­liote­ca. Un pub­bli­co piut­tosto numeroso ha accolto l’invito e ha parte­ci­pa­to con inter­esse alla ser­a­ta, nel­la quale la figu­ra del­lo scrit­tore è sta­ta trac­cia­ta in modo infor­male e spon­ta­neo. Daniela Zanet­ti, del­la com­mis­sione di ges­tione del­la bib­liote­ca, lo ha pre­sen­ta­to breve­mente nei suoi trat­ti più salien­ti e meno conosciu­ti, poi insieme ad alcu­ni let­tori ha dato voce ad alcu­ni brani trat­ti da Vita in famiglia . L’opera, pub­bli­ca­ta pochi mesi pri­ma del­la morte di Guareschi, avvenu­ta per infar­to a Cervia nel 1968 all’età di 60 anni, è una sor­ta di diario scrit­to in pri­ma per­sona che ripor­ta le vicende di casa Guareschi, in cui vivono, oltre al nar­ra­tore, l’affidabile e paziente moglie Margheri­ta, l’indomita domes­ti­ca Giò e i figli del­la cop­pia. Attra­ver­so un incon­fondibile reg­istro umoris­ti­co la vita quo­tid­i­ana viene scan­dagli­a­ta pas­so dopo pas­so, offren­do al let­tore spun­ti di rif­les­sione in modo sem­plice e imme­di­a­to, fino a dare uno spac­ca­to assai reale del­la soci­età ital­iana all’indomani del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale. «I brani che abbi­amo scel­to per la ser­a­ta», ha com­men­ta­to la rela­trice Zanet­ti, «ben tes­ti­mo­ni­ano impor­tan­ti aspet­ti del­la per­son­al­ità e del­la scrit­tura di Guareschi, un uomo sem­plice che scrive­va in modo sem­plice, ma allo stes­so tem­po un uomo e un artista capace di comu­ni­care in modo assai mod­er­no attra­ver­so l’ironia e l’umorismo su tem­atiche ancor oggi attuali». Tra il pub­bli­co in sala era pre­sente anche Alessan­dro Dis­er­tori, ingeg­nere e scrit­tore, classe 1918, che conobbe Guareschi nei campi di con­cen­tra­men­to nazisti, dove rimasero entram­bi pri­gion­ieri dal 1943 al 1945. Dis­er­tori ha così par­la­to ai pre­sen­ti del­la sua espe­rien­za accan­to allo scrit­tore in quei due anni dif­fi­cili, con­clu­den­do: «Per capire Guareschi bisogna pen­sare che era un uomo sem­plice e allo stes­so tem­po com­p­lesso, che ave­va le idee molto chiare, tutte inquadrate nel­la sua tes­ta in modo armon­i­co e che non ebbe mai pretese di intel­let­tual­is­mo, ma fu sem­pre un uomo di grande uman­ità. Nel­la sua uman­ità risiede tut­ta la sua grandez­za di uomo e di artista».

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