I musicisti tornano a dedicare canzoni come negli anni Cinquanta quando i canti per la Taverna li componeva Luciano Beretta. Oggi pare che questa tradizione stia per rinascere al «Can e gato»,

Signori, rivive il clima delle antiche osterie

11/01/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Nel pri­mo Nove­cen­to in paese c’erano cinque osterie: All’Antica Torre, Stel­la Polare, Oste­ria Vapore, Mari­naio e Tre Coro­ne. Ne diede con­to il gior­nal­ista tedesco Hans Barth, autore di «Osterie. Gui­da spir­i­tuale delle osterie ital­iane da Verona a Capri», con pre­fazione di . E fu pro­prio in un’osteria di Gar­da che Ric­car­do Bac­chel­li incon­trò il poeta veronese Berto Bar­barani. Oggi del pat­ri­mo­nio delle antiche osterie garde­sane res­ta poco. Il Mari­naio è un ris­torante. Del Tre Coro­ne resiste solo l’insegna in fer­ro bat­tuto appe­sa su Cor­so Vit­to­rio Emanuele. Delle altre tre s’è per­sa anche l’intitolazione. Ma per for­tu­na qual­cosa si muove. Mer­i­to di due appas­sion­ati cul­tori del­la con­vivi­al­ità, Mau­ro Fioren­ti­ni e Patrizia Gar­neri. Han­no pre­so in ges­tione la vec­chia oste­ria a ridos­so del­la por­ta occi­den­tale del cen­tro stori­co, rinom­i­nan­dola Can e gato e trasfor­man­dola in un Wine bar dove si fa cul­tura del , jazz, cabaret e qualche dibat­ti­to let­ter­ario. Spul­cian­do nel pro­gram­ma si sco­va spes­so qualche sor­pre­sa. Mart­edì 16 gen­naio, per esem­pio, ver­ran­no pre­sen­tati i vini sudafricani. Il 6 feb­braio c’è quel­la che Mau­ro e Patrizia han­no chiam­a­to, a ragione, una «grande antepri­ma»: sono di sce­na addirit­tura gli sconosciu­ti vini cine­si. Ogni mer­coledì sera si fa jazz col quar­tet­to di Sab­ri­na Bighig­no­li e il giovedì c’è invece il cabaret dei Lupi del­la… stec­ca, for­mazione com­pos­ta da Ottavio Gia­cop­uzzi, Fab­rizio De Tog­ni ed Enri­co Ter­rag­no­li. E il trio per Mau­ro e Patrizia ha scrit­to anche una can­zone. «Non è che con­ta tan­to la dis­tansa, al Can e gato tro­vi fratel­lansa» dice il moti­vo ital­ian-veronese. Lo pre­sen­ter­an­no ques­ta sera. Prob­a­bil­mente Gia­cop­uzzi, De Tog­ni e Ter­rag­no­li non lo san­no, ma il loro inno non è il pri­mo che a Gar­da ven­ga ded­i­ca­to a un’osteria. Negli anni Cinquan­ta ci ave­vano pen­sato Luciano Beretta, paroliere di Celen­tano e di altri big del­la musi­ca leg­gera, e Jan Lan­gosz, con­dut­tore dell’orchestra al fes­ti­val di San­re­mo. A Gar­da la loro « gioiel­lo d’Italy» è con­sid­er­a­ta una specie d’inno del paese, ma in realtà cel­e­bra i fasti del­la mit­i­ca Tav­er­na musi­cale del­la piaz­za del por­to. Lì pas­sa­vano tut­ti i vip in vacan­za sul­la riv­iera: Vivien Leigh e Lau­rence Olivi­er, per esem­pio, oppure Michelan­ge­lo Anto­nioni e Mon­i­ca Vit­ti, il car­diochirur­go Chris­t­ian Barnard, il pri­mo a eseguire un trapianto di cuore, il grande Alexan­der Flem­ing, sco­pri­tore del­la peni­cil­li­na, o anco­ra Domeni­co Mod­ug­no. Il testo affer­ma che «pur l’olandesina che ritor­na al suo mulin, già pen­sa di tornare qui in tav­er­na a far cin-cin!». E il duo Beretta-Lan­gosz ha com­pos­to anche un’altra can­zone, altret­tan­to popo­lare fra i garde­sani, che par­la del­la tav­er­na. È il «Valz­er del Gar­da». Dice: «Se volete bandire la noia, brindate alla tav­er­na». A propos­i­to, la Tav­er­na era nota anche come il Buse­to, per­ché era davvero una sor­ta di buco. Così com’è pic­co­lo oggi il Can e gato: quindi­ci posti solo, più un pianoforte. Vuoi vedere che a Gar­da tor­na a vivere il cli­ma delle osterie di una volta?

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