S’inaugura, a Riva del Garda, la restaurata chiesetta di San Michele

22/09/2017 in Attualità
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Di Redazione

S’in­au­gu­ra domeni­ca 24 set­tem­bre la restau­ra­ta chieset­ta di San Michele, il pic­co­lo edi­fi­cio sacro di viale Mar­tiri del 28 Giug­no. La cer­i­mo­nia, che si tiene in occa­sione del­la ricor­ren­za di San Mau­r­izio, patrono degli , e che unisce le cel­e­brazioni per il 96° anniver­sario del­la fon­dazione del Grup­po di Riva del Gar­da, inizia alle ore 16 (con ritro­vo a par­tire dalle 15.30).

La cer­i­mo­nia inizia con l’alz­a­bandiera, dopo il quale si svolge la Mes­sa, offi­ci­a­ta dal par­ro­co don Dario Sil­vel­lo, e al ter­mine del­la quale han­no luo­go la depo­sizione di una coro­na al mon­u­men­to agli Alpi­ni e l’al­locuzione del sin­da­co . A seguire prende avvio la sfi­la­ta con la Fan­fara alpina per le vie cit­ta­dine, che per­corre viale Mar­tiri XXIV Giug­no, viale Dante est, largo Ben­sheim, viale San Francesco, piaz­za Giuseppe Garibal­di, piaz­za Cesare Bat­tisti (con depo­sizione di una coro­na alla stele del Mar­tire alpino), via Gaz­zo­let­ti e piaz­za Tre Novem­bre, con con­clu­sione in piaz­za San Roc­co con la depo­sizione del­la coro­na all’ara dei Cadu­ti. La cer­i­mo­nia pros­egue quin­di con un rin­fres­co nel­la sede del Grup­po Alpi­ni in viale dei Tigli.

Si seg­nala che dalle ore 13 fino alla fine del­la cer­i­mo­nia il trat­to di viale Mar­tiri del 28 Giug­no com­pre­so tra viale Dante e via Lut­ti è chiu­so al traf­fi­co, con devi­azioni ver­so est in viale Madruz­zo e ver­so ovest in viale Alber­ti Lut­ti (i veicoli che per­cor­rono viale Alber­ti Lut­ti est e giun­gono in viale Mar­tiri sono tenu­ti a pros­eguire dirit­to ver­so viale Pilati). Inoltre è isti­tu­ito il divi­eto di sos­ta su tut­ti gli stal­li per moto­ci­cli di fronte alla chieset­ta e su due stal­li per cari­co e scari­co (il tut­to seg­nala­to in loco). Altri divi­eti di sos­ta (seg­nalati in loco) si ren­dono nec­es­sari per ricavare in viale Mar­tiri (cinque stal­li) la fer­ma­ta degli auto­bus di lin­ea, e in viale Per­ni­ci (tre stal­li) e in viale Van­net­ti (due stal­li) per con­sen­tirne la svol­ta e il transito.

Il restau­ro del­la chiesa di San Michele

Il pic­co­lo edi­fi­cio sacro sof­fri­va un degra­do in molti pun­ti avan­za­to delle pietre, evi­den­ti e dis­tribuite infil­trazioni di acqua pio­vana e leg­gere fes­sur­azioni, prob­a­bil­mente causate dal ter­re­mo­to del 1976. L’in­ter­ven­to, inizia­to alla fine di feb­braio e con­clu­so all’inizio di giug­no, è sta­to dota­to di sorveg­lian­za arche­o­log­i­ca per l’eve­nien­za di ritrova­men­ti nelle fasi di sca­vo, effet­ti­va­mente avvenu­ti, e ha riguarda­to prin­ci­pal­mente il rifaci­men­to di cop­er­ture e intonaci, e la sos­ti­tuzione dei ser­ra­men­ti e delle catene, per un cos­to com­p­lessi­vo di cir­ca 150 mila euro (di cui 95.357 per lavori a base d’as­ta e 54.643 per somme a dis­po­sizione). Il prog­et­to è fir­ma­to dal­l’ar­chitet­to Fabio Ped­er­zol­li con stu­dio a Riva del Gar­da; l’in­ter­ven­to è sta­to ese­gui­to dal­la dit­ta Val­le­cos Snc di Ledro.

La chieset­ta di San Michele è ritenu­ta da fonti remote l’ed­i­fi­cio di carat­tere reli­gioso più anti­co del­la cit­tà di Riva del Gar­da e, benché i doc­u­men­ti esisten­ti non risolvano il prob­le­ma del­la sua pre­cisa datazione, San Michele (o il luo­go del­l’an­ti­ca pieve e chiesa madre sorte sem­pre nel medes­i­mo sito) rives­ti­va una notev­ole impor­tan­za, come provano le tes­ti­mo­ni­anze di assem­blee lì ospi­tate in epoca medievale, in par­ti­co­lare quelle legate alla figu­ra del vesco­vo Adel­pre­to e del­l’ereti­co fra Dol­ci­no da Osso­la. Nelle imme­di­ate vic­i­nanze era ubi­ca­to l’an­ti­co cimitero omon­i­mo, per un peri­o­do l’u­ni­co del­la cit­tà, la cui esisten­za è doc­u­men­ta­ta dal 1275, e anco­ra oggi ricor­da­ta da un mon­u­men­to nel­l’an­go­lo sud ovest del lot­to. Già all’inizio del Nove­cen­to il vesco­vo chiede la demolizione del­la chieset­ta per­ché “cadente” e sit­u­a­ta nelle adi­a­cen­ze del vec­chio cimitero “già da cir­ca 22 anni abban­do­na­to”. Per for­tu­na, doc­u­men­ti suc­ces­sivi par­lano invece del­la sua tutela, ma lo scop­pio del­la pri­ma guer­ra mon­di­ale ne ha imped­i­to il restau­ro. Negli anni Quar­an­ta l’Am­min­is­trazione comu­nale provvede ai tan­to atte­si lavori di sis­temazione, inter­ve­nen­do su intonaci, cop­er­ture, ser­ra­men­ti e pavi­men­tazioni, ma già negli anni Cinquan­ta l’ed­i­fi­cio ver­sa in sta­to di abban­dono, divenu­to rifu­gio per men­di­can­ti. Nel 1957 la sezione cit­tad­i­na del­l’As­so­ci­azione Nazionale Alpi­ni riceve dal Comune l’au­tor­iz­zazione a dedi­care la chiesa a mon­u­men­to agli alpi­ni cadu­ti in tulle le guerre, e provvede ad alcu­ni lavori di recu­pero. A dis­tan­za di pochi anni la Curia dl Tren­to ricon­sacra la chiesa, des­ti­nan­dola quin­di nuo­va­mente al cul­to. Da allo­ra San Michele è in cus­to­dia al Grup­po Alpi­ni di Riva del Garda.

Gli stu­di com­piu­ti dal tec­ni­co han­no ver­i­fi­ca­to che l’ed­i­fi­cio non pre­sen­ta­va lesioni e defor­mazioni da riten­er­si gravi nelle strut­ture murarie ver­ti­cali; l’anal­isi chim­i­co-pet­ro­grafi­ca, effet­tua­ta nel 1992 per un prece­dente restau­ro, ha riv­e­la­to che le mura­ture sono costru­ite per la mag­gior parte da pietre cal­ca­ree con pre­sen­za di tufi, in par­ti­co­lare una pietra locale denom­i­na­ta “pietra mor­ta”, tipi­co mate­ri­ale da costruzione del­la zona, carat­ter­iz­za­to purtrop­po da porosità e lim­i­tate resisten­ze mec­ca­niche, che la ren­dono vul­ner­a­bile rispet­to agli agen­ti esterni. Le pietre che for­mano le cor­ni­ci delle finestre pre­sen­ta­vano fenomeni di ero­sione super­fi­ciale e deposi­ti di pol­vere. Il cam­panile è cos­ti­tu­ito nel­la sua parte ter­mi­nale da dolo­mia a vista, una pietra resistente e in buone con­dizioni di con­ser­vazione. L’u­mid­ità rap­p­re­sen­ta la causa più seria del cat­ti­vo sta­to di con­ser­vazione in cui ver­sa­va l’ed­i­fi­cio: le mura­ture era­no inter­es­sate da un degra­do dif­fu­so a causa del­l’as­sor­bi­men­to di acqua dal sot­to­suo­lo e per la piog­gia, con l’in­tona­co sfoglia­to e stac­ca­to fino ad un’al­tez­za di cir­ca un metro. Anche nel­la fas­cia alta delle pareti, attigua ai cor­ni­cioni, e in alcu­ni pun­ti adi­a­cen­ti a plu­vi­ali e canali di gron­da si ril­e­va­vano super­fi­ci com­pro­messe da infil­trazioni, con pre­sen­za di mac­chie di muffe. Si sono poi evi­den­zi­ate alcune caren­ze sig­ni­fica­tive per quan­to attiene alle coperture.

I muri perime­trali, causa le cat­tive con­dizioni dovute all’u­mid­ità, han­no richiesto il rifaci­men­to totale del­l’in­tona­co (che è sta­to real­iz­za­to con mal­ta di calce idrauli­ca e gras­sel­lo di calce, e fini­tu­ra con polveri di mar­mo). Il risana­men­to del­lo zoc­co­lo perime­trale del­l’ed­i­fi­cio è sta­to effet­tua­to con l’ap­pli­cazione di un deu­mid­i­f­i­cante. Per favorire l’aer­azione delle mura­ture inter­rate ed evitare che si ripetano prob­le­mi legati all’u­mid­ità, lun­go il lato nord del­l’ed­i­fi­cio è sta­to real­iz­za­to un cave­dio di aer­azione, e per i restanti muri un’­opera di drenag­gio. Per entrambe le soluzioni, dal­l’ester­no è vis­i­bile solo una stret­ta fas­cia di pietrisco.

Sono sta­ti restau­rati anche la lapi­de com­mem­o­ra­ti­va ded­i­ca­ta a Giuseppe Craf­fonara, la fontanel­la in pietra sul lato sud, le due lapi­di sul muro ovest (in ricor­do dei sette Cadu­ti dei Cor­pi Franchi del­la colon­na Longhena del 1948 e degli Alpi­ni cadu­ti e dis­per­si), e il cip­po in pietra a tes­ti­mo­ni­an­za del vec­chio cimitero.

Il vialet­to pedonale e il sagra­to all’in­gres­so del­la chieset­ta, pri­ma ster­rati, sono sta­ti pavi­men­tati con una microfi­bra a “effet­to ghi­aino”; una fas­cia perime­trale all’ed­i­fi­cio per una larghez­za di 35 cen­timetri è sta­ta pavi­men­ta­ta con pietrisco.

Nuo­vo anche l’impianto di illu­mi­nazione, con lam­pi­onci­ni a led lun­go i cam­mi­na­men­ti, faret­ti ori­entabili (anch’es­si a led) per le fac­ciate, faret­ti per l’in­ter­no (due a parete ori­en­tati ver­so l’ab­side e uno sul sof­fit­to), e un faret­to ori­entabile per la cel­la campanaria.

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