Il nodo dell’ospedale. La spaccatura sull’ipotesi-Roè potrebbe «salvare» Salò e Fasano. Faustini rilancia, Elena avverte: il caso diventa politico

Sindaci divisi, chiusure in forse

18/09/2003 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

E’ des­ti­na­ta a ritornare in dis­cus­sione, e forse a subire uno slit­ta­men­to, la chiusura del­l’ospedale di Salò (pazi­en­ti des­ti­nati a Vil­la Bar­bara­no o Vil­la Gem­ma) e del San­ta Coro­na di Fasano (trasfer­i­men­to a Gus­sa­go). Quest’ultimo, che dipende da Bres­cia, sarà al cen­tro di un tavo­lo di con­fron­to, pro­mosso dal Diret­tore gen­erale del­l’Asl, Carme­lo Scar­cel­la, che potrebbe allargar­si anche al futuro di Salò. Ma del­la san­ità altog­a­rde­sana si occu­perà lo stes­so asses­sore regionale, Car­lo Bor­sani, atte­so nelle prossime set­ti­mane sul lago. Il brac­cio di fer­ro sulle due ipote­si — costru­ire un nuo­vo ospedale a Roé (con 29 mil­ioni del­la Regione e la ces­sione di Salò e Gavar­do) o usare gli stes­si sol­di per inter­venire su Gavar­do, poten­zian­do nel con­tem­po i pre­si­di di Gargnano e Noz­za — ha dunque gen­er­a­to nuove pos­si­bili soluzioni che, almeno per ora, potreb­bero garan­tire la soprav­viven­za di Salò e Fasano. Chi­ud­ere alcu­ni pre­si­di solo quan­do saran­no oper­a­tivi quel­li poten­ziati di Gavar­do, Gargnano e Noz­za: ques­ta è la posizione inf­lessibile di quat­tro sin­daci del Gar­da: Pao­lo Ele­na (Toscolano Mader­no), Mar­cel­lo Fes­ta (Gargnano), Man­lio Bon­in­con­tri (Tig­nale) e San­dro Baz­zani (Gar­done Riv­iera) che nel­l’in­con­tro avu­to in Comu­nità mon­tana l’al­tro ieri han­no boc­cia­to la mozione pro­pos­ta dal pres­i­dente del­la Comu­nità, Bruno Faus­ti­ni. Con Faus­ti­ni si sono schierati Ange­lo Andreoli (Valvesti­no), Diego Ardigò (Tremo­sine) e (Salò). Astenu­ti Bat­tista Mar­tinel­li i (Limone) ed Ermes Ven­turi­ni (Mag­a­sa). Subito dopo è sta­to approva­to il pro­to­col­lo pre­dis­pos­to dal Diret­tore del­l’Azien­da ospedaliera di Desen­zano, Mau­ro Borel­li: quat­tro a favore (Tig­nale, Gargnano, Toscolano, Gar­done), tre con­trari (Salò, Valvesti­no e Tremo­sine), anco­ra astenu­ti Limone e Mag­a­sa. I sin­daci altog­a­rde­sani han­no sposato, dunque, la pro­pos­ta-Borel­li, anzi, si sono spin­ti più in là: non solo han­no boc­cia­to l’ipote­si di un ospedale nuo­vo a Roè, ma han­no roves­ci­a­to l’or­dine degli inter­ven­ti. Bisogn­erà iniziare a lavo­rare — sosten­gono i quat­tro — sulle strut­ture di Gargnano e di Noz­za, uti­liz­zan­do i sol­di mes­si sul tavo­lo dal­la Regione. Con la parte rima­nente dei quat­tri­ni si pro­ced­erà all’am­pli­a­men­to del­l’ospedale di Gavar­do. Respinte sen­za appel­lo alcune obiezioni. I 29 mil­ioni potreb­bero sparire o diminuire? «E’ ter­ror­is­mo puro, i sol­di si per­dono se non si seguono le pratiche». La Valsab­bia guadagna tut­to e il Gar­da res­ta con un pug­no di mosche? «Scioc­chezze: vec­chio o nuo­vo che sia l’ospedale, la col­lo­cazione è comunque a ridos­so del lago». Chiedere il poten­zi­a­men­to di alcune strut­ture men­tre la Regione ne sta taglian­do altre? «La geografia del ter­ri­to­rio dovrà pur con­tare qual­cosa». Il con­cet­to, rib­a­di­to a più riprese dai quat­tro sin­daci, che han­no dato man forte ai col­leghi valsab­bi­ni nel sostenere Borel­li, è che «per la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria locale siamo d’ac­cor­do in trenta sul­la stes­sa scelta, con coe­sione trasver­sale ai vari schiera­men­ti politi­ci. Ma pre­cisi­amo che, men­tre si atten­dono i poten­zi­a­men­ti, le strut­ture esisten­ti devono restare oper­a­tive, a par­tire dal San­ta Coro­na e di Salò, ripo­sizio­nan­do la riabil­i­tazione». La spac­catu­ra tra i sin­daci e il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana potrebbe avere con­seguen­ze. Faus­ti­ni non fa mar­cia indi­etro: «Bisogna tentare con l’ospedale nuo­vo e, solo se è dimostra­ta l’in­suf­fi­cien­za dei sol­di, si cercher­an­no rip­ieghi. I 29 mil­ioni stanziati dal­la Regione sono l’e­si­to di un lun­go lavoro svolto dal sot­to­scrit­to e da Cipani. Molti, che oggi si strac­ciano le vesti, non si era­no mai mossi: inter­ven­gono solo oggi, che i sol­di ci sono». Faus­ti­ni ammette «una pro­fon­da spac­catu­ra in Comu­nità mon­tana». Le con­seguen­ze saran­no da ver­i­fi­care. Sul­l’ar­go­men­to, non va per il sot­tile Pao­lo Ele­na: «L’assem­blea del­la Comu­nità deve ricor­dar­si che non è un super-comune ma un ente deriva­to i cui rap­p­re­sen­tan­ti sono sta­ti inviati dai con­sigli comu­nali a liv­el­lo fidu­cia­rio. Quin­di pos­sono essere revo­cati. Noi ave­va­mo invi­ta­to Faus­ti­ni a non votare sul­la sua mozione: non bisog­na­va spac­care la mag­gio­ran­za in questo modo».

Parole chiave: