Il problema è l’orario: «Si fa tardi e al mattino presto c’è il municipio...»

Sindaco pianista sulle note di Lucio Battisti

25/04/2004 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

La foto con Mau­r­izio Van­del­li ce l’ha in mostra alle spalle del­la poltrona, in munici­pio. Ma non per ricor­dare il suc­ces­so del con­cer­to che l’ex leader dell’Equipe 84 tenne la scor­sa estate sul lun­go­la­go. Per Davide Bendinel­li, gio­vane sin­da­co di Gar­da e asses­sore provin­ciale al Tur­is­mo, quel­lo scat­to sig­nifi­ca essere sta­to accan­to a uno dei suoi miti. Per­ché lui è appas­sion­a­to di musi­ca leg­gera. E le suona anche, le can­zonette. Finché non ave­va incar­ichi pub­bli­ci nel suo paese, la sera can­ta­va nei piano bar di Gar­da. Da quan­do però s’è mes­so la fas­cia tri­col­ore s’è trasfer­i­to nei night di Verona: il ven­erdì e il saba­to notte lo si può ascoltare al Madon­na Verona, noto locale del­la cit­tà vec­chia poco lon­tano dai Palazzi Scaligeri nei quali ha l’ufficio di ammin­is­tra­tore del­la Provin­cia, eppure defi­la­to quel che bas­ta per non sus­citare clam­ore. Ma poi i col­leghi finis­cono per far­si coin­vol­gere, e allo­ra ad ascoltar­lo ci sono pas­sati un po’ tut­ti, dai più trasgres­sivi, come l’assessore alla Gilber­to Poz­zani, agli insospet­ta­bili, come il pres­i­dente Alear­do Mer­lin, il suo vice Anto­nio Pas­torel­lo e perfi­no l’assessore alla Cul­tura Adi­maro Moret­ti degli Adi­mari. C’è chi ha vis­to anche il vicepres­i­dente del Con­siglio regionale Ange­lo Fior­in. «Be’, sì, la musi­ca è una grande pas­sione. Si fa fat­i­ca a star lon­tani dal piano e dal micro­fono», ammette Bendinel­li, il più musi­cofi­lo dei politi­ci verone­si. A suonare ha com­in­ci­a­to che ave­va appe­na sette anni. Anda­va alla scuo­la di musi­ca che c’era allo­ra a Gar­da, inti­to­la­ta al con­te Car­lo degli Alber­ti­ni e diret­ta da Giusy Rossi, la moglie del suo attuale vicesin­da­co. «Però», ammette «lo stu­dio del pianoforte non l’ho pre­so seri­amente. Anzi, un po’ mi infas­tidi­va, per­ché i miei ami­ci anda­vano a gio­care a pal­lone, e io dove­vo rin­un­cia­re per fare eser­cizio». Dopo un quadri­en­nio la deci­sione: bas­ta solfeg­gio. Solo attorno ai diciott’anni ecco riaf­fio­rare la ten­tazione. «Ho ripreso da solo. Man mano che sen­ti­vo can­zoni che mi dice­vano qual­cosa, le impar­a­vo». Ven­nero anche i pri­mi ingag­gi, che per uno stu­dente era­no impor­tan­ti: garan­ti­vano l’indipendenza. Dal 1996 il Can e Gato, dal 1999 il Calvin’s, due locali di Gar­da. Poi le elezioni, e addio ser­ate. «Per for­tu­na», rac­con­ta Davide Bendinel­li, «ho incon­tra­to Luisa e gli altri ami­ci del Madon­na Verona. Ci sono anda­to una sera e ho suon­ic­chi­a­to una can­zone. Mi han­no chiesto se pote­vo sos­ti­tuire il pianista il giorno dopo e ho accetta­to, gius­to per diver­tir­mi. Non ho più smes­so: adesso sono due anni che pas­so lì i fine set­ti­mana». Di can­zoni, Bendinel­li ne ha in reper­to­rio qualche centi­naio. Le sue preferite sono «My way» di Frank Sina­tra e un bra­no semi­sconosci­u­to di Edoar­do Vianel­lo, «O mio Sig­nore». «La pri­ma è un cap­ola­voro, l’altra mi piace per­ché la sen­to molto mia», spie­ga il sin­da­co pianista. Nel­la top 10 del­la sua per­son­ale hit parade ci sono anche «Luci a San Siro» di Rober­to Vec­chioni, «L’ora dell’amore» dei Cama­le­on­ti, «Gli occhi bel­li dell’amore» di Rena­to dei Pro­feti, «Anche per te» di Lucio Bat­tisti, «Boc­ca di Rosa» di Frabrizio De Andrè: molti anni Ses­san­ta-Set­tan­ta, insom­ma, ed è curioso, per uno che quan­do usci­vano quelle can­zoni non era forse neanche nato, oppure al mas­si­mo era sul passeg­gi­no. «Bat­tisti ed Elton John», dice, «in asso­lu­to cre­do siano gli artisti che inter­pre­to di più. Elton John sono anda­to a ved­er­lo in dicem­bre a : è stra­or­di­nario. Ma amo molto anche Pao­lo Con­te». Il prob­le­ma è trovare il tem­po di allenar­si sulle tastiere. «Tante volte», con­fes­sa, «mi tro­vo a trascri­vere in fret­ta un pez­zo che ho sen­ti­to alla radio, e poi lo suono la sera. Non ho gli spar­ti­ti di tut­ti i brani che inter­pre­to». L’altro lim­ite è l’orario. Si com­in­cia alle dieci e mez­za di sera, si finisce ver­so le due, si va a let­to che sono le tre pas­sate: vita da not­tam­bu­lo, e la mat­ti­na c’è il munici­pio che aspet­ta, o il con­veg­no, o la riu­nione di par­ti­to. Ma lui la prende con filosofia: «Che volete, è una pas­sione. Così la fat­i­ca pesa meno…».

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