La chiesa di S. Pietro in Mavinas finalmente riaperta al pubblico

Sirmione ritrova il suo gioiello longobardo

29/05/2014 in Attualità
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Di Luigi Del Pozzo

San Pietro in Mav­inas final­mente è sta­ta ria­per­ta al pub­bli­co. Dopo qua­si nove anni è sta­ta resti­tui­ta ai Sirmione­si e ai tan­tis­si­mi ospi­ti che la ven­gono a vis­itare. All’even­to inau­gu­rale era­no pre­sen­ti:  , Asses­sore Tur­is­mo e Cul­tura Provin­cia di Bres­cia; Mons. Eveli­no Dal Bon, Par­ro­co di Sirmione; Alessan­dro Mat­tin­zoli, Sin­da­co di Sirmione; l’Arch. Anna Rai­mon­di, Diret­tore dei lavori di recu­pero; il Dott. Alber­to Crosato, Soprint­en­den­za dei beni arche­o­logi­ci del­la Lom­bar­dia. 

Il restau­ro è sta­to rad­i­cale e ha toc­ca­to il tet­to, la pavi­men­tazione, il riscal­da­men­to e la mes­sa in luce del­l’area pres­bit­erale del­la chiesa prece­dente del V sec­o­lo. Gra­zie dunque a tut­ti col­oro che in un modo o nel­l’al­tro han­no col­lab­o­ra­to alla sua realizzazione.“Con queste parole, Mons. Eveli­no Dal Bon, par­ro­co di Sirmione, apre la cer­i­mo­nia di inau­gu­razione del­la chiesa, a con­clu­sione dei lavori finanziati da Arcus, Soci­età cos­ti­tui­ta dal Min­istro per i Beni e le Attiv­ità Cul­tur­ali per lo svilup­po del­l’arte, del­la cul­tura e del­lo spet­ta­co­lo. I restau­ri si col­lo­cano all’in­ter­no del prog­et­to Lan­go­b­ar­dia fer­til­is che ha lo scopo di indi­vid­uare, recu­per­are e val­oriz­zare le tes­ti­mo­ni­anze storiche, arche­o­logiche, architet­toniche e artis­tiche rel­a­tive alla pre­sen­za dei in area bres­ciana. Per tute­lare il cosid­det­to “dis­tret­to dei ” — cioè l’area che com­prende la pia­nu­ra, il pede­monte e le zone merid­ion­ali delle val­li bres­ciane – Arcus ha stanzi­a­to infat­ti un con­trib­u­to di 300.000 euro, di cui 200 sono sta­ti imp­ie­gati per la cop­er­tu­ra e val­oriz­zazione degli scavi di San Pietro.

La rinasci­ta di un gioiel­lo come S. Pietro in Mav­inas cos­ti­tu­isce una grande oppor­tu­nità per tut­to il ter­ri­to­rio, e accende i riflet­tori sul­la nos­tra ric­chissi­ma sto­ria comune. — affer­ma Sil­via Razzi, Asses­sore al tur­is­mo e alla cul­tura del­la Provin­cia di Bres­cia, nel cor­so del­l’in­au­gu­razione – Ques­ta sto­ria rap­p­re­sen­ta per noi oggi un pat­ri­mo­nio insos­ti­tu­ibile, sul quale dob­bi­amo puntare nel­l’ac­cogliere i vis­i­ta­tori che, sem­pre più numerosi, si affac­ciano a sco­prire le bellezze dei nos­tri luoghi. Dal­la nos­tra capac­ità di inter­cettar­li, costru­en­do dei per­cor­si attrat­tivi come quel­lo di Lan­go­b­ar­dia Fer­til­is, che inviti­no il tur­ista a fer­mar­si e a tornare, per godere delle nos­tre ric­chezze, dipende il futuro del tur­is­mo del­la provin­cia.”

Sod­dis­fat­ta e orgogliosa anche l’Ar­chitet­to Rai­mon­di, che ha diret­to i lavori: “Con la fine di questo cantiere si con­clude una fase impor­tante del nos­tro con­trib­u­to (Stu­dio Feif­fer & Rai­mon­di) inizia­to esat­ta­mente dieci anni fa pres­so la chiesa di San Pietro in Mavi­no. Se da un lato gli impor­tan­ti ritrova­men­ti arche­o­logi­ci han­no ral­len­ta­to i lavori di con­ser­vazione pre­visti —  per i quali abbi­amo inizia­to la nos­tra col­lab­o­razione – dal­l’al­tro han­no di sicuro appor­ta­to fon­da­men­tali tes­ti­mo­ni­anze del­la com­p­lessità e del­la strat­i­fi­cazione del­la cul­tura di questo ter­ri­to­rio. Il prog­et­to iniziale si è quin­di mod­i­fi­ca­to, per cer­care di coni­u­gare le esi­gen­ze del­la litur­gia con la pre­sen­za dei reper­ti arche­o­logi­ci e vis­i­bili nel­la zona absi­dale. Le numerose tombe pre­sen­ti invece nel­la nava­ta e all’esterno del­la chiesa sono state occluse, ma, gra­zie al con­trib­u­to del­la Par­roc­chia di S. Maria del­la Neve, è sta­to pos­si­bile effet­tuare un rilie­vo tridi­men­sion­ale laser scan­ner che ha fis­sato nel­lo spazio le geome­trie dei ritrova­men­ti e che in un futuro, spe­ri­amo prossi­mo, potran­no essere uti­liz­zate per divul­gare quan­to non più vis­i­bile.

LA CHIESA DI SAN PIETRO IN MAVINAS

San Pietro è la chiesa più anti­ca di Sirmione, ed è da sem­pre estrema­mente cara ai suoi abi­tan­ti. Ma non solo: ogni anno moltissi­mi vis­i­ta­tori ven­gono da tut­ta Italia per ammi­rarne la bellez­za. Siamo dunque lieti che questi restau­ri ci per­me­t­tano di ren­der­la un luo­go sem­pre più accogliente.”

            Mons. Eveli­no Dal Bon (Par­ro­co di Sirmione) 

La chiesa

San Pietro in Mav­inas di Sirmione è uno dei pochissi­mi edi­fi­ci super­sti­ti risalen­ti a pri­ma dell’anno Mille nelle dio­ce­si di Bres­cia e Verona. La sua esisten­za è tes­ti­mo­ni­a­ta da alcu­ni doc­u­men­ti risalen­ti all’VIII sec­o­lo, che col­lo­cano la sua edi­fi­cazione in età lon­go­b­ar­da. Essa sorge sul­la som­mità del­la col­li­na di Mavi­no.

Risale al XI sec. invece il cam­panile a base trape­zoidale addos­sato sul lato merid­ionale dell’edificio. Le super­fi­ci dec­o­rate all’interno del­la chiesa, invece, sareb­bero state real­iz­zate in epoca suc­ces­si­va alla sua edi­fi­cazione (XIV sec­o­lo cir­ca). Quel­lo che res­ta di questo stra­or­di­nario ciclo pit­tori­co è dis­tribuito su tutte le pareti, ma il nucleo prin­ci­pale e più inte­gro di esso è con­cen­tra­to nel­la zona absi­dale del­la chiesa.

I restauri

Il prog­et­to di con­ser­vazione e con­sol­i­da­men­to del­la chiesa, avvi­a­to nel 2004 dal­lo Stu­dio Feif­fer & Rai­mon­di (arch. Anna Rai­mon­di), deri­va dal­la neces­sità di bloc­care le infil­trazioni di acqua mete­or­i­ca prove­ni­en­ti dal­la cop­er­tu­ra. Il prog­et­to prevede­va non solo la con­ser­vazione e il con­sol­i­da­men­to delle strut­ture e degli affres­chi, ma anche l’adeguamento tec­no­logi­co e in par­ti­co­lare l’in­tro­duzione di un sis­tema di riscal­da­men­to a pavi­men­to.

In virtù del­la neces­sità di oper­are sot­to la pavi­men­tazione esistente, a segui­to di alcu­ni sag­gi cam­pi­one, tra il 2005 e il 2008, si è svol­ta una dif­fusa cam­pagna di sca­vo arche­o­logi­co sia all’interno che lun­go il perimetro del­la chiesa. Gli scavi han­no mes­so in luce una serie di tombe (cir­ca 200) nonché il sed­ime di prece­den­ti tes­ti­mo­ni­anze architet­toniche da ascriver­si alla tar­da età lon­go­b­ar­da.

Tra il 2010 e il 2011, dopo una bat­tuta d’ar­resto dei lavori dovu­ta ai costi degli scavi, S. Pietro in Mav­inas si can­di­da all’interno del Prog­et­to Lon­go­b­ar­dia Fer­til­is di Arcus.

Nel 2012, la Dio­ce­si di Verona e la Soprint­en­den­za BBAA autor­iz­zano il prog­et­to di restau­ro pre­sen­ta­to dal­lo Stu­dio Feif­fer & Rai­mon­di, che riguar­da la val­oriz­zazione degli scavi arche­o­logi­ci nel rispet­to del­la fun­zione litur­gi­ca tut­to­ra pre­sente.

Il finanzi­a­men­to stanzi­a­to da Arcus è ded­i­ca­to alle opere di restau­ro e val­oriz­zazione delle tes­ti­mo­ni­anze arche­o­logiche da man­tenere a vista.

La pri­ma fase di restau­ro del­la cop­er­tu­ra e di con­ser­vazione delle tes­ti­mo­ni­anze arche­o­logiche si svolge tra feb­braio e novem­bre 2012.

Nell’ottobre 2013, viene effet­tua­to il rilie­vo laser scan­ner degli impor­tan­ti ritrova­men­ti all’interno del­la Chiesa che per­me­t­tono di doc­u­mentare sci­en­tifi­ca­mente i reper­ti.

A novem­bre 2013 ripren­dono i lavori di cop­er­tu­ra e val­oriz­zazione di parte degli scavi arche­o­logi­ci interni, che ter­mi­nano in dicem­bre.

I lavori di com­ple­ta­men­to interni, cos­ti­tu­iti dal­la nuo­va pavi­men­tazione e rel­a­ti­vo riscal­da­men­to a pavi­men­to ver­ran­no invece svolti diret­ta­mente dal­la par­roc­chia stante le disponi­bil­ità finanziarie.

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