Quattro voci parlano di una Riva tutto sommato tollerante, dove però resta molto difficile trovare un alloggio in affitto

«Situazione accettabile, ma la casa è un miraggio»

01/02/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Paolo Tagliente

Parole, parole, parole” recita­va una cele­ber­ri­ma can­zone di Mina: sul razz­is­mo, sul­l’in­toller­an­za e sul­la con­viven­za — spes­so dif­fi­cile — tra ital­iani ed extra­co­mu­ni­tari s’è det­to prati­ca­mente tut­to. Ma qui da noi che aria si res­pi­ra? Quali sono i rap­por­ti tra gli stranieri (con quel­li prove­ni­en­ti da pae­si in via di svilup­po, ovvio, per­ché vol­er bene ad un ric­co è fin trop­po facile) e la popo­lazione di una zona che basa la pro­pria econo­mia qua­si total­mente sul tur­is­mo e che, per questo, deve molto alle centi­na­ia di extra­co­mu­ni­tari sta­gion­ali? Algeri­ni, tunisi­ni, maroc­chi­ni e albane­si non han­no avu­to alcu­na dif­fi­coltà a par­lare con noi, ma alcu­ni di loro, per vari motivi, han­no prefer­i­to non esporsi in pri­ma per­sona. Parec­chi, fra col­oro che han­no opta­to per l’anon­i­ma­to, pur non par­lan­do esplici­ta­mente di razz­is­mo, non negano di aver trova­to — e di trovare tut­to­ra — mol­ta dif­fi­den­za e parec­chie dif­fi­coltà, soprat­tut­to nel trovare un alloggio.«Per quan­to mi riguar­da — spie­ga Mustapha El Bara­ka, 40 anni, marocchi­no di Mar­rakech — non ho alcun moti­vo per lamen­tar­mi. Abito a Riva da ormai 13 anni, sono sposato, ho due figli e non ho mai avu­to alcun sen­tore di razz­is­mo nei miei con­fron­ti. Nel pri­mo peri­o­do dopo il mio arri­vo in Italia, ho lavo­ra­to pres­so un pan­i­fi­cio e ora, invece, ormai da parec­chi anni, sono occu­pa­to pres­so la Seghe­ria Brac­chi di Tiarno di Sopra. Qui mi tro­vo bene, insom­ma, e oggi pos­so dire d’a­vere più ami­ci ital­iani che marocchini».Quasi d’el­o­gio, per i rivani, le parole che arrivano da Mustapha, 34enne ven­di­tore ambu­lante sene­galese, notis­si­mo in cit­tà. «Lavoro in zona ormai da 12–13 anni — spie­ga — e qui non ho mai avu­to alcun prob­le­ma. La gente è cor­diale e non mi sono mai imbat­tuto in atteggia­men­ti razz­isti. Ben diver­sa, invece, la situ­azione in Val di Ledro, in par­ti­co­lar modo a Bezzec­ca, dove non ho collezion­a­to belle esperienze».Positive anche le con­sid­er­azioni del 34enne Fat­mir Hox­ha che abi­ta a Pietra­mu­ra­ta, è albanese e lavo­ra in zona ormai da sette anni. «I pri­mi tre anni di sog­giorno — spie­ga Fat­mir, impeg­na­to sul cantiere del ris­torante Leon d’Oro in Via Fiume, in un incred­i­bile ita­lo-trenti­no — sono sta­to sfrut­ta­to come un mulo e, alla fine, ho dovu­to com­bat­tere non poco, con­tro una per­sona che cre­de­vo ami­ca, per avere ciò che mi spet­ta­va. Ma non pos­so cer­to gen­er­al­iz­zare e ora mi tro­vo davvero bene: ho la mia famiglia, altri tre fratel­li lavo­ra­no in zona e non abbi­amo mai avu­to alcun problema».«La cosa più dif­fi­cile è sta­to trovare un allog­gio — con­fer­ma Boufoun Rafik, algeri­no a Riva da quat­tro anni — ma per il resto non mi tro­vo male. Ho un lavoro, una casa e non mi lamento».Sul prob­le­ma “razz­is­mo”, dopo quan­to accadu­to a Tren­to, abbi­amo sen­ti­to anche Mau­r­izio Bres­san, tito­lare del Bar Maroni, fre­quen­tatis­si­mo dagli extra­co­mu­ni­tari rivani. «Per me — com­men­ta — tut­ti i cli­en­ti sono uguali. È vero, a volte, c’è chi non è arma­to delle migliori inten­zioni, ma chi fa il nos­tro lavoro deve avere una cer­ta sen­si­bil­ità e, fino ad ora, con le parole giuste, abbi­amo risolto le situ­azioni più “calde”».