L’obbiettivo è prevenire il tumore della pelle

Sole, ma a piccole dosi è il consiglio dei medici

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Estate, tem­po di tintarel­la. Ma pren­dere il sole com­por­ta anche dei rischi, quan­do non si rispet­tano le norme di buon sen­so che invi­tano ad espo­sizioni mod­er­ate. Se ne è par­la­to in un recente incon­tro a Lona­to, ded­i­ca­to alla pre­ven­zione delle malat­tie tumorali, orga­niz­za­to dal­l’As­so­ci­azione Garde­sana Stu­dio e Pre­ven­zione Tumori con il patrocinio del Comune. Ospi­ti alcu­ni medici dell’ospedale di Desen­zano: il gas­troen­terol­o­go Wal­ter Piubel­lo, la gine­colo­ga Fioren­za Cartel­là, il chirur­go Michele Astu­ni e il medico Gen­e­sio Salvi­ni. Pre­ven­zione è salute, quin­di. Quel­la pri­maria, inte­sa come l’adozione di un com­por­ta­men­to capace di scon­giu­rare la com­parsa di malat­tie tumorali, e quel­la sec­on­daria, ossia la for­ma di diag­nosi che se pre­coce, è in gra­do di diminuire in modo con­sid­erev­ole la per­centuale di mor­tal­ità. Argo­men­to quan­to mai attuale, soprat­tut­to con l’avvic­i­nar­si di una sta­gione, quel­la esti­va, il cui forte invi­to a pren­dere il sole può degener­are molto spes­so in espo­sizioni scon­sid­er­ate e di con­seguen­za avere effet­ti irri­me­di­a­bili. «L’in­sorg­ere del melanoma — affer­ma il dot­tor Salvi­ni — che è la più grave for­mazione tumorale del­la pelle, dipende da diver­si fat­tori: il fototipo del sogget­to, la famil­iar­ità, cioè se si sono ver­i­fi­cati prece­den­ti sim­ili in famiglia, e la pre­sen­za di nei con­gen­i­ti o acquisi­ti». E’ soprat­tut­to su quei ulti­mi, oltre all’at­ten­zione nei con­fron­ti di una respon­s­abile espo­sizione, che l’in­di­vid­uo può attuare una per­son­ale pre­ven­zione del melanoma: ver­i­f­i­can­done con fre­quen­za le con­dizioni. «A tale scopo — dice il pri­mario del repar­to di der­ma­tolo­gia del­l’Ospedale Civile di Bres­cia, Pier­gior­gio Calzavara — può essere molto impor­tante seguire il meto­do delle cinque prove semeio­logiche, più comune­mente conosci­u­to con il nome di meto­do dell’Abcde». A sta per asim­me­tria: se il neo è asim­met­ri­co, cioè se ha le due metà non esat­ta­mente sovrap­poni­bili, allo­ra è meglio far­lo con­trol­lare da uno spe­cial­ista. B sta per bor­di: è nec­es­sario che i bor­di del neo pre­senti­no una cer­ta rego­lar­ità nel dis­eg­no. Pre­oc­cu­pan­ti sareb­bero bor­di con rien­tranze e propag­gi­ni. C, sta per col­ore: il neo, per essere sano, deve pre­sentare un col­ore omo­ge­neo. Con­trari­a­mente, deve essere sot­to­pos­to a con­trol­lo medico. D, sta per dimen­sione: un neo che supera un cer­to diametro può essere sospet­to. Ed infine E, che sta per evoluzione ed età: deve pre­oc­cu­pare un neo che nel tem­po ha muta­to le sue carat­ter­is­tiche di col­ore e dimen­sioni». Non è tut­to. Oltre alle cause respon­s­abili del­l’in­sorg­ere dei melano­mi citate da Salvi­ni, se ne è aggiun­ta un’al­tra non meno impor­tante. «Recen­ti stu­di medici — con­tin­ua Calzavara — han­no ril­e­vano che è più a ris­chio di melanoma chi ha subito for­ti scot­tature durante l’in­fanzia e l’ado­lescen­za». Ed è pro­prio per questo moti­vo, per infor­mare i bam­bi­ni e soprat­tut­to i loro gen­i­tori sulle con­seguen­za che pos­sono avere lunghe ed irre­spon­s­abili espo­sizioni solari, che il repar­to di der­ma­tolo­gia del­l’Ospedale Civile di Bres­cia ha recen­te­mente pro­mosso l’inizia­ti­va «Sole sì, sole no», una cam­pagna infor­ma­ti­va per divul­gare tutte le conoscen­ze mediche che si han­no sui tumori del­la pelle, capace di for­mare i cit­ta­di­ni all’e­d­u­cazione alla pre­ven­zione fin dal­la gio­vane età. Quali con­sigli, quin­di, per la tintarel­la? Non esporsi al sole nelle ore più calde e met­tere creme solari ad alto fil­tro solare. Ma ciò non bas­ta, vis­to che ogni anno in Italia ci sono 6000 nuovi casi di melanoma, e, come affer­mano le più recen­ti indagi­ni mediche, dal 2001 un neona­to su 75 svilup­perà il tumore del­la pelle. «Il melanoma — spie­ga Calzavara — può essere provo­ca­to da diverse cause. Ma indub­bi­a­mente uno dei fat­tori di ris­chio è il dan­no provo­ca­to dai rag­gi Uva e Uvb, che nel­la mag­gior parte dei casi, rico­prono un ruo­lo patogeno davvero ril­e­vante». «Evitare le ore più calde e uti­liz­zare costan­te­mente buone creme solari che pro­teggano sia dagli Uva che dagli Uvb — con­clude Calzavara — più che i soli­ti con­sigli estivi rap­p­re­sen­tano un com­por­ta­men­to ragionev­ole di chi vuole abbron­zarsi in tut­ta tranquillità».