I volontari di «Una mano per la vita» costretti ad affrontare intoppi e vari impedimenti. Dalle multe per intralcio alla circolazione ai danni causati da vandali

Solidarietà tra mille problemi

14/09/2004 in Attualità
A Salò
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Tre le ambu­lanze a dis­po­sizione, ma trop­pi i bas­toni tra le…ruote. L’As­so­ci­azione «Una mano per la vita» (pres­i­dente Manuela Amon­ti, seg­re­tario Andrea Baruzzi), iscrit­ta negli elenchi del­la e del­l’Asl di Bres­cia, ha la sede a Salò, in via Gas­paro, un dis­tac­ca­men­to a Mon­tirone e uno di prossi­ma aper­tu­ra ad Azzano Mel­la. I volon­tari sono una deci­na, tut­ti diplo­mati e con patenti­no K, rilas­ci­a­to dal­l’uf­fi­cio provin­ciale del­la Motor­iz­zazione civile. Non effet­tuano trasporti di emer­gen­za, nel­la rete del 118, ma viag­gi pro­gram­mati, per dial­iz­za­ti, ammalati ter­mi­nali, pazi­en­ti che han­no bisog­no di vis­ite ambu­la­to­ri­ali. «In questo momen­to, tan­to per fare un esem­pio, seguiamo sta­bil­mente 23 per­sone — spie­gano Manuela e Andrea -. Abi­tano in diverse local­ità del­la provin­cia tra cui Calvisano, Mon­tirone, Lona­to, Caion­vi­co, Bres­cia cit­tà. Li trasfe­ri­amo per la dial­isi (ognuno, tre volte alla set­ti­mana) negli ospedali di Gavar­do, Mon­tichiari, Desen­zano, al Civile e al Ronchet­ti­no. Il nos­tro pri­mo viag­gio quo­tid­i­ano inizia alle 4.30, l’ul­ti­mo ter­mi­na alle 22. In pas­sato abbi­amo fat­to parte di altre Asso­ci­azioni, come la Croce Verde o il pron­to soc­cor­so del 118. Dal­l’an­no scor­so ci sti­amo ded­i­can­do al nuo­vo grup­po «Una mano per la vita», che è disponi­bile 24 ore su 24. La pri­ma ambu­lan­za l’ab­bi­amo acquis­ta­ta con le cam­biali». Non man­cano, però, i con­trat­tem­pi. «Un giorno i vig­ili di Salò ci han­no mul­ta­to di 33 euro per­chè parcheg­giava­mo in via S. Bernardi­no, stra­da a tran­si­to e sos­ta lim­i­ta­ta — dicono i volon­tari, che pos­sono con­tare su un paio di medici spe­cial­isti -. Final­mente il 23 giug­no è arriva­ta l’au­tor­iz­zazione scrit­ta del sin­da­co a las­cia­re lì il mez­zo. In una notte del­lo scor­so mese di agos­to siamo sta­ti dura­mente bersagliati. I soli­ti ignoti han­no pre­so di mira le autoam­bu­lanze, diven­tate nel frat­tem­po tre: parabrez­za infran­ti, a una sono state tagli­ate tutte le gomme e sot­trat­te le apparec­chia­ture (defib­ril­la­tore, tas­surimetro, mis­ura­tore del­la pres­sione, eccetera). Al mat­ti­no, in atte­sa delle riparazioni, abbi­amo dovu­to chia­mare i taxi per trasportare i pri­mi pazi­en­ti in ospedale». «Non bas­tasse — pros­eguono -, dob­bi­amo scon­trar­ci con­tin­u­a­mente con chi ci vuole male (un anon­i­mo ha sped­i­to un espos­to all’Asl, soste­nen­do che noi effet­tuiamo inter­ven­ti di pron­to soc­cor­so: niente di più fal­so) e con la cat­ti­va volon­tà di alcu­ni inter­locu­tori. Se a Mon­tirone l’ospi­tal­ità è squisi­ta (il nuo­vo sin­da­co, Ser­a­fi­na Ban­dera, una don­na, ci è vici­no, e il comune paga la metà dei costi), a Salò le cose van­no diver­sa­mente. Abbi­amo chiesto uno spazio per orga­niz­zare una fes­ta il 18 e 19 set­tem­bre. Niente. Da qui il nos­tro rifi­u­to a parte­ci­pare a Cen­toAs­so­ci­azioni, la man­i­fes­tazione che si svolge sul lun­go­la­go. Adesso si è aggiun­to un altro intop­po assur­do. Una fun­zionar­ia del dis­tret­to san­i­tario locale ci ha invi­ta­to a trovare un’area recin­ta­ta, chiusa con un can­cel­lo, per parcheg­gia­re la terza autoam­bu­lan­za. Bene. Ci siamo accor­dati con un pri­va­to, pro­pri­etario a Roè di un ampio ter­reno. Il tem­po di sis­temare il mez­zo, e dal dis­tret­to arri­va il con­tror­dine: dovete met­tere l’au­toam­bu­lan­za (che è molto alta) in un garage. Ora dovreb­bero spie­gar­ci per­chè tut­ti, nel­la nos­tra zona, le ten­gono all’aper­to. A Vobarno, ad esem­pio, ce ne sono un paio in stra­da, a fian­co del­la sede dei Volon­tari. Per risol­vere ques­ta ennes­i­ma ques­tione inter­pellere­mo l’Asl di Bres­cia. Spes­so abbi­amo l’im­pres­sione di essere tar­tas­sati. Anche se i ringrazi­a­men­ti degli ammalati e dei loro famil­iari ci aiu­tano a tirare avanti».

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