È sempre valida l’ordinanza che vieta l’ancoraggio delle barche la pratica della pesca e l’attività subacquea tra Pal del Vo’ e Sirmione. Nessuno sa dove si trovano le bombe sganciate nel lago di Garda da aerei americani, due le zone di ricerca

Sono acque ancora proibite

Di Luca Delpozzo
Gerardo Musarca

Che fine han­no fat­to le bombe del Koso­vo, ora sui fon­dali del lago di Gar­da, sgan­ci­ate da un aereo mil­itare F‑15 degli Sta­ti Uni­ti d’Amer­i­ca di ritorno da una mis­sione in Koso­vo? Alla doman­da, nes­suno sa come rispon­dere. Tor­na­ta alla rib­al­ta in questi giorni, gra­zie alle vicende nazion­ali rel­a­tive ai proi­et­tili all’u­ranio impov­er­i­to usati nei Bal­cani ed oggi al cen­tro di polemiche per­ché sospet­tati di causare malat­tie del sangue quali leucemie acute ai mil­i­tari di stan­za in quei luoghi, la doman­da è ora di moda anche sulle boc­che delle popo­lazioni garde­sane. Soprat­tut­to per­ché le accondis­cen­den­ti acque lacus­tri, in qualche recon­di­ta pie­ga dei 370 chilometri qua­drati che le delim­i­tano, oltre ad antichi gale­oni, bombe del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale e pre­sun­ti tesori di Mus­soli­ni, ospi­tano sei «sou­venir» amer­i­cani. E nes­suno fino­ra, almeno in maniera uffi­ciale, ha dato inequiv­o­ca­bili delu­ci­dazioni sul­la pos­si­bil­ità che anche le sei bombe, sgan­ci­ate nel Gar­da il 16 aprile 1999, con­te­nessero uranio impov­er­i­to. Più dif­fi­cile che fare sei al Super­enalot­to poi, rius­cire a sapere il luo­go pre­ciso in cui ven­nero sgan­ci­ate le bombe e il tipo di ordig­no. Qualche mese dopo l’aprile 1999 infat­ti, alcu­ni grup­pi di sub­ac­quei delle ital­iane assieme agli statu­niten­si, cer­carono invano gli ordig­ni sui fon­dali del Gar­da. In un pri­mo tem­po, le ricerche si con­cen­trarono in uno spec­chio d’ac­qua com­pre­so tra Tor­ri, Toscolano Mader­no e Bar­dolino. Poi, si spostarono più a sud, nel­la zona com­pre­sa tra il Pal del Vo’ e Sirmione. E difat­ti, pro­prio lun­go la cos­ta veronese da pun­ta San Vig­ilio fino al ter­ri­to­rio comu­nale di Bar­dolino, l’Is­pet­tora­to di por­to dipen­dente dal­la Regione Vene­to emanò diverse ordi­nanze, l’ul­ti­ma delle quali il 7 otto­bre 1999, con cui veni­va inter­det­ta «qualunque for­ma di attiv­ità sub­ac­quea, di ancor­ag­gio e pesca» in quel­lo spazio, ampio in tut­to svariati chilometri qua­drati. Nep­pure i pesca­tori del­la Coop­er­a­ti­va di Gar­da, soli­ti pescare in quelle floride acque, ven­nero esen­tati dal­l’anatema uffi­ciale e, da quel momen­to, non poterono pros­eguire nel­la loro attiv­ità. Fonti delle Forze del­l’or­dine fan­no ora sapere che nes­suna delle ordi­nanze del 1999 risul­ta anco­ra revo­ca­ta. Cioè quel trat­to di lago, indi­ca­to in una map­pa nau­ti­ca alle­ga­ta all’or­di­nan­za, è anco­ra inter­det­to a qual­si­asi attiv­ità. E quin­di, almeno in teo­ria, nau­ti­ci, polizia lacus­tre e quan­t’al­tri si occu­pano di sicurez­za, tut­t’o­ra dovreb­bero denun­cia­re pesca­tori, tur­isti e chi non ottem­pera all’or­di­nan­za del­l’Is­pet­tora­to di por­to di Verona. Nel 1999, il sin­da­co di Tor­ri Alber­to Vedovel­li, «su istan­za del par­ti­to del­la Rifon­dazione comu­nista», come il pri­mo cit­tadi­no stes­so ha spie­ga­to, ave­va fat­to pro­to­col­lare una «mis­si­va al prefet­to per conoscere lumi in mer­i­to alla vicen­da e notizie più pre­cise». «Mis­si­va che a tut­t’og­gi», con­fer­ma Vedovel­li «è rimas­ta let­tera mor­ta. A cui nes­suno ha rispos­to». Inoltre, il dep­u­ta­to di Allean­za nazionale Alber­to Gior­get­ti, ha recen­te­mente pro­mosso una inter­pel­lan­za par­la­mentare al Con­siglio dei min­istri e al min­istro del­la Dife­sa per conoscere se sia inten­zione del­l’I­talia recu­per­are le bombe e quali inizia­tive urgen­ti siano state attuate per «scon­giu­rare ogni peri­co­lo per l’in­quina­men­to del lago e delle zone lim­itrofe per tute­lare la salute pub­bli­ca». Da ulti­mo, per non creare forse inutili allarmis­mi nelle popo­lazioni garde­sane, va det­to che dalle mis­urazioni dei vig­ili del fuo­co che mon­i­tor­iz­zano peri­odica­mente il liv­el­lo di radioat­tiv­ità anche sulle sponde lacus­tri, non sem­bra­no emerg­ere dati pre­oc­cu­pan­ti, né aumen­ti del­la radioat­tiv­ità (come pure ripor­ta­to, alcu­ni giorni fa, da L’Are­na ). Viene inoltre ritenu­to molto improb­a­bile un inquina­men­to radioat­ti­vo o un ris­chio per le popo­lazioni garde­sane, data la pro­fon­dità delle acque lacus­tri, in cui potreb­bero essere finite le bombe. Ma sapere uffi­cial­mente se gli ordig­ni con­tengano o meno mate­ri­ale inquinante per il lago o noci­vo per le per­sone, e conoscere quali reali prob­a­bil­ità ci siano di recu­per­are queste bombe dal­la tem­po­ranea «dis­car­i­ca» lacus­tre, non pare fuori luo­go. Almeno ai cit­ta­di­ni garde­sani. Ger­ar­do Musura­ca