I resti del V secolo sono venuti alla luce vicino al cimitero di Castelletto: servono subito finanziamenti. Secondo la Soprintendenza è la più importante mai ritrovata in Veneto

Sorpresa: è una villa romana

21/10/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Una anti­ca , tra i più impor­tan­ti ritrova­men­ti arche­o­logi­ci romani del Vene­to, sot­to il cimitero di Castel­let­to di Bren­zone. È ques­ta con­clu­sione a cui è giun­ta la sezione scalig­era del­la Sovrin­ten­den­za per i beni architet­toni­ci del Vene­to, dopo avere effet­tua­to, pochissi­mi giorni fa, un sopral­lu­o­go al cimitero del­la frazione più a sud di Bren­zone. «Pochi mesi fa», ha rac­con­ta­to anco­ra attoni­to per l’importanza del­la scop­er­ta l’assessore ai lavori pub­bli­ci Bren­zone, Davide Benedet­ti, «ave­va­mo inizia­to i lavori di ampli­a­men­to del cimitero del­la frazione per costru­ire ulte­ri­ori cen­to loculi. Un’ oper­azione di poco più di 110 mila euro per fare fronte alle neces­sità del cimitero che avrebbe dovu­to con­clud­er­si in pochi mesi. E invece, all’improvviso, gli operai si sono fer­mati per­ché han­no ritrova­to dei resti di un muro, appar­ente­mente ben con­ser­va­to, che ha cre­ato dub­bi sul­la pos­si­bile epoca di costruzione». E così il gio­vane asses­sore, dopo avere effet­tua­to un pri­mo sopral­lu­o­go assieme al sin­da­co, Gia­co­mo Simonel­li, ha deciso di inter­pel­lare la Sovrin­ten­den­za di Verona per un parere. Il dub­bio e il sospet­to che quel muro potesse essere anti­co si sono trasfor­mati in piena certez­za. Non solo. La Sovrin­ten­den­za, a quel pun­to, ha bloc­ca­to i lavori di ampli­a­men­to del cimitero ed ha fat­to pros­eguire le oper­azioni ad una dit­ta spe­cial­iz­za­ta, la Soci­età arche­o­log­i­ca padana che, con l’aiuto degli esca­v­a­tori, ha ripor­ta­to alla luce altri resti e un intero perimetro di una vil­la, con tan­to di stanze sep­a­rate e muri di sosteg­no. Lo stu­pore, anche dei diri­gen­ti del­la Sovrin­ten­den­za e dell’archeologo che coor­di­na gli scavi, il dot­tor Alber­to Mani­car­di, è sta­ta almeno pari a quel­la del sin­da­co e dell’assessore di Bren­zone, nonos­tante siano avvezzi a ritrova­men­ti impor­tan­ti. «Con ogni prob­a­bil­ità», ha illus­tra­to la dot­tores­sa Brunel­la Bruno, diret­trice arche­olo­ga del­la Sovrin­ten­den­za con com­pe­ten­za sul ter­ri­to­rio provin­ciale veronese, «si trat­ta di una vil­la che, dall’attuale cimitero, arriva­va fino al litorale lacus­tre. I muri sono con­ser­vati in una maniera incred­i­bile e, pur non essendo­ci purtrop­po trac­ce di monili o arreda­men­ti, potrebbe essere sta­to un edi­fi­cio lacus­tre con inten­to pae­sag­gis­ti­co, ovvero una vil­la costru­i­ta in riva al lago con tan­to di ter­razze per goder­si il panora­ma». E così, la Sovrin­ten­den­za ha mes­so a dis­po­sizione cir­ca diec­im­i­la euro per pros­eguire gli scavi, uti­liz­zan­do in prat­i­ca la metà dei fon­di statali mes­si a dis­po­sizione dell’ente per l’intera provin­cia di Verona. Una vera assur­dità, se si pen­sa alla «Stra­or­di­nar­ia impor­tan­za arche­o­log­i­ca, alle dimen­sioni e alla bellez­za di quan­to fino­ra ritrova­to», ha pros­e­gui­to la diri­gente. Anche l’amministrazione di Bren­zone ha subito «pre­dis­pos­to un piano di recu­pero delle mura per un val­ore di 43 mila euro, riceven­do un con­trib­u­to di 28 mila euro dal­la Regione», ha ricorda­to il sin­da­co. Quat­tro fino­ra le stanze por­tate alla luce, com­plete di muri divi­sori, men­tre una quin­ta pare essere sepol­ta accan­to alle prece­den­ti. «Alcu­ni mar­mi usati nelle stanze per gli stip­i­ti delle porte», ha pros­e­gui­to Simonel­li, «sem­bra­no gli stes­si usati per due colonne che si trovano nel­la chiesa di San Zen de l’Oselet, che si tro­va a meno di dieci metri dal ritrova­men­to, sem­pre nel cimitero. Qui del resto negli anni ven­ti c’era sta­to il ritrova­men­to di un impor­tante mosaico e di coc­ci, attrezzi antichi di vario genere». «È molto dif­fi­cile», ha pros­e­gui­to la dot­tores­sa Bruno, «sta­bilire con certez­za l’epoca di costruzione del­la vil­la, dato che quel­li che vedi­amo sono i resti del­la così det­ta ulti­ma fase dell’edificio, cioè la parte che si è con­ser­va­ta ma non nec­es­sari­a­mente quel­la che è sta­ta costru­i­ta per pri­ma. Comunque i reper­ti risal­go­no almeno al quin­to sec­o­lo dopo Cristo, quin­di di età romana. Sono cer­ta­mente i più impor­tan­ti di quest’epoca ritrovati sul Gar­da veronese e nell’intero Vene­to». Una stret­ta somiglian­za le mura, in alcu­ni pun­ti alte anche due o tre metri, la han­no con analoghi ritrovati sul­la spon­da bres­ciana del lago e, in par­ti­co­lare, con il sito arche­o­logi­co di Sirmione. Ora, sospe­so l’ampliamento del cimitero, per il Comune e la Sovrin­ten­den­za arrivano i prob­le­mi rel­a­tivi alla con­ser­vazione, al restau­ro e all’utilizzo di quan­to ritrova­to. «È innega­bile», han­no assi­cu­ra­to sin­da­co e asses­sore, «che questo sito ci creerà prob­le­mi ma ne siamo orgogliosi e con­tenti. È nos­tra inten­zione val­oriz­zare questi resti al mas­si­mo e cer­care di cos­ti­tuire un’area arche­o­log­i­ca vis­itabile qui a Castel­let­to». Va oltre la dot­tores­sa Bruno: «Per pros­eguire nelle oper­azioni di recu­pero, mes­sa in sicurez­za, restau­ro e cop­er­tu­ra di questo stra­or­di­nario sito, che altri­men­ti rischia il dan­no irre­versibile per le intem­perie, non pos­sono bastare i con­tribu­ti che abbi­amo a dis­po­sizione ora, né quel­li del Comune. Lan­cio quin­di un appel­lo sia agli enti pub­bli­ci che ai pri­vati per­ché, se han­no a cuore questo pat­ri­mo­nio, ci aiuti­no a con­ser­var­lo e a met­ter­lo a dis­po­sizione di tut­ta la comu­nità. Un ritrova­men­to romano di ques­ta impor­tan­za e bellez­za non pos­si­amo davvero per­me­t­ter­ci di perderlo».

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