Crescono i residenti e il nuovo censimento rivela un dato in controtendenza Gli alloggi sfitti sono scesi dal 26% al 16 % in dieci anni

Sorpresa, seconde case in calo

Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

E’ un dato che fa notizia, un’inversione di ten­den­za che spic­ca a liv­el­lo provin­ciale: a Desen­zano negli ulti­mi dieci anni la per­centuale di sec­onde case è cala­ta di un ter­zo. Gli allog­gi vuoti si sono riem­pi­ti, e non di tur­isti: la cit­tà di S. Angela è tor­na­ta un pos­to in cui vivere e met­tere radi­ci, e non più un «buen retiro» per l’estate ed i week end, come sem­bra­va des­ti­na­ta a diventare. Il dato emerge dall’ultimo cen­si­men­to Istat, con le cifre ril­e­vate nell’autunno 2001. Ecco il numero magi­co: sec­onde case e allog­gi sfit­ti sono oggi il 16,1% del totale di unità abi­ta­tive. Nel 1991 era­no il 26%. Vicev­er­sa, l’83,9% degli allog­gi è oggi occu­pa­to da cit­ta­di­ni res­i­den­ti (la media degli altri pae­si del Gar­da si aggi­ra sul 50%), con­tro il 74% di dieci anni fa. Accan­to alle per­centu­ali, anche il con­to numeri­co è impres­sio­n­ante: nel ’91 era­no sfitte 2.950 case su 11.042. Oggi sono vuote 1.970 su 12.220. Vuol dire che si è costru­ito parec­chio: 1.200 case nuove in dieci anni. Ma anche che mille case vuote si sono riem­pite di res­i­den­ti. Atten­zione: non è tut­to oro quel­lo che luc­ci­ca. «A Desen­zano — fa notare il sin­da­co Fioren­zo Pien­az­za — il mer­ca­to immo­bil­iare mantiene prezzi molto alti, qua­si proibitivi, e la ten­sione abi­ta­ti­va res­ta alta. In più, c’è da sem­pre un fenom­e­no di res­i­den­ze fit­tizie: per­sone che uffi­cial­mente risiedono qui, mag­a­ri per motivi fis­cali, ma che in realtà abi­tano a Bres­cia o a Man­to­va. Dunque il dato Istat mi las­cia per­p­lesso. E’ altret­tan­to vero, però, che la nos­tra popo­lazione res­i­dente è aumen­ta­ta di cir­ca 3000 per­sone in dieci anni, e che tante case sono state occu­pate o ristrut­turate, facen­do calare la per­centuale di allog­gi sfit­ti». I motivi? I motivi sono tan­ti. Uno è appun­to l’aumento del­la popo­lazione (sali­ta da 21.417 nel ’91 a 24.681 nel 2001); poi le ristrut­turazioni: tante case dieci anni fa era­no vuote per­chè in cat­ti­vo sta­to (ad esem­pio, 489 licen­ze per ristrut­turazione furono con­cesse tra il ’92 e il ’93); poi la leva fis­cale (l’Ici sulle sec­onde case paga l’aliquota mas­si­ma del 7 per mille); infine l’effetto calmiere dell’edilizia popo­lare (l’ultimo Peep ha por­ta­to 305 nuove case des­ti­nate a res­i­den­ti). E anco­ra: il piano rego­la­tore è vec­chio (data 1985) e le vari­anti approvate di recente (171 mila metri cubi res­i­den­ziali) sono anco­ra sul­la car­ta. Non sono solo numeri: in queste cifre c’è un pun­to di svol­ta stori­co per la cit­tad­i­na. E’ l’inversione di una ten­den­za spec­u­la­ti­va che è dura­ta un ven­ten­nio: si costru­i­va per vendere caro o affittare solo d’estate. Pare che non sia più così, ma è sta­to un lun­go cam­mi­no. Nel 1981 esiste­vano a Desen­zano 9.183 unità abi­ta­tive. Nel 1991 si era sal­i­ti a 11.071. Nel cor­so degli spen­sierati anni Ottan­ta, dunque, era­no state costru­ite 1.888 abitazioni, eppure la popo­lazione, in quel peri­o­do, era aumen­ta­ta di soli 585 abi­tan­ti. Facile fare i con­ti: più case nuove che gente nuo­va, il numero delle case sfitte, nell’arco di un decen­nio, era pas­sato da 2.137 a quo­ta 2.950. La spet­ta­co­lare espan­sione edilizia di quegli anni non era bas­ta­ta per dare una casa ai desen­zane­si, tant’è vero che al cen­si­men­to del 1991 le abitazioni sfitte rap­p­re­sen­tano il 26% del totale: vuo­ta una casa su quat­tro, con un 4,79% occu­pa­to solo per le vacanze, e un 21,23% che resta­va vuo­to tut­to l’anno. Tante famiglie di operai e di imp­ie­gati pagarono di tas­ca pro­pria la grave crisi abi­ta­ti­va degli anni ’80 e ’90. A migli­a­ia se ne sono andati, sospin­ti dai prezzi proibitivi delle case: nel ’91 emi­grarono ver­so altri pae­si 389 res­i­den­ti, ed era solo l’inizio. Nel ’92 fecero le valige 391 desen­zane­si, nel ’93 altri 503, nel ’97 emi­grarono in 604, nel ’99 in 725. Intan­to a rim­pol­pare la popo­lazione, arriva­va gente da fuori, con mag­giori pos­si­bil­ità eco­nomiche o più disponi­bili a vivere in bilo­cali con ango­lo cot­tura, il «mod­u­lo» edilizio dom­i­nante in quegli anni. Ecco allo­ra 855 nuovi iscrit­ti nei reg­istri ana­grafi­ci per il 1991, altri 999 arrivi nel 1993, pun­ta mas­si­ma nel 2000: l’anagrafe reg­is­tra 1.257 nuovi res­i­den­ti in 12 mesi. Più arrivi che parten­ze, e siamo all’oggi. Ora, ecco la grande inver­sione di ten­den­za. Si tor­na a vivere a Desen­zano: nel 2001 la per­centuale di case sfitte si è ridot­ta di un ter­zo in dieci anni, dal 26% al 16%. L’effetto «cit­tà fan­tas­ma» sem­bra scongiurato.