Allarme del gruppo speleologico veronese: «Se non si agisce subito a rischio la falda acquifera». La grotta che si trova a Castelletto è piena di rifiuti maleodoranti e carcasse

Sos ambiente, Le Fasse da ripulire

01/08/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Una mon­tagna di rifiu­ti puz­zo­len­ti è sta­ta get­ta­ta nel cuore del­la grot­ta Le Fasse, occorre rimuover­li in fret­ta anche per evitare pos­si­bili inquina­men­ti del­la falde acquifere. È la sin­te­si del­la denun­cia lan­ci­a­ta dal Grup­po attiv­ità spele­o­log­i­ca veronese (Gasv), che qualche mese fa ebbe una brut­ta sor­pre­sa quan­do decise di portare alcu­ni neo­prat­i­can­ti di questo sport pro­prio nell’anfratto che si chia­ma «Le Fasse» (dal nome del­la local­ità omon­i­ma) e che si apre lun­go la stra­da che col­le­ga San Zeno di Mon­tagna a Castelletto.«Lo spet­ta­co­lo che si pre­sen­tò al pri­mo spele­ol­o­go calatosi fu tutt’altro che piacev­ole», rac­con­ta Alfon­si­na Cuc­ca­to, volon­taria del Gasv, che era tra i pre­sen­ti e descrive quan­to ha vis­to in quel cuni­co­lo che scende per una trenti­na di metri di pro­fon­dità tra roc­ce di mar­mo Rosso Verona: «A cir­ca una deci­na di metri abbi­amo intravvis­to una mon­tagna di rifiu­ti male­odor­an­ti, a mala­pe­na quan­tifi­ca­bile. Solo con l’arrivo del resto del grup­po, che ha illu­mi­na­to bene la grot­ta, ci siamo resi con­to che era sta­ta usa­ta come un grande cas­sonet­to». La sua posizione sarebbe otti­male per questo: «Il foro squadra­to d’ingresso lun­go la stra­da invi­ta all’uso», dice, «soprat­tut­to se si vogliono elim­inare rifiu­ti sco­mo­di. Ci pare stra­no però che un tur­ista di pas­sag­gio noti ques­ta aper­tu­ra e deci­da di scari­car­ci il sac­chet­to di immon­dizie. Anche per­ché nell’anfratto ci sono ani­mali da all­e­va­men­to morti».A quel­li del Gasv non pare che questo fat­to pos­sa solo essere clas­si­fi­ca­to come l’ennesimo, sep­pur deplorabile, atteggia­men­to di incu­ria nei con­fron­ti dell’ambiente: «Non è come nascon­dere la pol­vere sot­to il tap­peto», sor­ride Cuc­ca­to. E infat­ti Anna Fer­rari, geolo­ga, fa notare: «Questo sporco va cer­ta­mente ad intac­care le falde acquifere, di con­seguen­za il sot­tostante e quin­di l’acqua che uscirà dai nos­tri rubi­net­ti. Si rischia un dan­no incal­co­la­bile». Di situ­azioni sim­ili gli spele­olo­gi ne han­no incon­trate spes­so: «In pas­sato, quan­do nelle con­trade man­ca­vano i cas­sonet­ti, ave­va­mo deciso di intrapren­dere e perseguire il prog­et­to riv­olto alla pulizia delle grotte del », ricor­da Cuc­ca­to, «così abbi­amo fat­to con la Tanel­la in local­ità Pai di Tor­ri e con la Cervi, nel­la tenu­ta omon­i­ma in local­ità Pra­da a San Zeno di Mon­tagna. Nel­la pri­ma, col­lab­o­ran­do tra spele­olo­gi verone­si, man­to­vani e reg­giani, siamo rius­ci­ti a elim­inare metri e metri di tubi di fer­ro di vec­chie con­dotte, che las­ci­a­vano trac­ce chimi­ca­mente tes­tate nell’acqua. Nel­la sec­on­da por­tam­mo fuori frig­oriferi, bot­tiglie, cop­er­toni, fer­ro vec­chio, bidoni di plas­ti­ca, sac­chet­ti di rifiu­ti, uccel­li morti».Pare che lo stes­so genere di inter­ven­to sarà richiesto anche per la grot­ta Le Fasse: «Ma spe­ri­amo che Bren­zone, come gli altri Comu­ni, ci aiuti­no in un’azione che di cer­to porterà ben­efi­cio alla natu­ra e alla popo­lazione lacus­tre. Con­fidi­amo che tut­to ciò pos­sa servire per una migliore con­sapev­olez­za e soprat­tut­to a chi non ha anco­ra impara­to a rispettare l’ambiente che ci circonda».

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