Attende da 40 anni di vedere la luce, negli ultimi 25 ha ottenuto tutti i via libera necessari ma mancano i soldi

Sos per il Museo del lagorinchiuso in magazzino

13/01/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Da 41 anni Lui­gi Bertamè aspet­ta di ved­er nascere un del lago e di Gar­da, con tan­to di approvazione del Comune, arriva­ta nel 1981. Ma tant’è, il museo non apre. Anche l’attuale sin­da­co, Davide Bendinel­li, al suo sec­on­do manda­to, con­tin­ua a rin­viare. «Sono 40 anni che rac­col­go mate­ri­ale, soprat­tut­to del­la pesca, per pot­er cos­ti­tuire un museo ter­ri­to­ri­ale, tes­ti­mo­ni­an­za del val­ore cul­tur­ale dell’attività umana del­la zona». E di cose, Bertamè, 71 anni, lau­re­ato in materie let­ter­arie e mae­stro ele­mentare a Gar­da per anni, ne ha rac­colte davvero tante. Anche di val­ore stori­co-artis­ti­co non indif­fer­ente, cen­site dal com­mis­sario stra­or­di­nario Loren­zo Sorbi­ni, ex diret­tore del museo di Sto­ria Nat­u­rale di Verona, che ha elab­o­ra­to gratis vari prog­et­ti per la nasci­ta del museo. «Una collezione che Sorbi­ni dice­va avrebbe potu­to far nascere un grande museo stori­co. Prog­et­ti però mai accolti, ritenu­ti trop­po ambiziosi», pre­cisa Bertamè, che ha ded­i­ca­to una vita a rac­cogliere la sto­ria del lago.Il mate­ri­ale è sud­di­vi­so in 14 set­tori ded­i­cati a pesca, agri­coltura, arche­olo­gia, arte medio­e­vale, tes­ti­mo­ni­anze di attiv­ità estrat­tive, biolo­gia lacus­tre con varie specie di pesci con­ser­vati in formaldei­de. Ci sono anche quat­tro barche orig­i­nali, molte reti da pesca e tre car­ri agri­coli. Mate­ri­ale che ha subito vari sfrat­ti. L’ultimo dal piano ter­ra del con­do­minio Eurog­a­r­da. Dal 2002 giac­ciono all’ex cin­e­ma par­roc­chiale di via San Francesco, un edi­fi­cio in degra­do. «Il dot­tor Sorbi­ni ha fat­to in tem­po a morire 10 anni fa sen­za ved­er real­iz­za­to il prog­et­to. Non vor­rei toc­casse la stes­sa sorte anche a me», com­men­ta il mae­stro, come lo chia­mano tut­ti a Gar­da, dove è nato e ha sem­pre vis­su­to. «Mia figlia Beat­rice», con­tin­ua, «negli ulti­mi tem­pi mi ha aiu­ta­to per l’elaborazione di un’idea di alles­ti­men­to. Sono sta­ti inter­pel­lati due architet­ti, con spese per prog­et­ti di mas­si­ma. Beat­rice ha poi por­ta­to tut­ta la prat­i­ca a Cariverona e ha pre­so con­tat­ti con il Ctg El Viss­inèl per un’eventuale ges­tione del museo, poiché il sin­da­co ha det­to che il Comune non gestirà la cosa».«Quindi noi sarem­mo pron­ti per par­tire con l’istituzione del museo, che è pre­vis­to dal 1981. Se rius­ci­amo a far­lo nascere, anche all’osso, a pic­coli pas­si pos­si­amo far­lo crescere, altri­men­ti finisce tut­to», sot­to­lin­ea qua­si com­mosso Bertamè, che il museo lo vive come una sua crea­tu­ra. «Aspet­ti­amo una rispos­ta dal Comune», con­clude, «e ci auguri­amo che dopo tan­to lavoro, si pos­sa dare uno spazio alla sto­ria delle gen­ti gardesane».Per il museo è sta­ta sti­ma­ta una spe­sa di neanche 90 mila euro. Un inves­ti­men­to modesto e che potrebbe avere un impaga­bile ritorno cul­tur­ale e di immagine.

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