Nuovo regolamento del verde vieta le piante non tipiche. La bonifica vuole ripristinare il paesaggio originario

Spariscono i pini neri

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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Quegli alberi van­no tagliati: rov­inano il panora­ma. Sem­bra una pro­pos­ta assur­da, antie­co­log­i­ca, e invece è esat­ta­mente il con­trario: un’idea che va a tut­ti gli effet­ti nel­la direzione del­la tutela dell’ambiente nat­u­rale. Per­ché a rov­inare il pae­sag­gio mon­tano, ad impedire la vista ver­so il e il Monte , non sono le piante spon­ta­nee, ben­sì quelle dei gia­r­di­ni pri­vati, impor­tate sen­za alcu­na log­i­ca a par­tire dagli anni Ses­san­ta e del tut­to estra­nee alla tipi­ca veg­e­tazione locale. Adesso sim­ili assur­dità botaniche non sono più pos­si­bili, per­ché il Comune s’è dota­to di un min­uzioso rego­la­men­to del verde in cui ven­gono indi­cate, per ogni alti­tu­dine, le specie veg­e­tali ammesse, ovvero quelle tipiche del ter­ri­to­rio mon­te­baldino. Ma il prob­le­ma rimane con le selve dei pini neri e dei cedri del Libano cresciu­ti nell’ultimo quar­an­ten­nio. Tant’è che un dot­tore fore­stale che ha casa a San Zeno di Mon­tagna, Pao­lo Bianchi, ha scrit­to al sin­da­co Cipri­ano Castel­lani per chiedere delle «norme di rispet­to del­la visuale panoram­i­ca». «La cresci­ta di pini, abeti, cedri e quant’altro», si legge nel testo invi­a­to al pri­mo cit­tadi­no, «copre ormai total­mente la vista del lago». «Mi auguro», pros­egue Bianchi, «che con il nuo­vo rego­la­men­to non si aggiun­ga più nes­suno alla lista dei pri­vati del panora­ma. Seg­na­lo inoltre che molti vil­leg­gianti stan­no veden­do le oper­azioni di taglio ed esbosco dei pini neri in pine­ta; molti si doman­dano per­ché quel­li sì e quel­li delle ville e dei parchi no». Aggiunge anco­ra l’esperto fore­stale: «Era ora che si pren­dessero in con­sid­er­azione diret­tive tec­niche che non con­sen­tis­sero uno spregiu­di­ca­to svilup­po del verde pri­va­to e pub­bli­co», sot­to­lin­e­an­do come «l’impianto di essen­ze quali pini in genere, abeti rossi e bianchi e cedri, che noto­ri­a­mente rag­giun­gono altezze rag­guarde­voli, toglie il dirit­to di vedere da casa pro­pria il panora­ma che c’era quan­do si decise di costru­ire a San Zeno di Mon­tagna». Com­men­ta il dot­tor Bianchi: «Pec­ca­to che il rego­la­men­to non abbia un effet­to retroat­ti­vo». «Pec­ca­to che il rego­la­men­to non pos­sa avere effet­to retroat­ti­vo», pun­tu­al­iz­za, «con molto ram­mari­co», il sin­da­co Cipri­ano Castel­lani. Insom­ma: tagliare qualche albero avul­so dall’ambiente baldense sarebbe una soluzione gra­di­ta, ma non la si può imporre. «In pine­ta Sper­ane e negli altri parchi comu­nali siamo inter­venu­ti, ma altrove non pos­si­amo far nul­la», osser­va Castel­lani. «Nel rego­la­men­to comu­nale del verde», aggiunge il sin­da­co, «quan­do si par­la di tutela e val­oriz­zazione pae­sag­gis­ti­ca, si intende, ovvi­a­mente, la tutela e la val­oriz­zazione del panora­ma nei suoi vari aspet­ti. La scelta di riqual­i­fi­care il ter­ri­to­rio dal pun­to di vista pae­sag­gis­ti­co e quin­di panoram­i­co attra­ver­so la tutela e la dif­fu­sione delle specie autoc­tone deri­va dal­la sem­plice con­sid­er­azione che il dis­tur­bo panoram­i­co e l’oscuramento dei coni visu­ali non è mai dovu­to all’abbandono delle zone agri­cole e alla cresci­ta del­la veg­e­tazione spon­tanea, ben­sì all’introduzione di specie arboree ed arbus­tive com­plen­ta­mente avulse dal con­testo ter­ri­to­ri­ale, che ten­dono a for­mare delle vere e pro­prie bar­riere vegetali».

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