Segnalata la scomparsa di ogni forma vegetale da Sirmione a Lazise. A rischio le uova di lucci, tinche e persici. La Fipsas: «Emergenza senza precedenti». Tra le ipotesi l’uso di diserbanti

Sparite le alghe, deserto nel lago

Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

Tra Sirmione e Lazise sono com­ple­ta­mente scom­parse le alghe: in queste set­ti­mane sott’acqua c’è il deser­to, è spari­ta ogni for­ma di vita veg­e­tale in un’area pari a qua­si mez­zo lago. Potrebbe essere solo un fenom­e­no sta­gionale (ma comunque di pro­porzioni mai viste), oppure un dis­as­tro eco­logi­co provo­ca­to dall’uomo, e dalle con­seguen­ze dram­matiche per la vita nel Gar­da: dal­la pre­sen­za di alghe dipende la soprav­viven­za di gran parte dell’ecosistema, dal­lo zoo­planc­ton ai pesci che, come luc­ci, tinche e per­si­ci, depon­gono le uova pro­prio sulle alghe. Forse è presto per gri­dare all’emergenza, ma c’è poco da star tran­quil­li: il 3 mar­zo la ques­tione sarà pos­ta all’ordine del giorno del­la Con­sul­ta provin­ciale per la pesca a Bres­cia. Si cercherà di capire le cause di una situ­azione che appare forte­mente com­pro­mes­sa. A seg­nalare la grave cir­costan­za è sta­ta la Fip­sas (Fed­er­azione ital­iana pesca sporti­va e attiv­ità sub­ac­quee, ente di pro­tezione ambi­en­tale riconosci­u­to dal Min­is­tero) attra­ver­so il suo respon­s­abile regionale Rober­to Palaz­zo, il più esper­to e sti­ma­to tra i sub­ac­quei garde­sani. «Mi immer­go nel lago in tutte le sta­gioni da 40 anni e non ho mai vis­to una cosa del genere — dice Palaz­zo, che sta preparan­do un dossier da pre­sentare alla Con­sul­ta, di cui è mem­bro -. È spari­ta ogni for­ma di vita veg­e­tale, a parte pochissime mac­chie, lun­go tut­to il trat­to costiero che va dal­la Lugana di Sirmione fino a Lazise. Ricor­do annate in cui le alghe era­no più o meno rigogliose, in cui fior­i­vano in anticipo o in ritar­do. Ma ques­ta vol­ta sono pro­prio scom­parse. Il pri­mo effet­to sull’ecosistema si avrà tra 15 giorni, quan­do inizierà la depo­sizione delle uova dei luc­ci: temo che se ne schi­ud­er­an­no ben poche. Sen­za alghe mar­ci­ran­no nel fan­go». Le ipote­si sulle cause si restringono a due ambiti: cause nat­u­rali (quest’anno l’acqua è bas­sa, con «tagli» fred­di a pochi metri di pro­fon­dità) oppure inter­ven­ti umani, dolosi o acci­den­tali. «Ho pen­sato a varie ipote­si — dice Rober­to Palaz­zo — ma non ho una rispos­ta sicu­ra. Mi colpisce il fat­to che sul­la spon­da bres­ciana le alghe ci sono, a est di Sirmione invece no: dunque, se il fenom­e­no fos­se dovu­to a inter­ven­ti umani, le orig­i­ni andreb­bero prob­a­bil­mente cer­cate su quel ver­sante». Dis­er­ban­ti fini­ti acci­den­tal­mente nel lago da qualche scari­co agri­co­lo? Inter­ven­ti deliberati? Lo scor­so anno a giug­no, lo ricor­diamo, una sostenu­ta fior­it­u­ra di alghe provocò lamentele da parte degli oper­a­tori tur­is­ti­ci: il veg­e­tale fini­va sulle spi­agge, puz­za­va e atti­ra­va mosceri­ni. Anche il Comune di Sirmione inter­venne, ver­san­do enz­i­mi nel lago per ridurre il fenom­e­no-alghe. E allo­ra il sospet­to che qualche pri­va­to abbia deciso di risol­vere il «prob­le­ma» alla radice non è del tut­to pere­gri­no. «Ricor­do bene quel­la cir­costan­za, che mi è tor­na­ta in mente quan­do ho con­stata­to la scom­parsa delle alghe — dice Palaz­zo -. Ovvi­a­mente io non accu­so Sirmione, nè potrei dimostrare even­tu­ali accuse a chic­ches­sia. È anche dif­fi­cile pen­sare che qualche pri­va­to pos­sa avere com­pi­u­to un inquina­men­to doloso di così vaste pro­porzioni, sen­za che nes­suno se ne sia accor­to pri­ma. Ma vista la grav­ità del­la situ­azione, mi per­me­t­terei di invitare tut­ti quan­ti ad asten­er­si da altri inter­ven­ti anti-alghe per il futuro: pri­ma bisogna capire che cosa sia suc­ces­so quest’anno, quali siano le cause del grave fenom­e­no che abbi­amo ril­e­va­to». A Sirmione, anche i respon­s­abili del Cen­tro di ril­e­va­men­to ambi­en­tale (Cra), che ave­va coor­di­na­to la cam­pagna anti-alghe dell’estate scor­sa, ammet­tono che non sarà facile capire le cause: «È da esclud­ere — dicono riso­lu­ta­mente — che a provo­care scom­pen­si gravi alla flo­ra acquat­i­ca siano sta­ti i 30 chilo­gram­mi di enz­i­mi ver­sa­ti nel lago la scor­sa estate: si trat­ta­va di sostanze nat­u­rali, che attac­cano la mate­ria organ­i­ca mor­ta e non le piante macrof­ite vive. Di cer­to, è un fenom­e­no da seg­nalare alle autorità san­i­tarie, per stu­di­ar­lo attentamente».