Senza intesa tra le Regioni, la riforma resta sulla carta

«Spartizione del lago, si faccia subito l’accordo»

Di Luca Delpozzo

Si fa presto a dire «fed­er­al­is­mo dema­niale». Il gov­er­no l’ha approva­to, il neo­min­istro Aldo Branch­er (alle prese in queste ore con ben altri prob­le­mi) dovrà attuar­lo. Ma sul Gar­da già si dis­cute su quali ben­efi­ci porterà. Sul­la car­ta, i sin­daci dei comu­ni lacus­tri pos­sono tirare un sospiro di sol­lie­vo: le esan­gui casse dei loro comu­ni dovreb­bero rimpin­guar­si, una vol­ta che lo Sta­to vi ced­erà la pro­pri­età dei suoi beni. Bas­ta pen­sare alle spi­agge e ai por­ti, che potreb­bero trasfor­mar­si in vere e pro­prie galline dalle uova d’oro se i comu­ni potran­no incas­sare diret­ta­mente i proven­ti delle con­ces­sioni. Ma tra il dire e il fare c’è di mez­zo il lago. Sì, per­ché il testo approva­to dal par­la­men­to prevede che per i laghi divisi tra ter­ri­tori diver­si — com’è il caso del Gar­da, le cui sponde bag­nano Vene­to, Lom­bar­dia e Provin­cia autono­ma di Tren­to — ci deb­ba essere un accor­do tra le regioni di com­pe­ten­za per con­cor­dare l’utilizzo delle acque e spar­tir­si così il bot­ti­no. «Sarà un accor­do molto sem­plice», pro­fe­tiz­za , pres­i­dente del­la Provin­cia di Bres­cia e par­la­mentare leghista, che ha ricostru­ito l’iter del­la legge ieri mat­ti­na in un con­veg­no a Gar­da, dal tito­lo «Fed­er­al­is­mo fis­cale e dema­niale: cosa cam­bia ora sul Gar­da?» (orga­niz­za­to dall’associazione Gio­vani Gior­nal­isti di Verona). Il suo ottimis­mo è con­di­vi­so anche dall’assessore al tur­is­mo del­la , Mon­i­ca Rizzi: «Trovare un accor­do non sarà un prob­le­ma». La sto­ria inseg­na tut­tavia che sim­ili intese sono in realtà tut­to fuorché facili. Sul Gar­da, i ten­ta­tivi di creare organ­is­mi di coor­di­na­men­to inter­provin­ciale si sono scon­trati con l’indisponibilità dei diver­si liv­el­li di gov­er­no di abdi­care a parte del­la pro­pria sovran­ità. E così i nodi non sono sta­ti sci­olti: Clau­dio Moli­nari, sen­a­tore del Pd ed ex sin­da­co di Riva del Gar­da, ricor­da il caso del­la pub­bli­ca sul lago. «È tut­to fer­mo da vent’anni pro­prio a causa del man­ca­to accor­do tra le Regioni». Per Giampao­lo Fogliar­di, dep­u­ta­to veronese del Pd e già sin­da­co di Castel­n­uo­vo, «anda­va val­oriz­za­ta la ». Per ora, sono le Province ad aver pre­so l’iniziativa. Verona, Bres­cia e Tren­to daran­no vita ad un comi­ta­to delle Province del Gar­da, con lo scopo di coor­dinare le pro­prie politiche sul tur­is­mo, l’ambiente e la pesca. «Ma pri­ma di tut­to è nec­es­sario un accor­do tra le Regioni, che deve essere por­ta­to a casa velo­ce­mente sul­la base dei desider­a­ta dei 26 comu­ni riv­ieraschi — avverte Moli­nari — Solo dopo pos­sono entrare in gio­co i diver­si liv­el­li di gov­er­no». «Il fed­er­al­is­mo dema­niale? Per il momen­to sul Gar­da non dovrebbe cam­biare molto, in assen­za dell’accordo tra le Regioni — riconosce il sin­da­co di Bren­zone Rinal­do Sar­tori — Già oggi, per altro, la ges­tione dei beni lacus­tri è del­e­ga­ta ai comu­ni, ma le somme rica­vate van­no alla Regione, che ce le dovrebbe poi resti­tuire, in ogni caso con molto ritar­do». Se una rifor­ma a cos­to zero per lo Sta­to, come il fed­er­al­is­mo dema­niale, incon­tra già così tan­ti osta­coli alla sua conc­re­ta appli­cazione, si può solo immag­inare quan­to sia acci­den­ta­to il per­cor­so del fed­er­al­is­mo fis­cale, che com­por­ta una rad­i­cale redis­tribuzione di risorse tra nord e sud (a van­tag­gio del nord). La manovra di Tremon­ti — con i suoi tagli «oriz­zon­tali» e basati sul­la «spe­sa stor­i­ca» e non sui costi stan­dard — non va cer­to in ques­ta direzione. «Sarà un bag­no di sangue — dice il sin­da­co di Verona — serve un pat­to tra vir­tu­osi, per­ché in Par­la­men­to c’è gente come l’ex sin­da­co di Cata­nia o l’ex pres­i­dente dell’azienda rifiu­ti di Paler­mo, entram­bi del Pdl, che non stan­no cer­to lì per portare a casa il fed­er­al­is­mo».