Gianfranco Chemolli lascia (per ora?) discoteca e bagni: gli resta mezzo secolo di ricordi in foto e documenti Il prossimo 15 ottobre chiude il santuario delle notti rivane

Spiaggia story: 20 volumi di dolce vita

26/09/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

Apparten­go a quel­la gen­er­azione di rivani, este­sa (nel tem­po) e fol­ta (nel numero), che per entrare ai «bag­ni» del­la Spi­ag­gia degli Olivi…non ha mai paga­to il bigli­et­to. Ci andava­mo a nuo­to, dal molo o dal­la Roc­ca, tenen­do col brac­cio fuori dal­l’ac­qua il pac­chet­to degli indu­men­ti (braghette, magli­et­ta, sigarette e samoe), che poi, nel reg­no di Gian­fran­co Chemol­li, ci sareb­bero servi­ti per ren­der­ci pre­sentabili con le tedesche. Dico questo per dire che il rap­por­to tra Chemol­li e la cit­tà si può rias­sumere in un agget­ti­vo: generoso.Ma se ha chiu­so un occhio per una vita sui «por­togh­e­si», il Chemol­li — che nel­la Spi­ag­gia degli Olivi è giun­to ragazz­i­no nel 1953: e da aiu­tante barista ha per­cor­so tut­ta la car­ri­era, diven­tan­do gestore sia dei bag­ni che del­la dis­cote­ca — non può oggi chi­ud­ere l’oc­chio su un mon­do, che è il Suo e il Nos­tro, che rischia di andare a ramen­go, sepolto dai tem­pi lunghi del­l’in­de­ci­sion­is­mo cron­i­co del­l’Ente Pub­bli­co. Aper­ta par­ente­si: il com­p­lesso «Spi­ag­gia degli Olivi», di maro­ni­ana con­cezione (1934), è comu­nale e in quan­to tale in ormai decen­nale atte­sa di capire se, come, quan­do, per­chè, da chi, ver­rà ristrut­tura­to e «con­ser­va­to» come pat­ri­mo­nio di eccezionale val­ore emo­ti­vo ed economico.Ma non è per la spina dolorosa pianta­ta nei des­ti­ni del locale che Gian­fran­co Chemol­li ieri mat­ti­na ci ha invi­tati in dis­cote­ca. Di questo dis­a­gio esisten­ziale e dei suoi prog­et­ti di restare tenace­mente avvinghi­a­to alla crea­tu­ra (met­ten­do­ci i sol­doni e la sper­an­za di vin­cere il con­cor­so di idee del restau­ro), Chemol­li ci par­lerà in un prossi­mo futuro. Ieri mat­ti­na — nel­l’im­man­ca­bile scenografia di alcu­ni bic­chieri e di una bot­tiglia di Fer­rari (ma quante ne avrà offerte, in vita sua?) — Chemol­li ha volu­to mostrare quan­to ha cava­to dal suo uffi­ci­et­to durante il rias­set­to di fine sta­gione, che quest’an­no pre­cede anche, purtrop­po, l’or­mai prossi­mo 15 otto­bre: l’ad­dio per fine con­trat­to (o arrived­er­ci?) a 50 anni di bag­ni e di discoteca.Sono ven­ti volu­mi di fotografie, ritagli di gior­nale, locan­dine. Da Mike Bon­giorno alla Cic­ci­oli­na, i gran­di del jazz, Gian­ni Moran­di, Noma­di, Equipe 84, For­mu­la Tre, New Trolls, Nini Rosso e chi più ne ricor­da, più ne met­ta. Le sfi­late di moda, il palio degli alber­ga­tori, vago­nate di miss, le prime timide fiere. E l’e­len­co potrebbe con­tin­uare per ore…Ogni foto un ricor­do, un pez­zo di Riva ridente e rid­an­ciana, not­tur­na e goderec­cia. Un viavai di per­son­ag­gi, anche vis­ceral­mente rivani, come i gran­di maestri d’in­trat­ten­i­men­to che col­lab­o­rarono con Chemol­li: il Guer­ri­no Delana immor­tale e quegli splen­di­di mostri del­l’a­vanspet­ta­co­lo che furono le buo­nanime del Car­lo Stel­la e del­l’Eu­ge­nio Zini.Finirà, pri­ma o poi, al l’archivi­az­zo del Chemol­li. Ieri ha solo volu­to far vedere che c’è, è pal­pi­tante, impor­tante. Come la vita.

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