L’ assessore provinciale risponde al deputato di Forza Italia, Osvaldo Napoli, che aveva accostato il piatto al bracconaggio. «È un grande orgoglio bresciano». I ristoratori: «Non siamo ricettatori»

Spiedo sotto accusa, in campo anche Sala

19/09/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Mila Rovatti

«La polen­ta e osei e lo spiedo sono piat­ti che van­no dife­si, anzi sono uno degli orgogli del­la nos­tra provin­cia». Risponde così l’assessore provin­ciale Alessan­dro Sala al dep­u­ta­to di Forza Italia, Osval­do Napoli, vice pres­i­dente dell’Anci, che nei giorni scor­si in mer­i­to all’attività vena­to­ria e al tradizionale piat­to delle val­li, ave­va par­la­to di «las­sis­mo e di vere e pro­prie omis­sioni da parte di talune ammin­is­trazioni che si arrogano il dirit­to di toller­ar­la in nome delle con­sue­tu­di­ni locali e per il qui­eto vivere». «Non ne pos­si­amo più di questi ster­ili attac­chi — ha det­to Sala — d’ora in avan­ti chi accuserà le isti­tuzioni bres­ciane di las­sis­mo nei con­fron­ti di chi vio­la la legge e tac­cerà i cac­cia­tori in genere con l’epiteto di brac­coniere rischia la querela». Nell’occhio del ciclone, come sem­pre quan­do si par­la di cac­cia, ci sono le val­li bres­ciane dove la prat­i­ca è larga­mente dif­fusa, ma l’assessore provin­ciale non vuole più che la paro­la cac­cia­tore ven­ga accosta­ta a quel­la di brac­coniere. «Il Con­siglio provin­ciale anche in pas­sato ha delib­er­a­to e approva­to dure dis­po­sizioni che preve­dono pesan­ti sanzioni e il ritiro del tesseri­no vena­to­rio per chi non rispet­ta la legge, ma con­tinuiamo a sen­tir­ci tac­cia­re di las­sis­mo. Durante i due mesi di aper­tu­ra del­la cac­cia — sot­to­lin­ea Sala — il ter­ri­to­rio delle val­li è prati­ca­mente pre­sidi­a­to dalle guardie del­la Fore­stale, dal­la Polizia provin­ciale, dai nos­tri volon­tari; poi arri­va chi dorme per 10 mesi all’anno e crim­i­nal­iz­za la nos­tra gente in occa­sione dell’apertura del­la sta­gione vena­to­ria. «Si occu­pano del ter­ri­to­rio per 40 giorni e cre­dono di risol­vere il prob­le­ma. Non siamo ciechi, il brac­conag­gio esiste — riprende Sala — e cer­chi­amo di com­bat­ter­lo, soprat­tut­to cam­bian­do la cul­tura, entran­do nelle scuole, come abbi­amo fat­to, non pos­si­amo pen­sare di cam­biare le per­sone cre­an­do uno sta­to di polizia». Questo non sig­nifi­ca che il ter­ri­to­rio non sarà tenu­to sot­to con­trol­lo. Come sot­to­lin­eato dall’assessore, sarà garan­ti­ta la sorveg­lian­za con la pre­sen­za costante di cinque pat­tuglie del­la Polizia provin­ciale, due pat­tuglie del­la Fore­stale, due pat­tuglie di volon­tari e cinque pat­tuglie di agen­ti del Noa (Nucleo oper­a­ti­vo antibrac­conag­gio) invi­a­to da Roma. E pro­prio su questi agen­ti si apre una polem­i­ca che l’assessore Sala liq­ui­da con poche parole. «A questi agen­ti del Noa — dice Sala — chiedo solo di rispettare i cac­cia­tori. Mi doman­do però se, invece di questi rin­forzi mirati, non sarebbe meglio raf­forzare di una deci­na di unità il cor­po del­la Fore­stale di Bres­cia, che è car­ente di per­son­ale». Non ci sono con­ferme uffi­ciali, ma pare che anche quest’anno da Roma arriver­an­no una trenti­na di agen­ti che, fino al 31 gen­naio, rimar­ran­no sul ter­ri­to­rio. A con­fer­ma dell’effettivo impeg­no del­la Provin­cia al pat­tuglia­men­to del ter­ri­to­rio in peri­o­do di cac­cia, l’assessore sfodera il reso­con­to delle attiv­ità dell’anno scor­so, quan­do sono sta­ti seques­trati qua­si 18 mila arche­t­ti, 268 reti, 44 lac­ci e 49 fucili. A questo si aggiun­gono 174 ver­bali penali di cac­cia e 2 di pesca. L’assessore Sala si accende par­lan­do di alcu­ni episo­di che han­no vis­to «mal rap­p­re­sen­ta­ta» sul­la stam­pa e la tele­vi­sione nazionale la realtà bres­ciana in mer­i­to all’attività vena­to­ria. «Non pos­so sop­portare — incalza l’assessore — che la nos­tra sto­ria ven­ga stru­men­tal­iz­za­ta, che chi non conosce affat­to la nos­tra realtà con­tinui a den­i­grar­la sen­za cog­nizione di causa, è un ritorno a tem­pi bui che poco han­no a che fare con l’educazione del­la soci­età civile bres­ciana e con le prospet­tive di fed­er­al­is­mo e di con­trol­lo del ter­ri­to­rio». Per tute­lare l’immagine del­la Provin­cia e delle ammin­is­trazioni locali in genere, l’assessore Sala è pron­to ad adire alle vie legali anche con­tro l’onorevole Osval­do Napoli. Anche Beppe Dat­toli, pres­i­dente dei ris­tora­tori bres­ciani e pres­i­dente dell’Accademia Arti e mestieri del­la buona tavola, si sente chiam­a­to in causa e va al con­trat­tac­co: «Come ris­tora­tori non ci sen­ti­amo affat­to i ricetta­tori dei brac­conieri, non si può con­dannare una cat­e­go­ria sen­za averne il riscon­tro, chi non conosce la nos­tra tradizioni e la nos­tra cul­tura enogas­tro­nom­i­ca non può esprimer­si così. Noi rispet­ti­amo la legge e uti­lizzi­amo solo quan­to è con­ces­so. Ci piac­erebbe un con­fron­to diret­to con l’onorevole. Ulti­ma­mente i ris­tora­tori sono il capro espi­a­to­rio di tut­to quan­to accade nel nos­tro Paese».