Grande successo per Johannsson, Salvadori e la Streiff l’altra sera a Gardone

Splendide stelle della lirica

08/08/2000 in Spettacoli
Di Luca Delpozzo
Giacomo Fornari

«E luce­van le stelle», questo il tito­lo del con­cer­to liri­co tenu­to l’altra sera dal tenore Kris­t­ian Johanns­son, dal­la sopra­no Danielle Streiff e dal baritono Anto­nio Sal­vadori per sostenere l’attività dell’Associazione garde­sana per lo stu­dio e la pre­ven­zione dei tumori. Le stelle, però luce­van altrove vis­to che, in una Gar­done Riv­iera impreg­na­ta di piog­gia, la ser­a­ta ha avu­to luo­go a Vil­la Alba anzichè al Vit­to­ri­ale. Tan­to peg­gio, tan­to meglio. Ai mugug­ni iniziali si sono sos­ti­tu­iti gli applausi di un pub­bli­co sem­pre più entu­si­as­ta, pre­mi­a­to da un’acustica più con­sona alle qual­ità dei tre solisti e dell’ottima Orches­tra filar­mon­i­ca di Volvo­grad diret­ta da Edvard Serov. La com­pagine rus­sa, dalle per­fette muance veriste, si è fat­ta ambas­ci­atrice di una ser­a­ta esaltante, inten­si­f­i­can­do l’atmosfera gioiosa di un recital che — altri­men­ti — avrebbe rischi­a­to di trasfor­mar­si in una gara tut­ta vol­ume e pol­moni. In realtà, gra­zie anche ad una scelta capace di unire buon gus­to a bel­la musi­ca sono state pre­sen­tate pagine mer­av­igliose, come per­cor­so nel melo­dram­ma ital­iano tra Otto e Nove­cen­to. E con due fuori pro­gram­ma gra­di­tis­si­mi: l’ouverture del­la «Forza del Des­ti­no» di Ver­di e la «Dan­za delle ore» di Ponchiel­li. Johanns­son ha riv­e­la­to subito i numeri delle sue qual­ità vocali. Tenore liri­co dram­mati­co, dal­la poten­za ton­da e piena — dote così rara ai giorni nos­tri fat­ti di ugo­line e pol­monci­ni — l’islandese ha una delle voci più ital­iane che si pos­sano gustare di questi tem­pi. Facile capire come mai il suo «Nes­sun dor­ma» sia sta­to let­teral­mente sepolto dagli applausi. Applau­di­tis­si­mo anche «Cor­ti­giani, vil raz­za dan­na­ta», una pun­tati­na nel «Rigo­let­to» di Ver­di per mostrare la tim­bri­ca coin­vol­gente ed il sen­so per­son­ale del fraseg­gio di Anto­nio Sal­vadori. Forse appe­na intu­ba­ta all’inizio, la voce dell’avvenente Danielle Streiff è anda­ta via via crescen­do fino a toc­care altissi­mi ver­ti­ci in «Un bel dì vedremo» dal­la But­ter­fly» di Puc­ci­ni. La sua voce, mor­bi­da e robus­ta al tem­po stes­so, era là appe­sa nel cielo di quelle stelle che sem­bra­vano negar­si all’orizzonte di Gar­done. I tre artisti han­no saputo dipin­gere un con­cer­to stu­pen­do — due i bis -, deg­no del tut­to esauri­to di V{99,70}illa Alba e del sen­so di sol­i­da­ri­età dell’encomiabile inizia­ti­va. Gia­co­mo Fornari