Il consigliere De Bortoli, che ha seguito il progetto: «Il segreto? Cercare qualcosa di vicino e di utile»

Sport e scuole scaldaticon l’energia «verde»

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Ener­gia puli­ta per riscal­dare il polo sco­las­ti­co e gli impianti sportivi del capolu­o­go: l’amministrazione comu­nale ha infat­ti delib­er­a­to la real­iz­zazione di un impianto a bio­mas­sa lig­neo­cel­lu­losi­ca, in sostan­za scar­ti leg­nosi, in gra­do di pro­durre 1,2 megawatt ter­mi­ci. Il cos­to dell’opera è sti­ma­to in 600 mila euro di cui 318.500 euro cop­er­ti dal finanzi­a­men­to delib­er­a­to dal­la Giun­ta regionale.Molte le ragioni che han­no por­ta­to gli ammin­is­tra­tori ad ori­en­tar­si ver­so questo tipo di soluzione ener­get­i­ca. «La scelta risponde a cri­teri ambi­en­tali ma anche eco­nomi­ci», spie­ga Rober­to De Bor­toli, con­sigliere del­e­ga­to alle politiche agri­cole del Comune che ha segui­to in pri­ma per­sona il prog­et­to. «L’impianto a bio­mas­sa lig­neo­cel­lu­losi­ca va nel­la direzione del rispet­to del pro­to­col­lo di Kyoto e degli accor­di sta­bil­i­ti dall’Unione euro­pea per com­bat­tere l’effetto ser­ra. E ciò per­ché la com­bus­tione del leg­no, com’è nel nos­tro caso, gen­era in ter­mi­ni di emis­sione di anidride car­bon­i­ca (CO2) un cosid­det­to bilan­cio pari: vuol dire che l’anidride car­bon­i­ca immes­sa è la stes­sa che la pianta ha assor­bito nel­la sua vita; a dif­feren­za di ogni altra fonte ener­get­i­ca che nel proces­so di com­bus­tione emette nuovi e impor­tan­ti quan­ti­ta­tivi di anidride carbonica».«Ma anco­ra pri­ma», sot­to­lin­ea De Bor­toli, «questo impianto è sta­to stu­di­a­to ragio­nan­do sulle carat­ter­is­tiche del nos­tro ter­ri­to­rio. Pen­san­do a una fonte ener­get­i­ca puli­ta, ci siamo chi­esti che tipo di com­bustibile potes­si­mo uti­liz­zare guardan­do ciò che viene prodot­to “in loco”. Qui ci sono oltre 560 ettari di vigneti, la coltura dom­i­nante, cui si aggiun­gono altri tipi di frut­te­to, il verde pri­va­to, un’azienda che lavo­ra il leg­no: ciò equiv­ale a oltre 1000 ton­nel­late di bio­mas­sa lig­neo cel­lu­losi­ca. È la base dal­la quale siamo par­ti­ti per­ché, a dif­feren­za di quan­to si è fat­to e si fa altrove, il nos­tro inten­to è usare ciò che viene prodot­to dal territorio».Attivato l’impianto, si trat­terà di vedere se la prove­nien­za del­la fonte ener­get­i­ca sarà solo Castel­n­uo­vo del Gar­da o qualche local­ità lim­itro­fa. «L’idea», rib­adisce il con­sigliere, «è di essere autono­mi local­mente anche per­ché la bio­mas­sa prodot­ta sul ter­ri­to­rio é ampia­mente supe­ri­ore a quan­to richiesto dall’impianto. E non avrebbe sen­so com­prare ton­nel­late di mate­ri­ali. Se faces­si­mo così ver­rebbe meno il sig­ni­fi­ca­to eco­nom­i­co ed eco­logi­co dell’impianto: lo affer­mano stu­di di set­tore sec­on­do i quali acquistare i mate­ri­ali già a 20, 30 chilometri di dis­tan­za dall’impianto riduce in modo impor­tante il van­tag­gio ambi­en­tale ed eco­nom­i­co del­la scelta».Perché anche il val­ore eco­nom­i­co ha pesato nel­la scelta. «Il prez­zo del petro­lio è in con­tin­ua asce­sa, e non è meno impor­tante pen­sare a un’autonomia dai tradizion­ali for­n­i­tori dei com­bustibili fos­sili. Inoltre è un’at­tiv­ità che gener­erà indot­to, una sor­ta di fil­iera diver­sa soprat­tut­to per il set­tore agricolo».La con­fer­ma del con­trib­u­to del­la Regione ha con­tribuito a dettare i tem­pi per la real­iz­zazione. «A breve orga­nizzer­e­mo incon­tri pub­bli­ci per pre­sen­tar­la alla popo­lazione. Nel frat­tem­po pros­eguiamo l’iter buro­crati­co e prog­et­tuale: l’impianto dovrà essere ulti­ma­to entro il 2009 ma per quel­la data», con­clude De Bor­toli, «con­ti­amo, in realtà, di met­ter­lo in funzione».