Gavardo resta un punto di riferimento per acuti, ma il direttore generale Mara Azzi prospetta a Salò un’alternativa per il riutilizzo del presidio

Spunta l’ospedale di comunità

16/10/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

La Valle Sab­bia e il medio-alto lago di Gar­da avran­no come ospedale per acu­ti Gavar­do; la riabil­i­tazione graviterà invece su Vil­la Bar­bara­no, in pas­sato hotel (Asto­ria) di pro­pri­età del­la famiglia del sin­da­co Giampi­etro Cipani, ora del­la soci­età che fa capo a Mar­co Bonomet­ti delle Officine mec­ca­niche rez­za­te­si. E Salò? Sem­bra prospet­tar­si l’ipotesi di un «ospedale di comu­nità», una via inter­me­dia, che si sta già cer­can­do di attuare a Leno. Ver­rebbe gesti­to anche dai medici di base e dovrebbe accogliere col­oro che, dimes­si dopo un inter­ven­to chirur­gi­co e un ricovero, abbiano bisog­no di essere segui­ti per alcu­ni giorni pri­ma di rien­trare a casa.«Intanto pen­si­amo a riparare i dan­ni del ter­re­mo­to del 24 novem­bre 2004 – ha affer­ma­to Mara Azzi, diret­tore gen­erale dell’Azienda ospedaliera di Desen­zano, ospite ieri a Salò per par­lare del futuro del­la san­ità nel­la cit­tad­i­na garde­sana — abbi­amo ottenu­to un con­trib­u­to di un mil­ione e 300 euro, e noi ne abbi­amo aggiun­ti altri 147 mila. I lavori ter­min­er­an­no nel novem­bre 2009. Fino ad allo­ra non è pos­si­bile pen­sare ad alcun cam­bio di des­ti­nazione. Abbi­amo quin­di tem­po per decidere quale futuro avrà. Io non inten­do andare avan­ti, sen­za ten­er con­to dell’opinione del­la gente. L’obiettivo è di far fun­zionare bene i servizi e accon­tentare i cittadini».IL DIBATTITO, orga­niz­za­to dagli «Ami­ci del gol­fo», pre­siedu­ti da , si è svolto nel­la Sala dei Provved­i­tori del palaz­zo comu­nale di Salò, per l’occasione gremi­ta. Pre­sen­ti pure alcu­ni sin­daci del­la zona e il numero 1 del­la Comu­nità mon­tana par­co Alto Gar­da, Vin­cen­zo Chi­mi­ni. «Vi garan­tis­co che i servizi attuali (poliambu­la­tori, radi­olo­gia con mam­mo­grafia, cen­tro pre­lievi, neu­rop­sichi­a­tria infan­tile, ) rimar­ran­no lì, non saran­no tolti, ma dovran­no essere rimod­er­nati –ha pros­e­gui­to Azzi -. Baster­an­no 4.500 metri quadri: la metà del­la super­fi­cie esistente. Cosa fare per il resto? Toc­cherà ai cit­ta­di­ni decidere. Al momen­to le ipote­si sul tavo­lo sono due: o vendere metà ospedale e con il rica­va­to ristrut­turare l’altra metà, oppure ced­er­lo per intero, e costru­ire una palazz­i­na nuo­va. Se nel frat­tem­po matur­eran­no pro­poste dif­fer­en­ti, le esaminer­e­mo. In ogni caso bisogna toglier­si dal­la tes­ta che pos­sano ritornare i vec­chi reparti».L’ospedale di Salò è sta­to pro­gres­si­va­mente svuo­ta­to: via orto­pe­dia e, poi, gine­colo­gia-oste­tri­cia, orto­pe­dia, otori­no, Pron­to soc­cor­so, med­i­c­i­na, dial­isi, psichi­a­tria. Col risul­ta­to che sono rimaste solo le brici­ole, come gli ambu­la­tori e la radi­olo­gia. «L’edificio è stori­co – ha aggiun­to Azzi — e pen­sare di met­ter­vi la riabil­i­tazione è pazzesco. Occor­rerebbe effet­tuare inves­ti­men­ti enor­mi. Sen­za trascu­rare il dis­cor­so del­la man­can­za di parcheg­gi esterni». Numerose le per­sone che han­no espres­so la loro opinione.QUALCUNO ha ester­na­to rab­bia e malu­more, per la deca­den­za di una strut­tura real­iz­za­ta gra­zie ai lasc­i­ti del­la popo­lazione, chieden­do «una soluzione dig­ni­tosa». Altri han­no sug­ger­i­to di puntare a un ospedale del­la comu­nità, gesti­to da medici di base e infer­mieri, per chi ha bisog­no di essere segui­to dopo un inter­ven­to chirur­gi­co. Ipote­si che la diret­trice ha ritenu­to val­i­da. «Salò è già sta­ta penal­iz­za­ta, e non potrà esser­lo ulte­ri­or­mente», ha assicurato.Il sin­da­co Giampiero Cipani ha ricorda­to come nel Pgt adot­ta­to ven­erdì dal con­siglio comu­nale, si par­li di vendere metà ospedale per recu­per­are l’altra metà. «Non sono per nul­la d’accordo di ced­er­lo per intero e real­iz­zare una palazz­i­na ester­na» ha rib­a­di­to Cipani. L’occasione l’abbiamo per­sa quan­do la Regione e l’assessore Car­lo Bor­sani decis­ero di costru­ire un ospedale nuo­vo per acu­ti in un luo­go da scegliere tra Roè Vol­ciano, Limone di Gavar­do e Vil­la di Salò. A tale propos­i­to furono reper­i­ti finanzi­a­men­ti per 29 mil­ioni e mez­zo di euro, poi fini­ti nell’ampliamento di Gavar­do». Il sin­da­co di Gargnano, Gian­fran­co Scar­pet­ta, ha riven­di­ca­to la neces­sità di avere servizi adeguati, per evitare lunghe attese negli ambulatori.

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