La Sardellata inizia con assaggi e musica. Domani la maxi cena. I piatti dei pescatori sono un’attrazione

Stasera sul lungolago

04/07/2004 in Enogastronomia
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

La luna piena por­ta la Sardel­la­ta sul lun­go­la­go. Sec­on­do una tradizione «pescaóra», ripristi­na­ta una venti­na d’an­ni orsono, in con­comi­tan­za col ple­nilu­nio di luglio a Gar­da si fa la fes­ta ded­i­ca­ta alle sardéne, pesce povero, che ha però sfam­a­to gen­er­azioni di famiglie di pesca­tori. Rin­un­ci­a­to all’or­ga­niz­zazione, com­p­lessa e dis­pendiosa, del­la gita in bat­tel­lo al Pal del Vò, il promon­to­rio som­mer­so fra San Vig­ilio e Sirmione, il comune da un paio d’an­ni la Sardel­la­ta la pro­pone sul lun­go­la­go. Si com­in­cia stasera, domeni­ca 4 luglio: alle ore 18 aprono i chioschi pres­so i quali ven­gono preparati piat­ti a base di pesce di lago. Si va avan­ti fino a mez­zan­otte, con la musi­ca dal vivo. Domani, lunedì 5, doppio appun­ta­men­to gas­tro­nom­i­co: gli stand del lun­go­la­go ser­vono sardelle fritte, men­tre nel­la piaz­za del munici­pio l’as­so­ci­azione ris­tora­tori allestisce una cena per cinque­cen­tocinquan­ta per­sone. C’è anco­ra musi­ca dal vivo. Nel cor­tile del munici­pio si fa una proiezione di audio­vi­sivi fotografi­ci. Per gli irriducibili del­la tradizione, che usci­ran­no comunque al Pal del Vò con la loro imbar­cazione, alle ore 20.30 ci sarà la dis­tribuzione di sardelle fritte. E alle 23.30 si chi­ude, come di con­sue­to, col grande spet­ta­co­lo di fuochi d’ar­ti­fi­cio, come a fer­ragos­to e a . Il tut­to con la parte­ci­pazione, al fian­co del comune, di varie realtà garde­sane: la pro loco, l’as­so­ci­azione ris­tora­tori, il grup­po fotografi­co Lo Scat­to, la Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori, l’as­so­ci­azione bisse La Roc­ca, la sezione di Gar­da del­la Lega Navale Ital­iana, l’as­so­ci­azione sporti­va El Matross. La sardel­la­ta ricor­da i tem­pi in cui il ple­nilu­nio di luglio era l’ap­pun­ta­men­to più atte­so dal­la comu­nità garde­sana: il momen­to delle gran­di bat­tute di pesca alla sardé­na, il «pesce provvi­den­za», come lo chia­ma­va l’it­ti­ol­o­go Flo­reste Malfer, figlio di pesca­tori. Si pesca­v­ano col remàt, la rete mat­ta, enorme, lunghissi­ma, capace di cat­ture gigan­tesche. Era coin­volto tut­to il paese: era ques­tione di vita o di morte per la gente del pos­to. Una parte del pesca­to la si man­gia­va al largo, in bar­ca. Cen­tro del­la pesca era il Vò, il monte som­mer­so, sul­la cui som­mità era infis­so un palo che affio­ra­va dalle acque. Alla som­mità del palo c’er­a­no una lanter­na e una ban­deruo­la. Un moto­scafo l’ha abbat­tuto una trenti­na d’an­ni fa. Ora il palo è in mate­ri­ale sin­teti­co, a righe, come det­tano le norme del­la . Pres­so il Pal del Vò negli anni Ven­ti la man­gia­ta di sardéne di luglio divenne una fes­ta orga­niz­za­ta: tra i fre­quen­ta­tori c’er­a­no il poeta Berto Bar­barani e il pit­tore Ange­lo Dal­l’O­ca Bian­ca. Si anda­va al largo coi bar­coni da trasporto a due alberi. Poi l’ab­ban­dono, sino al ritorno d’u­na venti­na d’an­ni orsono, quan­do si ripresa a recar­si al Vò in bat­tel­lo. Ora si sta invece sul lun­go­la­go. Ma c’è il pesce, garan­ti­to dal­la Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori. E sono for­tu­nata­mente tor­nati anche i piat­ti del­la tradizione con la cena del­l’as­so­ci­azione ris­tora­tori: sardéne in saór, risot­to con la tin­ca, luc­cio «a sal­sa», san­vig­ilìni, il tut­to innaf­fi­a­to di e Bian­co di Cus­toza, vini rivieraschi.

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