La sala di proiezione è perduta per sempre, i privati rilanciano il loro progetto. Confermata l’idea: nell’ex cinema bar, mostre e spettacoli

«Stasera tutti al Caffè Alberti»

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Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

Un paio di notizie sull’Alberti: non c’è più nes­suna sper­an­za che il locale pos­sa riaprire come cin­e­ma teatro. Caso­mai, diven­terà qual­cosa di diver­so: la pro­pos­ta avan­za­ta da una soci­età pri­va­ta (quel­la del­la dis­cote­ca «Fura») è di farne un locale «mis­to» tra il com­mer­ciale e il cul­tur­ale. Si par­la di un bar ris­torante che pos­sa ospitare anche mostre d’arte, spet­ta­coli, con­feren­ze, con­cer­ti e proiezioni. Per ora è solo una pro­pos­ta, il Comune non si sbi­lan­cia e la val­uterà, vedremo. Ma una cosa è cer­ta, e lo ammet­tono sia la pro­pri­etaria del­lo sta­bile, sig­no­ra Patrizia Berga­m­aschi, che il sin­da­co Fioren­zo Pien­az­za: riaprire il cin­e­ma è impos­si­bile, per­chè per i pri­vati non è un buon affare, e per il Comune un inves­ti­men­to trop­po oneroso. «Ristrut­turar­lo come cin­e­ma costerebbe cifre con­sid­erevoli — spie­ga la sig­no­ra Berga­m­aschi -. E’ tut­to da rifare: ho cal­co­la­to che ci vor­reb­bero 170 mil­ioni di lire per le poltroncine, 90 mil­ioni per l’impianto dol­by, 80 mil­ioni per i proi­et­tori, 60 per uno scher­mo nuo­vo, ben 200 mil­ioni per i pan­nel­li fonoas­sor­ben­ti che non ci sono più, 40 mil­ioni per i bag­ni, eccetera. Spendere per cosa? Se anche io spendessi quei sol­di — spie­ga la pro­pri­etaria — poi la ges­tione di un cin­e­ma mono­sala sarebbe sicu­ra­mente in perdi­ta, di fronte alla con­cor­ren­za dei vari Oz, Grande Mela e mul­ti­sala vari». E il Comune? Il dis­cor­so è uno solo: il Comune non può com­prare e ristrut­turare un edi­fi­cio da 2500 metri quadri in cen­tro stori­co, e poi accol­lar­si una ges­tione in perdi­ta per il cin­e­ma. «Ci dispi­ace, ma non pos­si­amo per­me­t­ter­ce­lo — ammette il sin­da­co Fioren­zo Pien­az­za -: per un cen­tro cul­tur­ale comu­nale sti­amo con­cen­tran­do la nos­tra atten­zione sul castel­lo. L’Alberti è pri­va­to e il nos­tro spazio di manovra è ristret­to: sen­tire­mo le pro­poste dei pri­vati, e le val­uter­e­mo». L’argomento in paese è sen­ti­to: la Lega Nord, inter­pre­tan­do il sen­ti­men­to di tut­ti, ha rac­colto 1600 firme di per­sone che chiedono al Comune di com­prare l’Alberti o di vin­co­lar­lo ad attiv­ità Comu­nali. Ma sem­bra che ques­ta stra­da non sia per­cor­ri­bile: «Inutile porre un vin­co­lo urban­is­ti­co final­iz­za­to a un espro­prio, che sarebbe legal­mente com­pli­ca­to ed eco­nomi­ca­mente proibiti­vo». «Il dato di fat­to — spie­ga Pien­az­za — è che la pro­pri­etaria ha affit­ta­to il locale per 12 anni a ques­ta soci­età, che vor­rebbe farne un bar ris­torante con mostre, spet­ta­coli e attiv­ità artis­tiche e cul­tur­ali. Questi pri­vati sono anche dis­posti, per un cer­to numero di giorni all’anno, a las­cia­re al Comune la disponi­bil­ità dei locali per man­i­fes­tazioni pub­bliche. Val­uter­e­mo la pro­pos­ta appe­na vedremo un prog­et­to scrit­to e det­taglia­to». Sia chiaro, infat­ti, che un prog­et­to non c’è anco­ra. I pri­vati han­no scrit­to solo una let­tera di inten­ti, in cui spie­gano: «Il bar ris­torante sarà por­ta­to ad un uti­liz­zo artis­ti­co del­lo spazio, con mostre di pit­tura, , scul­ture, video, col­lega­men­ti via inter­net, tut­to quan­to l’arte con­tem­po­ranea pro­pone oggi». «Aspet­ti­amo un prog­et­to su cui dis­cutere — taglia cor­to il sin­da­co — pron­ti a porre delle con­dizioni: non vor­rem­mo dis­coteche, non vor­rem­mo attiv­ità di dis­tur­bo per i res­i­den­ti, ci piac­erebbe che il Comune potesse parte­ci­pare alla pro­gram­mazione degli even­ti cul­tur­ali nel locale. Ma di com­prar­lo non se ne par­la: è fuori dal­la nos­tra portata».

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