Ma l’opposizione (Ulivo) attacca: «L’opera di sistemazione non figura nella programmazione 2003-2005». Il progetto prevede area di servizi per il turismo Sachetto: «Una concessione di 3 o 6 anni»

Stazione di Borghetto presto a nuovo

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Di Luca Delpozzo
(a.f.)

Man­ca anco­ra un prog­et­to dell’amministrazione comu­nale per recu­per­are l’area del­la stazione di Borghet­to (dismes­sa dopo la chiusura del­la lin­ea fer­roviaria Man­to­va-Peschiera) che potrebbe diventare uno sno­do impor­tante per la svilup­po del­la frazione, soprat­tut­to sot­to il pro­fi­lo tur­is­ti­co. «Sono pas­sati sette mesi», denun­cia Ste­fano Bertoli, capogrup­po dell’Ulivo, «da quan­do il 20 giug­no 2002, il Con­siglio comu­nale all’unanimità ha vota­to una nos­tra pro­pos­ta per la sis­temazione del­la stazione di Borghet­to, inclu­den­do poi anche quel­la di Salionze, ma ques­ta opera non figu­ra nel­la pro­gram­mazione 2003–2005 e di questo pas­so trascor­reran­no decen­ni. Invece Borghet­to ha bisog­no di attrez­zarsi per pro­por­si in modo adegua­to anche a forme di tur­is­mo sosteni­bile». Dopo quel­la data se ne era par­la­to nel Con­siglio comu­nale di novem­bre, dove il sin­da­co Faus­to Sachet­to ave­va chiesto altro tem­po per definire col diret­tore del­la fil­iale veronese dell’agenzia del demanio, Gio­van­ni Alto­bel­lo, quale for­mu­la adottare: acquis­to di una parte o di tut­ta l’area, affit­to od altro. «Ho con­tat­ta­to», con­tin­ua Bertoli, «l’ingegner Alto­bel­lo e l’ho trova­to disponi­bile a trovare un accor­do. Ha prospet­ta­to al sin­da­co varie soluzioni, ma non ha avu­to risposte chiare. Oltre­tut­to ci sareb­bero dei fon­di region­ali a cui attin­gere». Il rifer­i­men­to è alla legge regionale per l’acquisto di sedi fer­roviarie dimesse di cui han­no recen­te­mente ben­e­fi­ci­a­to parec­chi Comu­ni del­la provin­cia di Verona, da Vil­lafran­ca ad Affi. Pro­prio quest’ultimo sem­bra inten­zion­a­to a real­iz­zare una strut­tura polifun­zionale che cos­ti­tu­is­ca il pun­to di parten­za per per­cor­si cicla­bili, qual­cosa di sim­i­le a ciò che potrebbe servire a Borghet­to. «Si potrebbe pen­sare», dichiara Bertoli, «oltre al noleg­gio di bici, ad uno sportel­lo tur­is­ti­co e ad attiv­ità com­mer­ciali, ma poi bisogn­erà sis­temare il parcheg­gio e posizionare dei servizi igien­i­ci a get­tone». Che l’area del­la stazione sia las­ci­a­ta a se stes­sa lo con­fer­ma Adri­ano Pedroni, un operaio quar­antac­inquenne che abi­ta nel­la vic­i­na via Man­teg­na e che assiste suo mal­gra­do allo spi­acev­ole spet­ta­co­lo di chi uti­liz­za alberi o siepi per fare i suoi bisog­ni. «Borghet­to era molto più vivi­bile anni fa», riv­ela Pedroni, «ed ora subisce un assalto tur­is­ti­co che, se non si provved­erà con strut­ture adeguate, vi saran­no prob­le­mi sem­pre più grossi per i res­i­den­ti e ne risen­tirà anche la bellez­za del pos­to. A me poi che ho abi­ta­to per dod­i­ci anni nel­la stazione, fino al 1987, fa tris­tez­za ved­er­la in rov­ina». Per il sin­da­co Faus­to Sachet­to l’utilità dell’area è fuori dis­cus­sione e un accor­do con l’agenzia del demanio sarà con­clu­so a breve. «In questo momen­to», affer­ma Sachet­to, «c’è sta­ta con­sigli­a­ta la con­ces­sione per 3 o 6 anni. L’importo del­la ristrut­turazione ver­rebbe sca­la­to dal prez­zo com­p­lessi­vo nel caso di acquis­to». Alessan­dro Foroni Valeg­gio. La Man­to­va-Peschiera era una fer­rovia a scar­ta­men­to nor­male inau­gu­ra­ta il 15 mag­gio del 1934 (dopo un ven­ten­nio dal­la con­ces­sione rilas­ci­a­ta ad una soci­età a cap­i­tale preva­len­te­mente francese) e che ter­minò le sue corse il 30 aprile del 1967. In poco più d’u­na trenti­na di chilometri intera­mente in sede pro­pria col­le­ga­va Man­to­va con Peschiera, toc­can­do molti pae­si a cav­al­lo fra le province di Man­to­va e Verona. Storiche sono rimaste nel­la memo­ria dei valeg­giani, le «lit­torine» che nel­la val­la­ta del Min­cio han­no fis­chi­a­to a lun­go. Al ter­mine del trac­cia­to, in parte a breve dis­tan­za dal fiume Min­cio, fra le colline moreniche man­to­vane del Gar­da, la Fer­rovia Man­to­va-Peschiera (Fmp) anda­va a ricon­giunger­si alla rete delle Fer­rovie del­lo Sta­to, nel­la stazione di Peschiera; da qui, gra­zie ad un rac­cor­do autonomo che anda­va a sot­topas­sare la -Venezia all’al­tez­za del­la radice del­la stazione lato Desen­zano, la Fmp pote­va pro­l­un­gare le pro­prie corse ver­so Bres­cia od effet­tuare il servizio mer­ci sino alla riva del lago, a Peschiera Darse­na. Para­dos­salmente, ora che buona parte del trac­cia­to del­la Man­to­va-Peschiera è sta­to sman­tel­la­to o trasfor­ma­to in pista , è sor­to nei mesi scor­si a Man­to­va un comi­ta­to (fil­i­azione del­l’As­so­ci­azione uten­ti del trasporto pub­bli­co) per il ripristi­no del­la fer­rovia, ritenu­ta più che mai impor­tante per ridurre il peso del traf­fi­co sul lago di Gar­da e per «motivi d’in­ter­esse artis­ti­co, nat­u­ral­is­ti­co, culi­nario».

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