Un magnate Usa sta ristrutturando casa Feltrinelli a Gargnano: da qui Mussolini governò la Repubblica sociale.

Stelle e strisce nella villa del Duce

07/07/2000 in Avvenimenti
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Nunzia Vallini

Vil­la Fel­trinel­li, la mit­i­ca res­i­den­za garde­sana di Ben­i­to Mus­soli­ni, da dove il Duce gov­ernò la Repub­bli­ca sociale ital­iana dopo l’8 set­tem­bre del ’43, entr­erà a far parte del­la cate­na dei Relais & Chateaux. La «ricon­ver­sione» è tar­ga­ta stelle e strisce per­ché un finanziere Usa, già pro­pri­etario del­la famosa cate­na dei Regent Hotel, se l’è aggiu­di­ca­ta. «Sarà una grande casa, una casa di lus­so ma soprat­tut­to una casa dove mis­ter Burns accoglierà i suoi ospi­ti che qui tro­ver­an­no natu­ra, seren­ità e pace» dice un impec­ca­bile Cristo­pher Bergen, con­sulente del mag­nate amer­i­cano che ha acquis­ta­to il «castel­let­to» costru­ito dal­la famiglia Fel­trinel­li a fine ’800 nel podere di San Fausti­no, a nord di Gargnano: tre piani del 1892, stile neogoti­co-lib­er­ty, 2500 metri qua­drati cop­er­ti, un par­co di 5 ettari con limon­aie e alberi sec­o­lari di pino, uli­vo e mag­no­lia che si affac­ciano sul lago con darse­na. Per i par­ti­co­lari dei lavori di ristrut­turazione giun­ti ormai agli sgoc­ci­oli, a Vil­la Fel­trinel­li (qui l’editore Gian­gia­co­mo trascorse numerose esta­ti del­la sua ado­lescen­za) si riman­da a set­tem­bre: «Sarà una casa di lus­so — promette Bergen — ma non una strut­tura alberghiera esclu­si­va. I vis­i­ta­tori saran­no sem­pre ben accetti. Qui potran­no orga­niz­zare incon­tri per even­ti par­ti­co­lari». Par di capire che non ci sia volon­tà di farne un «forti­no» per ric­chi, con buona pace di chi — e sul Gar­da sono tan­ti — sog­na­va una diver­sa des­ti­nazione per l’ex vil­la del Duce: ad esem­pio un o un cen­tro stu­di di sto­ria con­tem­po­ranea col­le­ga­to all’ di Bres­cia o a quel­la di che già a Gargnano ha la sede esti­va di Lingue pro­prio in un palaz­zo sem­pre appartenu­to alla famiglia degli edi­tori milane­si. La squadra di mis­ter Burns, comunque, assi­cu­ra che ogni inter­ven­to è solo con­ser­v­a­ti­vo. Le stanze «storiche» del­la vil­la come la cam­era da let­to con bal­dacchi­no del Duce e la sala dove Mus­soli­ni riu­ni­va il Con­siglio dei suoi min­istri non subi­ran­no alter­azioni di sor­ta ma soltan­to inter­ven­ti di con­sol­i­da­men­to. Al ter­mine del lift­ing ci saran­no 21 stanze let­to a dis­po­sizione per una capien­za mas­si­ma di 40 ospi­ti men­tre la sis­temazione del par­co è nelle mani di un architet­to pae­sag­gis­ti­co. Cen­tro del­la polit­i­ca ita­lo-ger­man­i­ca nel bien­nio ’43–45, Vil­la Fel­trinel­li venne ven­du­ta nel 1981 dagli ere­di di Gian­gia­co­mo, dila­ni­a­to da un ordig­no che egli stes­so sta­va col­lo­can­do a un tral­ic­cio a Seg­rate, alla Gargnano Immo­bil­iare srl dei costrut­tori Regali­ni di Bres­cia fino a finire, nel­la pri­mav­era del ’92, tra gli annun­ci eco­nomi­ci del New York Times : l’ex dimo­ra del Duce veni­va mes­sa in ven­di­ta per 5 mil­ioni e 900 mila dol­lari, cir­ca sette mil­iar­di di lire. Trop­pi, per un pic­co­lo comune come quel­lo di Gargnano che bussò (ma inutil­mente) al min­is­tero dei Beni cul­tur­ali per cer­care di com­porre una cor­da­ta di acquiren­ti isti­tuzion­ali. Ora la des­ti­nazione ad alber­go di questo impor­tante edi­fi­cio che fu il cuore del gov­er­no repubblichino.

Parole chiave: -