Andrà a New York con la delegazione guidata dal ministro Maroni portando proposte per la Carta internazionale dei diritti dell’infanzia

Stephen, dal Garda alle Nazioni Unite. Bella esperienza per un 17enne

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Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

Si chia­ma Stephen Hogan (di padre inglese) ma è un «gnaro» di Desen­zano. Anzi: di Cap­o­later­ra. E’ quel ragaz­zo sui 17 anni, coi capel­li un po’ lunghi, che ogni tan­to pas­sa in Ves­pa tra il lun­go­la­go e via Loren­zi­ni, dove abi­ta con la mam­ma Raf­fael­la e il papà Christo­pher. Per qualche giorno non lo vedremo pas­sare, il vespino resterà nel garage: saba­to Stephen par­tirà per New York, dove andrà a rap­p­re­sentare i gio­vani ital­iani davan­ti all’Assemblea dell’Onu, por­tan­do pro­poste per scri­vere la nuo­va Car­ta inter­nazionale dei dirit­ti dell’infanzia. E scusate se è poco. L’onore cap­i­ta­to a questo ragaz­zo desen­zanese (nato a Bres­cia) è una gran cosa. La «del­egazione» sarà infat­ti com­pos­ta da due soli ragazzi, lui e una sedi­cenne romana di nome San­dra. Con loro par­tirà il min­istro del wel­fare Bobo Maroni insieme ad alti diplo­mati­ci, con­soli e ambas­ci­a­tori, giuristi e per­son­ag­gi di ran­go. E’ una vera e pro­pria mis­sione gov­er­na­ti­va, che parteciperà alla ses­sione spe­ciale sul­l’in­fanzia al Palaz­zo di Vetro, la sede delle Nazioni Unite. Un luo­go che è, al tem­po stes­so, il sim­bo­lo del­la pace ma anche dei dram­mi e delle mag­a­gne del mon­do. Come ci è cap­i­ta­to il giovin desen­zanese? «Mi han­no elet­to — risponde lui, con sem­plic­ità — . Il mio nome e quel­lo dell’altra ragaz­za sono usci­ti da un con­gres­so, riu­ni­to lo scor­so set­tem­bre a Firen­ze per inizia­ti­va del­l’U­nicef. C’erano ragazzi di tut­ta Italia, fra i 12 e 17 anni, in rap­p­re­sen­tan­za delle varie orga­niz­zazioni di volon­tari­a­to. Io ero lì per l’Agesci, l’associazione degli cat­toli­ci. Alla fine si è vota­to, e mi han­no scel­to anche per­chè par­lo bene l’inglese». Ci mancherebbe altro che non lo par­lasse, l’inglese: suo padre, il sign­or Cristo­pher John Hogan, viene dal­lo York­shire (si è sta­bil­i­to in Italia 19 anni fa, da sei pri­ma­vere sta a Desen­zano), e per mestiere tiene cor­si di inglese nelle aziende. Suo figlio Stephen, per non sbagliare, si è iscrit­to al Liceo lin­guis­ti­co «Veron­i­ca Gam­bara» di Bres­cia. Chi meglio di lui, per dare del tu a Kof­fi Annan e agli altri gran­di del­la ter­ra? Lui, però, è un ragaz­zo nor­male: va in Ves­pa, ha tan­ti ami­ci, fa volon­tari­a­to, si diverte a recitare con la com­pag­nia teatrale Vian­danze di Moni­ga e si dilet­ta come gio­col­iere. Per hob­by, par­la alle Nazioni Unite. «Dove­va­mo par­tire lo scor­so 14 set­tem­bre, ma poi è suc­ces­so quel­lo che è suc­ces­so. Sare­mo là dal 4 al 12 mag­gio. Con gli altri gio­vani dell’assemblea di Firen­ze abbi­amo elab­o­ra­to sette pun­ti, e li pre­sen­ter­e­mo come con­trib­u­to dei gio­vani ital­iani alla Car­ta inter­nazionale: si par­la di dirit­to alla scuo­la, si chiede che il lavoro non sia sfrut­ta­men­to, si par­la di salute; poi di dis­tribuzione delle ric­chezze ai pae­si poveri, di rispet­to per i bam­bi­ni immi­grati, che sono soprat­tut­to dei bam­bi­ni. Questo dire­mo». E se gli si doman­da che cosa chie­da lui al futuro, risponde: «Chiedo di vivere bene. Vale per me, e per tut­ti i ragazzi del mondo».

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