II popolo dei jumpers europei è stato privato del suo trampolino prediletto. Nessuno potrà più lanciarsi col paracadute dal Becco dell'Aquila.

Stop nel trentino alla pratica dello Jumping

27/05/2000 in Sport
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Di Luca Delpozzo
Davide Pivetti

II popo­lo dei jumpers europei è sta­to pri­va­to del suo tram­poli­no predilet­to. Nes­suno potrà più lan­cia­r­si col para­cadute dal Bec­co del­l’Aquila. Edif­fi­cil­mente rive­dremo man­i­fes­tazioni come “Boo­gie Brenta 2000” , il meet­ing inter­nazionale che tré set­ti­mane fa è costa­to la vita ad Andrea Quar­isa, trentaquat­trenne jumper romano giun­to a Pietra-mura­ta pro­prio per «volare» per quei dod­i­ci sec­on­di maledet­ti lun­go la Parete Zebrata.Ieri pomerig­gio la giun­ta provin­ciale ha approva­to la delib­era pro­pos­ta dal­l’asses­sore allo sport e all’am­bi­ente Iva Berasi, con la quale si vieta esplici­ta­mente la prat­i­ca del Base Jum-ping su tut­to il ter­ri­to­rio provin­ciale. La gener­ic­ità non deve trarre in ingan­no. Di fat­to solo il Monte Brente è fre­quen­ta­to dagli appas­sion­ati di ques­ta ris­chiosa dis­ci­plina sporti­va. Comunque, per andare sul sicuro, il doc­u­men­to sti­la­to dal­la giun­ta di Loren­zo Del­lai inserisce nel divi­eto anche gener­iche basi fisse, cime di mon­tagne, palazzi, pon­ti, gru dai quali si salti apren­do il para­cadute a poca dis­tan­za dal ter­reno. Un provved­i­men­to che era nel­l’aria e che cer­to è ricon­ducibile pro­prio alla trag­i­ca fine di Andrea Quar­isa. Il suo para­cadute si aprì con qualche dec­i­mo di sec­on­do di ritar­do e il gio­vane finì per schi­antar­si con­tro la parete di roc­cia. L’inchi­es­ta sulle cause del deces­so è sta­ta subito archivi­a­ta. I com­pag­ni del tragi­co volo fornirono il giorno stes­so tut­ti gli ele­men­ti nec­es­sari ai cara­binieri di Dro e al pm Mar­co Gal­li­na, per com­pren­dere la dinam­i­ca del­l’in­ci­dente. Quar­isa sta­va volan­do con la schiena riv­ol­ta al suo­lo per effet­tuare la ri pre­sa video del salto. Non si accorse che il momen­to di aprire il para­cadute era già trascor­so. Il divi­eto non mancherà di sus­citare polemiche e prese di posizione. Da un lato il movi­men­to, sem­pre più vas­to, che prat­i­ca o appog­gia gli sport estre­mi, cer­ta­mente sosten­i­tore del­la lib­ertà di lan­cia­r­si da una mon­tagna e aprire il para­cadute quan­do si vuole. Dal­l’al­tra un’opin­ione pub­bli­ca comunque sor­pre­sa del­la lib­ertà con­ces­sa ai prat­i­can­ti di uno sport così ogget­ti­va­mente peri­coloso. «Di fronte a tali rischi — si legge nel­la delib­era — non sem­bra suf­fi­ciente l’au­tore­go­la­men­tazione che le asso­ci­azioni degli appas­sion­ati ten­dono a dar­si spon­tanea­mente. La peri­colosità di ques­ta dis­ci­plina sporti­va, che inter­es­sa l’in­tera cat­e­go­ria dei prat­i­can­ti, richiede una val­u­tazione da parte del­l’au­torità pub­bli­ca sot­to il pro­fi­lo del­la sicurez­za». In prat­i­ca la giun­ta provin­ciale prende tem­po e per evitare altri inci­den­ti come quel­lo del 7 mag­gio, isti­tu­isce un divi­eto tem­po­ra­neo. Nel frat­tem­po — fer­mo restando che ques­ta prat­i­ca per stes­sa ammis­sione degli appas­sion­ati è ad alto ris­chio — la giun­ta accert­erà se tale ris­chio può essere dimi­nu­ito da una pre­cisa rego­la­men­tazione del­la tec­ni­ca di salto, ad esem­pio fis­san­do altezze min­ime e mas­sime per i lan­ci, delim­i­tan­do i siti dove prati­care questo sport, preve­den­do divi­eti in caso di piog­gia o forte ven­to che pos­sono creare prob­le­mi agli atleti. La giun­ta va oltre e arri­va al pun­to di ipo­tiz­zare — una vol­ta con­clu­so l’ap­pro­fondi­men­to — divi­eti speci­fi­ci per chi volesse fare fotografie o riprese video in volo, con un chiaro rifer­i­men­to all’in­ci­dente del Brente, e anche l’even­tuale intro­duzione di dis­pos­i­tivi di sicurez­za nel momen­to in cui il Base Jump­ing tor­nasse pos­si­bile. A giu­di­care peri­colosità e prat­i­ca­bil­ità di questo sport sarà una com­mis­sione d’es­per­ti, il cui lavoro si con­clud­erà pri­ma del­l’ap­provazione del­la nuo­va legge provin­ciale ded­i­ca­ta pro­prio allo sport. «È il ris­chio a ren­dere ecc­i­tante questo sport — com­men­ta­va ieri sera Iva Berasi — e spet­ta a noi val­u­tarne la por­ta­ta. Un fenom­e­no nuo­vo, non rego­la­to da nor­ma­tive di alcun tipo. Ci ha trova­to spi­az­za­ti. Ora abbi­amo il tem­po per rime­di­are».

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