Storia di un bianchino solitario

Parole chiave:
Di Redazione
Alberto Rigoni - Rigù

La piog­gerel­li­na leg­gera, quel­la sera era una di quelle che face­vano venire la voglia di oziare anche davan­ti ad una fines­tra. Osser­vare i rari pas­san­ti sot­to l’ombrello, ascoltare il frus­cio delle gomme delle auto­mo­bili nel loro andare qua­si in silen­zio ver­so mete forse di tepori casal­inghi era qua­si piacev­ole; anche gli alberi goc­ci­olan­ti, lì di fronte, sem­bra­vano annuire a ques­ta umi­da atmos­fera.

Si anda­va, di lì a qualche giorno all’estate di San Mar­ti­no: ma non sem­bra­va in quel lunedì di Novem­bre ver­so sera.

Pip­po guar­da­va dal­la sua fines­tra quel sug­ges­ti­vo quadro bel­lo e puli­to, esalta­to dal­la piog­gerel­li­na; gli alberi dei gia­r­di­ni si dis­tingue­vano dal gri­gio poiché non era anco­ra buio. Pen­sa­va, fiducioso, guardan­do oltre la fines­tra sul­la quale, con la mano, ave­va rip­uli­to un pic­co­lo spazio sui vetri appan­nati: “Tra poco non pioverà più, uscirò a far due pas­si e per un bianchi­no”.

Qua­si sul tar­di la piog­gia era davvero ces­sa­ta; ave­va las­ci­a­to una bell’aria vaporosa, da res­pi­rare, appun­to, per stra­da, men­tre le luci del lam­pi­oni, da poco accese, don­a­vano una visione invi­tante; una nota resa qua­si inti­ma dal luc­ci­care silen­zioso delle case e delle strade, anco­ra intrise dal­la piog­gia qua­si fos­se una rugia­da serale.

Il Pip­po, anzi il Dot­tor Pip­po che tale è, usci­to da casa anche se più tar­di del soli­to, ave­va deciso di pas­sare almeno una mezz’oretta con qualche ami­co per l’aperitivo davan­ti ad un bianchi­no; a Desen­zano il Bianchi­no è l’unico aper­i­ti­vo, ma anche e soprat­tut­to il mez­zo effi­cace per viva­ciz­zare incon­tri, for­mare e con­sol­i­dare ami­cizie.

Novem­bre e lunedì sera!

Molti negozi era­no chiusi e con le vetrine spente, ma lui, fiducioso, si è avvi­a­to ver­so Piaz­za Garibal­di tra le auto lucide e bril­lan­ti alle quali la piog­gia ave­va dato una luce esalta­ta dei lam­pi­oni. Non s’era accor­to che anche il Vat­i­cano, tradizionale luo­go d’incontri e di bian­chi­ni, pur sem­i­nascos­to tra le auto ferme del parcheg­gio, era chiu­so; sbar­ra­to pro­prio!

Ci sarà pure qualche altra chiesa e qualche San­tel­la aper­ta a quest’ora, pen­sa­va, cer­to poi di trovare anche gli offi­cianti per il con­sue­to rito. Ne avrebbe incon­trati molti, dato che ne conosce­va tan­ti ed era conosci­u­to allo stes­so modo, lui dal­la natia Sicil­ia, dopo alcune per­ma­nen­ze altrove, ave­va trova­to in Desen­zano rispos­ta affet­tu­osa e amichev­ole al suo spir­i­to alle­gro e com­pagnone.

Va anche det­to che fin dai tem­pi in cui usa­va con abil­ità e quo­tid­i­ana­mente il bis­turi apren­do e chi­u­den­do pance con il con­trol­lo, atten­to, ma molto affet­tu­oso di tut­ta la sala oper­a­to­ria, è sta­to ben accolto pro­prio per il suo carat­tere oltre che per la sua già prova­ta com­pe­ten­za pro­fes­sion­ale.

Si può ben affer­mare che ormai è un Desen­zanese puro, lui conosce a fon­do le abi­tu­di­ni e le per­sone oltre gli ami­ci, che tal­vol­ta ospi­ta nel­la casa avi­ta sul­la cos­ta sicil­iana vici­no Gir­gen­ti, e dal­la quale trasferisce lec­cornie e ricette ese­gui­te sovente di per­sona, non dimen­ti­can­do di leg­gere le “anal­isi” e di dis­pen­sare qualche prezioso con­siglio a tut­ti quei com­pag­ni incon­trati non a caso.

Il bianchi­no in com­pag­nia, una vol­ta trova­to aper­to il tem­pio, avrebbe avu­to senz’altro mag­gior gus­to; del resto è impos­si­bile entrare in un’osteria (oggi si chia­mano Bar, e le più spinte addirit­tura Vinebar) e sorseg­gia­re in soli­tu­dine il Bianchi­no: questo non abbisogna di nasi e gole, ma di con­tat­ti e di comu­ni­cazione che nes­sun tele­foni­no non saprà mai fare.

- Ciao, pren­di un bianchi­no con me?

- Sì gra­zie, poi anche tu con me!

Questo solo per com­in­cia­re e poi arrivano ricor­di delle cene dell’altro ieri, pro­gram­mi di altre, qualche dis­cor­so anche impeg­na­to solo per il piacere che diven­ta gus­to di con­ver­sazione mai banale. Quel­la sera, però, intorno a Piaz­za Garibal­di gli altri comu­ni “pun­ti di sos­ta” non era­no invi­tan­ti: vuoti di avven­tori pare­vano vec­chi glo­riosi mon­u­men­ti abban­do­nati.

Pip­po, il Dot­tor Pip­po, osser­va ora inten­to e con nuo­va atten­zione il luc­ci­care dei ciot­toli di Via Castel­lo, la stra­da è in disce­sa (il risalire è un prob­le­ma di dopo) ed è bel­lo osser­vare il gio­co del­la luce dei lam­pi­oni sui sas­si bag­nati del­la rot­ta che seg­na, a metà per­cor­so, le inseg­ne accese di un’osteria, di quelle che han­no la patente di Enote­ca: “La Vite”.

Era, ed è, lì a metà di Via Castel­lo pro­prio per favorire egual­mente sia quel­li che van­no in su, che quel­li che van­no in giù; lui pen­sa­va che qual­cuno ci sarebbe sta­to per fare in modo che il pri­mo bianchi­no non potesse diventare subito quel­lo del­la staffa.

Tra sé dice­va: lì tro­vo di sicuro l’Aldemaro, o il Nan­do e il Quaiòt, e anche il Ro-Roberti­no; con­tento, quin­di, per­cor­re­va il tragit­to non trascu­ran­do di apprez­zare il bel bril­lare dei grossi ciot­toli del­la via.

Scorge, dal­la soglia la patrona Lau­ra, e le dice: “Buona sera, prepari, per favore, due bianchi per­ché, senz’altro, tra poco passerà qual­cuno!” e poi si appos­ta dietro la vetra­ta pro­prio per atten­dere il “qual­cuno”.

Bisogna assi­cu­rare che per lui e per molti di qui, il “qual­cuno” non è un pronome indefini­to come sta ben scrit­to sul­la Trec­ca­ni, ben­sì una per­sona nota, ed ami­ca, appun­to una per­sona vera con la quale scam­biare quat­tro chi­ac­chiere ovvi­a­mente con un bianchi­no in mano da sorseg­gia­re con sag­gia indolen­za. Pochi minu­ti dopo pas­sa con deci­sione calpe­s­tando i ciot­toli luci­di, il Bruno Cav­al­laro, pesca­tore stori­co del lago ed aut­en­ti­co per­son­ag­gio di ric­ca uman­ità nonché esper­to di bian­chi­ni.

- Fer­mati Bruno, dai che bevi­amo un bianchi­no insieme!

- No gra­zie Pip­po, torno adesso dai Col­li Stori­ci e tra poco deb­bo andare a pescare sul lago: anguille, core­go­ni, e se capi­ta qualche luc­cio per il mer­ca­to di domani. Gra­zie davvero!

Era pro­prio vero, il Bruno non pote­va pro­prio fer­mar­si quel­la sera, e se ne anda­va subito nonos­tante la sua disponi­bil­ità soli­ta­mente grande, e di ques­ta aggiun­go che anch’io, una vol­ta, gli ave­vo det­to in una sim­i­le occa­sione:

Bruno, vé dèn­tèr che beöm èn bianch èn com­pag­nia!

Si è fer­ma­to, mi ha guarda­to fis­so negli occhi ed avvian­dosi all’entrata del tem­pio rib­at­te­va: Orpo! Se l’è’n veleno, me toca mörèr!

L’immediato cen­tel­linare dimostra­va che non era un veleno!

Ormai quel lunedì sera di novem­bre com­in­ci­a­va a pesare al nos­tro Pip­po Dot­tore; la sig­no­ra Lau­ra, da parte sua, con la bot­tiglia in mano davan­ti ai due bic­chieri ancor vuoti vig­ila­va pronta tan­to da sem­brare un atle­ta pri­ma del­lo scat­to dei cen­to metri piani. Ma lo scat­to lo ha fat­to il Pip­po, apre la por­ta ed alle­gro lan­cia il suo mes­sag­gio d’invito ad un pas­sante che ave­va ben indi­vid­u­a­to:

Ciao, Alber­to, bra­vo che sei pas­sato di qua, vieni den­tro che c’è un buon bian­co anche per te e per la com­pag­nia!

Non si vol­ta nem­meno, l’Alberto, arriva­to fin lì por­tan­do la sua mole nascos­ta in cap­pot­to scuro e sul capo un cap­pel­lo altret­tan­to scuro notte.

E di nuo­vo: Alber­to, ma dove vai? Fer­mati una atti­mo!

Ma quel­lo non si fer­ma, pros­egue sia pur lenta­mente nel­la sali­ta; pas­so pas­so era già arriva­to qualche metro più in su del­la mit­i­ca “stazione di sos­ta”.

È no, non me la fai! — escla­ma e con un breve bal­zo lo rag­giunge e gli appog­gia un pò pesan­te­mente la mano sul­la spal­la:

Ti ho pre­so Alber­to, fer­mati ! Alb……..

La paro­la gli si è bloc­ca­ta in boc­ca, l’Alberto si era volta­to, e lui stupi­to guardan­do quel viso mer­av­iglia­to e pron­to ad indig­nar­si si era accor­to che non era affat­to l’Alberto!

Ten­ta di rime­di­are: mi scusi tan­to, la prego, l’ho scam­bi­a­ta per un ami­co, sa ero qui per bere un bianchi­no in com­pag­nia. Il sig­nore, il non Alber­to, lo guar­da­va tra lo stupi­to e l’offeso in un duro silen­zio.

La Lau­ra sta ver­san­do il bian­co.…

Ma quel­lo, rot­to il silen­zio osti­na­to sbot­ta: Lau­ra, ma chi è sta Lau­ra?

È l’Oste, ma non è un oste­ria! Anco­ra titubante il Pip­po, ten­ta­va di rime­di­are

Ha già ver­sato il Bian­co.

Ma che roba è ques­ta? Ver­sato? Ma che ver­sato e che ver­sa­men­to!

Ormai qua­si tim­i­da­mente: le chiedo anco­ra di scusar­mi, Sig­nore, anzi le pro­pon­go di entrare qui con me, beven­do un bianchi­no assieme potrò riparare a questo equiv­o­co; vuole?

Non si dis­ten­de­va pro­prio il viso di quel sig­nore ancor più truce con quel suo cap­pot­to ed il cap­pel­lo col­or notte fon­da e buia, men­tre il Pip­po esauri­ta tut­ta la sua car­i­ca, ormai non sape­va più cosa dire.

Se accetta, se viene giù che bevi­amo un bian­co… Le spiego poi…

No, gli ha rispos­to lap­i­dario, spie­gare? Lei non può spie­gare pro­prio niente! Non sono abit­u­a­to a bere con uno sconosci­u­to!

E, deciso, ha ripreso a salire per la Via Castel­lo. Rien­tra­to nel locale Pip­po ha bevu­to in fret­ta un solo bianchi­no che la gen­tilez­za paziente del­la Sig­no­ra Lau­ra ave­va ver­sato e mes­so in bel­la mostra sul­la tovagli­et­ta del ban­cone.

 

P.S. Ci sarebbe da aggiun­gere che di quel lunedì sera di novem­bre (era l’anno 2001) se ne è poi par­la­to, con l’Alberto vero che qui reg­is­tra la sto­ria, con l’Aldemaro, e con diver­si altri “qual­cuno”. Il com­men­to e l’augurio a quel sig­nore “non Alber­to” è sta­to unanime e vera­mente augu­rale, e cioè che forse anche beven­do un bianchi­no in com­pag­nia, non sarebbe sta­to più uno sconosci­u­to come invece ave­va apos­trofa­to il Pip­po, non intuen­do di essere rimas­to un qual­cuno pro­prio il “pronome indefini­to” come sta scrit­to sul­la Trec­ca­ni.

Rac­con­to trat­to da “i quaderni del Rigù”

Pri­ma pub­bli­cazione il: 24 April 2020 @ 19:30

Parole chiave: