Castiglione, il comandante dei vigili chiede aiuto all'associazione Equatore

Stranieri, uffici in tilt per la deroga

Di Luca Delpozzo
Marilena Russo

La dero­ga sug­li ingres­si pro­gram­mati degli stranieri in Italia sta cau­san­do non pochi prob­le­mi al comune di Cas­tiglione, comune dove tra l’al­tro gli immi­grati sono in con­tin­ua cresci­ta e ora rap­p­re­sen­tano oltre il 6 per cen­to del­la popo­lazione, qua­si il trip­lo del­la media nazionale. A lan­cia­re l’ap­pel­lo, chieden­do aiu­to per sbri­gare le pratiche è il coman­dante del­la Polizia Munic­i­pale, Aldo Aresti che si riv­olge pub­bli­ca­mente all’As­so­ci­azione Equatore.Insomma il Comune è qua­si al col­las­so, som­mer­so di pratiche e richi­este cui il per­son­ale non riesce a far fronte non aven­do gli stru­men­ti a dis­po­sizione. Il coman­dante del­la Polizia Munic­i­pale chiede dunque la col­lab­o­razione del­l’As­so­ci­azione Equatore.«Il decre­to del 17 mag­gio, sul­la dero­ga al numero di ingres­si pro­gram­mati di stranieri, sta pro­ducen­do una situ­azione dif­fi­cilis­si­ma: non sap­pi­amo come far fronte alla richi­es­ta del cer­ti­fi­ca­to di garanzia da parte degli stranieri — ha det­to, inter­ve­nen­do al con­veg­no sul­la legge 40 a Vil­la Bres­cianel­li, a Cas­tiglione — Siamo impreparati a gestire il gran numero di extra­co­mu­ni­tari che si sta riv­ol­gen­do in questi giorni ai nos­tri uffi­ci. Ci man­ca un ref­er­ente ester­no, che ci aiu­ti anche solo a super­are le dif­fi­coltà del­la man­can­za di una lin­gua comune, per spie­gare loro le pro­ce­dure. Non ero a conoscen­za del­la nasci­ta di quest’as­so­ci­azione, ma è impor­tante che ci sia e che col­la­bori con noi, già da ora».Riprendendo poi l’in­ter­ven­to di Princess De Sil­veira, del diret­ti­vo del­l’as­so­ci­azione di sol­i­da­ri­età e aiu­to agli immi­grati, che ave­va chiesto all’am­min­is­trazione comu­nale un inter­ven­to con­cre­to sul prob­le­ma del­la casa per gli stranieri rego­lari, il coman­dante Aresti ha così chiu­so il suo inter­ven­to: «La sig­no­ra ha ragione, per quan­to riguar­da la casa. Gli stranieri si riv­ol­go­no anche a noi, per avere infor­mazioni sulle grad­u­a­to­rie delle case popo­lari: non ce la fan­no a pagare gli affit­ti a prezzi di mer­ca­to. So cos’è l’im­mi­grazione, sono sar­do, e conosco le dif­fi­coltà di las­cia­re il pro­prio paese e di inte­grar­si in una realtà nuo­va. Non pos­si­amo chia­mare qui queste per­sone, per­ché ci ser­vono nelle fab­briche, e non pre­oc­cu­par­ci di garan­tire loro anche casa e accoglien­za dignitosa».Il dot­tor Cen­tomani, diret­tore di Vil­la Bres­cianel­li, ha sot­to­lin­eato: «Nel­l’af­frontare la ques­tione sociale degli stranieri sta preval­en­do la dimen­sione del­l’al­larme, anziché quel­la del­l’at­ten­zione. Non è così altrove, ad esem­pio in Fran­cia, dove la pub­bli­ca ammin­is­trazione vive ques­ta ques­tione sul piano del­l’or­di­na­r­i­età, aven­do appronta­to stru­men­ti isti­tuzion­ali a liv­el­lo locale per la pri­ma accoglienza».