Pool di esperti di mezza Italia al lavoro per capire un fenomeno che non ha precedenti. Unica certezza: non è tossico. Il protozoo ciliato che sta invadendo il lago non si era mai visto prima

Sul Garda è scoppiato il giallo

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Cac­cia al pro­to­zoo cil­ia­to. Ieri mat­ti­na, dalle 9 alle 12.45, i tec­ni­ci dell’Agenzia regionale pro­tezione e pre­ven­zione ambi­en­tale (Arpav) di Verona si sono ded­i­cati a imp­ri­gionare in ampolline di vetro il micror­gan­is­mo ritenu­to respon­s­abile delle larghe strisce e chi­azze nere, apparse in questi giorni sul­la super­fi­cie del . Sono state avvis­tate e seg­nalate ai vig­ili del fuo­co e alla polizia in varie gior­nate. Saba­to, di fronte a , lunedì e mart­edì, a Riva del Gar­da e largo di Peschiera e Sirmione e, infine, l’altra sera alle 18.30, a Tor­ri. Di qui la deci­sione di Gior­gio Franzi­ni, respon­s­abile dell’ufficio lago di Gar­da dell’ Arpav, di pro­cedere ad una per­lus­trazione il mat­ti­no seguente. La pre­sen­za così mas­s­ic­cia di tale cil­ia­to sta spi­az­zan­do i nos­tri biolo­gi. È un mis­tero tut­to da stu­di­are, in quan­to questo pro­to­zoo è vera­mente un “per­son­ag­gio” spe­ciale, un insoli­to vis­i­ta­tore in un lago sub­alpino, roba da spe­cial­isti. E da prel­e­vare e anal­iz­zare in veloc­ità per­ché, una vol­ta in provet­ta, non resiste a lun­go. Ieri, tra l’altro, nonos­tante la per­lus­trazione abbia bat­tuto le coste da Lazise a Mal­ce­sine e il cen­tro del lago, nes­suna chi­az­za sospet­ta era vis­i­bile ad occhio nudo. Nem­meno a Tor­ri, dove, una quindic­i­na di ore pri­ma, alcu­ni tur­isti ne ave­vano seg­nala­to la pre­sen­za ai vig­ili del fuo­co, che ave­vano chiam­a­to l’Arpav. Ma il cil­ia­to c’è. E, cat­tura­to nelle bot­tigli­ette, si vede. Si pre­sen­ta come una pol­vere nera, tan­ti pun­ti­ni in sospen­sione, di den­sità vari­abile a sec­on­da delle zone. Nell’acqua prel­e­va­ta all’altezza di Bren­zone è vis­i­bile a un veloce colpo d’occhio, appare più fit­to nei cam­pi­oni prel­e­vati a Navene di Mal­ce­sine, in cen­tro lago e in cor­rispon­den­za di Tor­ri, il pun­to dell’ultima seg­nalazione. «In tut­to abbi­amo prel­e­va­to 21 bot­tigli­ette», spie­ga Gior­gio Franzi­ni, «l’uscita di ieri, infat­ti, era in pro­gram­ma per­ché dove­va­mo fare i cam­pi­oni per le anal­isi rel­a­tive alla bal­ne­abil­ità tra Bren­zone e Mal­ce­sine». Di queste 21 ampolle, 3 sono des­ti­nate ad essere anal­iz­zate sot­to il pro­fi­lo tossi­co­logi­co per capire se quel micror­gan­is­mo, «del sot­toreg­no dei pro­to­zoi e del­la classe appun­to dei cil­iati», sia peri­coloso. «Per noi si trat­ta solo di una ver­i­fi­ca pre­ven­ti­va», rib­adisce Franzi­ni, «da quan­to ci risul­ta non esiste alcun caso in let­ter­atu­ra che riguar­di la sua tossic­ità». Stra­no comunque che ieri di ques­ta “fau­na” non si sia trova­ta trac­cia: «Sono organ­is­mi vivi, dinam­i­ci, che quin­di si muovono, sono por­tati dalle cor­ren­ti deter­mi­nate anche dal ven­to», spie­ga Franzi­ni, «prob­a­bil­mente nel giro di una notte muoiono e sono già affon­dati. Ma rib­adis­co che il fenom­e­no è tut­to da stu­di­are». Mai vis­to nul­la del genere pri­ma? In tut­ta Italia? «Per ora no e, comunque, in un lago sub­alpino pro­fon­do come il Gar­da, mai». E allo­ra, come capir­ci qual­cosa? «Intan­to porter­e­mo tut­to in lab­o­ra­to­rio, dove i tec­ni­ci han­no già allesti­to le prove per l’indagine di tossic­ità, in 48 ore avre­mo i risul­tati». Poi il pun­to del­la situ­azione si farà a tavoli­no, tra esper­ti, che sono a filo diret­to: «Se ne stan­no già occu­pan­do alcu­ni spe­cial­isti. Ho sen­ti­to il dot­tor Nico Salma­so, del dipar­ti­men­to di Biolo­gia dell’ di Pado­va, che col­lab­o­ra con noi per la sorveg­lian­za algale; la dot­tores­sa Chiara De Francesco del­la Appa di Tren­to, che a sua vol­ta ha con­tat­ta­to l’Università di Par­ma, il dot­tor Nico­la Angeli, del­la sezione di Lim­nolo­gia del Tri­denti­no di Scien­ze Nat­u­rali di Tren­to, che ci ha pure sped­i­to foto». E un nome più pre­ciso di pro­to­zoo? «Per ora chi­ami­amo­lo solo cil­ia­to, i nomi fino­ra ipo­tiz­za­ti sem­bra­no non cor­rispon­der­gli, per quan­to riguar­da la sua ecolo­gia, preferisce le acque ric­che di nutri­en­ti, potrebbe essere una specie nota per pre­sentare una sim­biosi inter­na con le alghe». Ma se ama le acque con nutri­en­ti, è un altro effet­to dell’inquinamento? «Ovvio predili­ga queste acque, ma ricor­diamo che il Gar­da all’inizio dell’anno ha subito un rimesco­la­men­to com­ple­to, non par­lerei di inquina­men­to recente». Insom­ma, questo caso potrebbe divenire “il” caso. E pare già che un eserci­to di spe­cial­isti si stia mobil­i­tan­do per met­ter­si a stu­di­are il nero esseri­no che ieri ave­va scel­to di con­cen­trar­si soprat­tut­to nell’alto lago, tra Bren­zone e Malcesine.

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