Storia e cultura del territorio con «Il Garda Romanico». Visite guidate alla pieve di Castelletto di Brenzone e alla Rocca

Sulle tracce romaniche del medioevo benacense

31/08/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Appro­da sul­la riva ori­en­tale del lago il prog­et­to Gar­da roman­i­co, cura­to dall’associazione Lacus e coor­di­na­to da Rena­ta Sal­varani, gior­nal­ista e docente uni­ver­si­taria. L’iniziativa, che vede il sosteg­no di 30 sogget­ti pub­bli­ci e ha sin qui coin­volto trem­i­la parte­ci­pan­ti, mira alla ricer­ca stor­i­ca e alla val­oriz­zazione cul­tur­ale del ter­ri­to­rio bena­cense. Ha come ogget­to le pievi e le chiese medievali dell’area fra Verona, Bres­cia, Man­to­va e Tren­to. Nel ric­co cal­en­dario, due momen­ti verone­si: saba­to 10 set­tem­bre, alle 18, alla chiesa di San Zeno a Castel­let­to di Bren­zone (foto) e saba­to 17 a Gar­da. A Castel­let­to è pre­vista la visi­ta gui­da­ta a San Zê de l’Oselét, come viene chia­ma­ta la chieset­ta del cimitero. Ver­rà pos­ta in luce la sua sto­ria. E saran­no annun­ci­ate le novità sull’individuazione di una nelle vic­i­nanze. A Gar­da, il saba­to suc­ces­si­vo, in sala con­sil­iare, con l’intervento del vicensin­da­co Gian Pao­lo Rossi, saran­no pre­sen­tate le prossime fasi del prog­et­to, men­tre alle 17 si ter­rà una visi­ta gui­da­ta alla Roc­ca, con parten­za davan­ti all’Eremo camal­dolese. Parte­ci­pare alle vis­ite cos­ta cinque euro. Det­to degli appun­ta­men­ti, i con­tenu­ti. Tut­to ha inizio con un con­veg­no di cinque anni fa, a Desen­zano. Si parla­va di Roman­i­co sul Gar­da. Emerse l’urgenza di inda­gare la sto­ria medievale dell’area. Si com­in­ciò a cer­care negli archivi, quel­li locali, ma anche quel­lo seg­re­to del Vat­i­cano. E poi via alla sche­datu­ra di più di cen­to edi­fi­ci medievali. Si è così anda­to delin­e­an­do un quadro arti­co­la­to, nel quale ciò che res­ta delle architet­ture e dei cicli fig­u­ra­tivi romani­ci emerge come pun­to di parten­za per la conoscen­za di un con­testo isti­tuzionale e sociale di grande vivac­ità. Il Gar­da anti­co come insieme di pic­cole patrie e pic­cole chiese, in gran parte autonome rispet­to ai cen­tri urbani. Rena­ta Sal­varani, docente di sto­ria e cul­tura del ter­ri­to­rio all’ Cat­toli­ca di Bres­cia e di metodolo­gia del­la ricer­ca stor­i­ca all’Università Cat­toli­ca di Pia­cen­za, ha una con­vinzione: nei pri­mi sec­oli del Medio­e­vo il Gar­da cos­ti­tu­i­va una realtà atipi­ca nell’organizzazione del ter­ri­to­rio. Una grande via d’acqua cir­con­da­ta da mon­ti, cam­pagna, colline, iso­la­ta dalle cit­tà. «Una situ­azione del genere», sostiene, «cos­ti­tu­isce un’anomalia nel con­testo padano, ha sig­ni­fi­ca­to una par­ti­co­lare orga­niz­zazione del ter­ri­to­rio». Un asset­to di cui res­ta trac­cia abbas­tan­za evi­dente per chi ne sap­pia inter­pretare il codice di let­tura: ques­ta trac­cia è cos­ti­tui­ta preva­len­te­mente dagli edi­fi­ci romani­ci, le chiese. «Nell’area del , per sec­oli, fino alla dom­i­nazione veneziana», dice la Sal­varani, «non si affer­mò alcu­na cir­co­scrizione ter­ri­to­ri­ale civile sta­bile, ma si assisté a una con­tin­ua vari­azione di influen­ze delle diverse cit­tà vicine, che però non rius­cirono mai a con­trol­lare l’intero baci­no. Così, le pievi finirono per essere l’unico rifer­i­men­to costante per le popo­lazioni. Esse diven­nero capisal­di non solo del­la vita reli­giosa, ma anche di quel­la civile». Era lì, in pieve, sot­to un por­ti­co, sot­to una pianta vici­no alla chiesa, che si riu­ni­va il con­siglio dei capi­famiglia per assumere le deci­sioni più impor­tan­ti per la comu­nità. Pri­mor­diali espe­rien­ze di gov­er­no col­let­ti­vo che forse sono all’origine di alcu­ni comu­ni rurali. Ma soprat­tut­to, sono la fonte dell’identità stes­sa delle comu­nità gardesane.

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