I gestori non ne ricordano il volto, ma ritengono si tratti di una persona della zona

Superenalotto, il miliardario è gardesano

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Di Luca Delpozzo
Ennio Moruzzi

«È un cliente del­la nos­tra zona. Ne sono con­vin­ta». Non ha dub­bi Maria Tere­sa Papa, tito­lare del Bar Nova, in via Ram­bot­ti a Desen­zano, dove è sta­ta gio­ca­ta la sched­i­na mil­iar­daria del «Super­enalot­to» che porterà nelle tasche di uno o più for­tu­nati gio­ca­tori ben 3.150 mil­ioni. La cac­cia al neo-pap­er­one è avvi­a­ta. E ieri, domeni­ca, nonos­tante fos­se giorno di chiusura, la famiglia Gius­tac­chi­ni è sta­ta costret­ta «a furor di curiosità» ad aprire i bat­ten­ti. «È una pro­ces­sione con­tin­ua — spie­ga Emanuele Gius­tac­chi­ni, vicesin­da­co di Desen­zano -. Tut­ti chiedono notizie, infor­mazioni. Tut­ti vogliono sapere la cifra esat­ta del­la vinci­ta mul­ti­m­il­iar­daria, il tipo di sched­i­na gio­ca­ta, i pun­ti real­iz­za­ti, se si è trat­ta­to di un sis­tema o di un “for­tunel­lo”. Chiari­amo subito che per ora nes­suno si è fat­to vivo neanche al tele­fono, in for­ma anon­i­ma, mag­a­ri per ringraziare. Di più non saprei dire». Ma i cli­en­ti abit­u­ali del bar Nova nel­la tran­quil­la mat­ti­na­ta domeni­cale arrivano alla spic­ci­o­la­ta. Sostano in stra­da, entra­no nel bar, si con­vin­cono che sì, è pro­prio vera la notizia pas­sa­ta ormai di boc­ca in boc­ca del­la vinci­ta mil­iar­daria. E si intrec­ciano le ipote­si. «Abbi­amo dis­cus­so a lun­go come avrem­mo spe­so i sol­di se aves­si­mo azzec­ca­to un “sei” o un “cinque più uno” — spie­ga una gio­vane sig­no­ra -. Purtrop­po il sis­tema sud­di­vi­so in quote che abbi­amo gio­ca­to non era quel­lo buono». Con­sul­ta le estrazioni dei numeri del lot­to una sig­no­ra delusa. «Ho gio­ca­to il 57 è usci­to il 58». Fes­teggia invece un gio­vane per un ambo azzec­ca­to sul­la ruo­ta di Cagliari: «Ho pun­ta­to al lot­to 3.000 lire su 3 e 36; sono usci­ti. Incasserò cir­ca 700.000 lire. Niente male. Cer­to, se aves­si la sched­i­na vin­cente del Super­enalot­to sarei già in parten­za per i Caraibi». Insom­ma, bas­ta un ambo per con­so­lar­si. Meglio di niente. Quel che è cer­to — rac­con­taEliano Gius­tac­chi­ni, mar­i­to del­la tito­lare, imp­ie­ga­to all’Inps con il palli­no dell’informatica e dei numeri — è che il vinci­tore ha spe­so 5.600 lire per gio­care una colon­na di 7 numeri. La pun­ta­ta è sta­ta fat­ta saba­to fra le 17 e le 18.30, cioè nel peri­o­do di mag­gior afflus­so». Non è invece in gra­do di pre­cis­are se facesse parte di un sis­tema ovvero se si sia trat­ta­to di una gio­ca­ta uni­ca, di quelle che gli incal­li­ti del Super­enalot­to definis­cono «for­tunel­lo». Va ricorda­to che l’anonimo gio­ca­tore del­la sched­i­na da 7 numeri ha azzec­ca­to non soltan­to l’unico «5+1» del­la Peniso­la, che vale da solo 3.089.186.200 lire, ma anche un «5» da 47 mil­ioni e cinque «4». Mes­si insieme, han­no frut­ta­to com­p­lessi­va­mente 3.150 mil­ioni. La rice­vi­to­ria dei Gius­tac­chi­ni non è nuo­va a sim­ili «per­for­mance» e si può tran­quil­la­mente definire baci­a­ta dal­la for­tu­na. Infat­ti alcu­ni ani fa era sta­to real­iz­za­to al «toto­cal­cio» un tredi­ci che ave­va frut­ta­to 400 mil­ioni, poi un altro da 300 mil­ioni. Due anni fa, pro­prio all’avvio del Super­enalot­to, due «5» indov­inati con una sched­i­na sec­ca ave­vano dato una vinci­ta di 150 mil­ioni. Non a caso, insom­ma, la famiglia gestisce rice­vi­to­rie e gio­cate da oltre mez­zo sec­o­lo. Ave­va com­in­ci­a­to con la Sisal subito dopo la guer­ra, nel ’46, la non­na Angela Polli­ni, in piaz­za Garibal­di. Dieci anni dopo veni­va inau­gu­ra­to il Bar Nova nel quartiere di via Ram­bot­ti. Da allo­ra l’espansione dell’abitato è sta­ta costante, con un’accelerazione negli ulti­mi anni. Ora i res­i­den­ti sono cir­ca 5000, per lo più apparte­nen­ti al ceto medio, imp­ie­gati, operai, arti­giani. «Con­sideran­do che il locale si tro­va lon­tano dal cen­tro stori­co, defi­la­to rispet­to alla Statale — spie­ga Maria Tere­sa Papa — appare più che prob­a­bile che la vinci­ta sia sta­ta real­iz­za­ta da uno del luo­go o da un cliente abit­uale. Ne abbi­amo molti che ven­gono anche dai comu­ni vici­ni. Sono con­vin­ta che il vinci­tore o i vinci­tori siano garde­sani». Gira rigi­ra, si ritor­na comunque e sem­pre all’interrogativo di rig­ore in questi casi, cioè all’individuazione del vinci­tore. «Non sono io — assi­cu­ra un cliente del bar -. Tre mil­iar­di sareb­bero la cifra gius­ta per risol­vere i prob­le­mi di una famiglia, ma sta­vol­ta la for­tu­na mi è pas­sa­ta davvero vic­i­na. Pec­ca­to abbia azzec­ca­to solo alcu­ni “3”, buoni per… andare alla Malpen­sa, ma non per imbar­car­mi con des­ti­nazione Brasile come avrei fat­to in caso di vinci­ta». Intan­to i com­men­ti si spre­cano. E nei dis­cor­si da bar ritor­na con fre­quen­za «sospet­ta» per il cro­nista il nome di Beppe. Una trac­cia? Mac­ché. Arri­va il fratel­lo, ride e smen­tisce. Appare con­vin­cente. Insom­ma, pare pro­prio che il nome del vinci­tore sia des­ti­na­to a rimanere anon­i­mo com’era accadu­to nell’aprile del ’98 per un’altra vinci­ta mil­iar­daria, a Gar­done Riv­iera.

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