Domani e Domenica

Svago e momenti di riflessione: la Festa delle Rive chiude l’estate

07/09/2001 in Avvenimenti
A Salò
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Dur­erà un paio di giorni, domani e domeni­ca, la Fes­ta delle Rive a Salò. Si vivran­no momen­ti diver­si: alle­gria, diver­ti­men­to, ma anche rif­les­sione e reli­giosità. Molti anni fa la sagra esprime­va prin­ci­pal­mente il cul­to del­la Madon­na, alla quale è ded­i­ca­ta la chieset­ta del rione, affi­da­ta dal par­ro­co Francesco Andreis ai coni­u­gi Rena­ta e Giuseppe Comi­ni, che la cura­no nei min­i­mi par­ti­co­lari. Col pas­sare del tem­po, si sono aggiun­ti fol­clore, sva­go e diver­ti­men­to: gli ingre­di­en­ti nec­es­sari a sol­leti­care gli ospi­ti anco­ra numerosi sul Gar­da. Insom­ma, un modo per tirar tar­di. Alle­gra­mente. Domani, alle 20.30, tra salamine ai fer­ri e bir­ra, romper­an­no il ghi­ac­cio «I blue men». La gente potrà bal­lare per la stra­da, ovvi­a­mente chiusa al tran­si­to dei veicoli. Domeni­ca mat­ti­na, alle 9.30, la cel­e­brazione del­la Mes­sa all’aperto, con la parte­ci­pazione del­la corale del­la cap­pel­la del Duo­mo. Alle 20.30 l’esibizione del­la ban­da cit­tad­i­na e delle majorettes; alle 21 di nuo­vo i «Blue Men». Non mancherà la degus­tazione di aole e pata­tine fritte. Quest’anno, in occa­sione del­la Fes­ta, il sin­da­co di Salò Giampi­etro Cipani illus­tr­erà agli abi­tan­ti il prog­et­to defin­i­ti­vo riguardante la ristrut­turazione del quartiere: impianto fog­nario, nuo­vo man­to stradale, mar­ci­apie­di in por­fi­do con cor­doli in mar­mo rosso di Verona, illu­mi­nazione. In una recente riu­nione, svoltasi alla pre­sen­za di negozianti, eser­centi e arti­giani, l’assessore Bernar­do Berar­dinel­li e il con­sigliere Nir­vana Grisi, pres­i­dente del­la Con­f­com­mer­cio, han­no con­fer­ma­to che i lavori inizier­an­no ai pri­mi di otto­bre. Dovreb­bero con­clud­er­si entro il mese di mar­zo. Via Rive, che scorre dal Gas fino alla Can­ot­tieri, «ha una sto­ria ric­ca di uman­ità e di fat­i­ca, di intrapren­den­za, di sper­i­men­ta­ta con­viven­za di clas­si e ceti sociali dif­fer­en­ti. Ha con­nat­u­ra­to il rap­por­to lago-cam­pagna, vis­su­to accan­to a una robus­ta rete di arti­giani e com­mer­cianti e, oggi, anche di oper­a­tori tur­is­ti­ci — scrive Pino Mongiel­lo, ex sin­da­co, attuale numero uno del­la Comu­nità del Gar­da, nel libro ded­i­ca­to alla con­tra­da-. È la soglia d’ingresso in cit­tà, è un cro­gi­o­lo, un viavai, un’esperienza di rap­por­ti che si fon­dono sul­la schi­et­tez­za e la sol­i­da­ri­età. In alcune situ­azioni il tem­po sem­bra esser­si fer­ma­to. Molti edi­fi­ci sono rimasti pres­sochè inal­terati. Anzi, tal­vol­ta, si mostra­no rip­ie­gati su se stes­si, degra­dati dall’incuria, tal­vol­ta riaf­fi­dati a usi impro­pri e pre­cari. Quel­lo delle ferite non curate, dell’abbandono esi­bito come insul­to e offe­sa al buon sen­so è l’aspetto dete­ri­ore. Eppure, in un con­testo che attende una vera riv­o­luzione cul­tur­ale, non man­cano le brec­ce di una intu­iti­va e dinam­i­ca impren­di­to­ria, soprat­tut­to nei capisal­di tra San Bernardi­no e la Sire­na. Un lievitare di inter­es­si ver­so il recu­pero urbano e sociale del­la con­tra­da. Che è popolana, par­si­mo­niosa, anche pigra. Una stra­da sul lago, che col lago ha bisog­no di riac­quistare un rap­por­to più con­fi­den­ziale e pro­dut­ti­vo. Oggi divisa dalle acque del gol­fo da una quin­ta di case, deve riaprire i suoi oriz­zon­ti e spec­chiar­si con fidu­cia nell’acqua che, a ben guardare, è soprat­tut­to ric­chez­za». La Sagra rap­p­re­sen­ta, in un cer­to sen­so, la chiusura del­la sta­gione esti­va, aper­ta a giug­no dal­la fes­ta di San­t’An­to­nio a giugno.

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