«Abbattimenti necessari per fare il marciapiede». Uno dei secolari alberi ha dato cento quintali di legna

Tagliati gli abeti per i pedoni

Di Luca Delpozzo
San Zeno di Montagna

Dieci gigan­teschi abeti rossi del filare che si tro­va sul­la stra­da che dal munici­pio por­ta all’ed­i­fi­cio stori­co Ca’ Mon­tagna sono sta­ti tagliati. Sor­pre­si i cit­ta­di­ni e i vis­i­ta­tori del paese, ma «è sta­ta un’­op­er­azione nec­es­saria per pot­er fare il trat­to di mar­ci­apiede che man­ca­va com­ple­ta­mente in quel trat­to di stra­da», spie­gano all’uf­fi­cio tec­ni­co. «Del resto l’in­ter­ven­to è sta­to effet­tua­to solo dopo aver ottenu­ta l’au­tor­iz­zazione da parte del Cor­po fore­stale del­lo Sta­to e dal­la Sovrin­ten­den­za ai beni ambi­en­tali». Da qualche anno il comune di San Zeno ha inizia­to a rior­dinare l’as­set­to delle strade e a costru­ire una serie di mar­ci­apie­di per pot­er per­me­t­tere a cit­ta­di­ni e tur­isti di passeg­gia­re con tran­quil­lità. «Ca’ Mon­tagna è l’ed­i­fi­cio di mag­gior pres­ti­gio cul­tur­ale del paese, oltre che molto bel­lo dal pun­to di vista artis­ti­co è anche la sede dep­u­ta­ta per con­veg­ni, mostre e con­feren­ze», dicono in munici­pio. «Era nec­es­sario, non solo dal pun­to di vista esteti­co ma anche da quel­lo logis­ti­co, pot­er per­me­t­tere alla gente di acced­ervi a pie­di sen­za prob­le­mi di sicurez­za». «Gli abeti poi non sono nem­meno alberi autoc­toni, cioè tipi­ci del­la nos­tra zona, dove invece preval­go­no quel­li a foglia cad­u­ca come il frassi­no o il rovere», spie­ga il sin­da­co Cipri­ano Castel­lani. «Il rego­la­men­to comu­nale sul verde prevede la grad­uale sos­ti­tuzione delle specie non autoc­tone con quelle invece orig­i­nar­ie del­la zona, che non tol­go­no vis­i­bil­ità e non por­tano prob­le­mi come ad esem­pio la pro­ces­sion­ar­ia». Il prog­et­to per la real­iz­zazione del mar­ci­apiede, che include­va anche l’ab­bat­ti­men­to degli alberi, è sta­to approva­to dal­la Com­mis­sione edilizia e pre­sen­ta­to alla com­mis­sione per i beni ambi­en­tali. «Si è trat­ta­to di un iter alquan­to lun­go per­ché ci è sta­ta richi­es­ta una relazione inte­gra­ti­va che riguar­da­va pro­prio gli alberi, età, specie, moti­vazione del taglio ed even­tu­ali reimpianti. Quel­li che non gra­vano sul mar­ci­apiede, infat­ti, ver­ran­no sos­ti­tu­iti anche se, appun­to, con specie locali». Di tutte le piante tagli­ate la più anti­ca era un abete cen­te­nario che si trova­va sul con­fine fra il comune e un ris­torante adi­a­cente. «Era una pianta gigan­tesca ma sia la Provin­cia che la Fore­stale ci ave­vano più volte sol­lecita­to per­ché lo taglias­si­mo», rib­adis­cono in comune. «Molto bel­lo a ved­er­si ma piut­tosto peri­coloso per la posizione in cui era. Purtrop­po le resinose non pos­sono essere reimpiantate, così abbi­amo dovu­to sveller­lo dal ter­reno. Taglia­to a pezzi ha dato cir­ca 100 quin­tali di legna».

Nessun Tag Trovato

Commenti

commenti