TAV: esito della partecipazione del Comune di Desenzano alla Conferenza dei servizi di Roma

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Di Luigi Del Pozzo

Il Comune di Desen­zano ci infor­ma ed invia la seguente nota

PREMESSA

La Con­feren­za dei Servizi per il prog­et­to si è svol­ta con la parte­ci­pazione di molti sin­daci e del Pres­i­dente del­la Provin­cia di Bres­cia, ma con la lati­tan­za del­la parte polit­i­ca delle Regioni Lom­bar­dia e Vene­to.

Non pochi inter­ven­ti han­no cer­ca­to di portare il dibat­ti­to sulle scelte strate­giche alla base del prog­et­to, sul mod­el­lo di servizio pre­vis­to, sul­la pos­si­bil­ità di sostanziale revi­sione.

Il pres­i­dente del Dott. Incalza, asso­lu­ta­mente cor­ret­to nel­la ges­tione dell’incontro, ha rimar­ca­to la non negozi­a­bil­ità del­la scelta strate­gi­ca, che risponde ad un pre­ciso prog­et­to europeo. Quin­di nes­suna dis­cus­sione sul trac­cia­to!

D’altra parte, i dibat­ti­ti che sono sca­tu­ri­ti dal­la dis­cus­sione sulle vari­anti prog­et­tuali sot­to­poste a Val­u­tazione di Impat­to Ambi­en­tale, han­no fat­to sì che molti sin­daci ponessero ques­tioni di peso, riflet­ten­do spes­so con grande com­pe­ten­za e sen­si­bil­ità, sulle ricadute del prog­et­to e quin­di sul­la reale con­ve­nien­za, sem­pre con mol­ta disponi­bil­ità ad intavolare un ragion­a­men­to con­di­vi­so.

 

Il Comune di Desen­zano, nel dichiarare di non approvare il prog­et­to, ha sot­to­lin­eato e chiesto due cose.

 

  1. La neces­sità di riva­l­utare l’intero prog­et­to dal pun­to di vista del­la sosteni­bil­ità ter­ri­to­ri­ale ed eco­nom­i­ca dell’investimento e del­la caden­za tem­po­rale delle opere

 

Il prog­et­to TAV ha riper­cus­sioni sull’accessibilità alla cit­tà di Bres­cia e la con­seguente orga­niz­zazione dei trasporti region­ali e locali, con riper­cus­sioni sul mod­el­lo di eser­cizio di tut­ta la trat­ta, se non anche dell’intero prog­et­to AV/AC nel cor­ri­doio medio padano. Tut­tavia, nel trat­to garde­sano l’opera gen­era solo impat­ti ambi­en­tali neg­a­tivi, forse nec­es­sari per un bene più grande, ma questo “bene” va dimostra­to!

Per far questo si deve ricon­sid­er­are lo sce­nario inse­dia­ti­vo-ter­ri­to­ri­ale, sociale e trasportis­ti­co di oggi, in quan­to quel­lo assun­to a rifer­i­men­to undi­ci anni fa (se non addirit­tura 23 anni fa, in occa­sione del­lo stu­dio di fat­tibil­ità e del­la sua val­u­tazione) è cer­ta­mente obso­le­to.

La TAV non è una grande opera, ma pri­ma di tut­to un servizio.

Se non sfugge l’intenzione di par­tire con le gal­lerie più impeg­na­tive per i tem­pi del­la cantieris­ti­ca, cer­ta­mente il decisore nazionale sta trascu­ran­do il modo in cui oggi ci si deb­ba rac­cor­dare con un ter­ri­to­rio del­i­catis­si­mo come quel­lo del Gar­da.

Chiedi­amo quin­di di rivedere rad­i­cal­mente le fasi di real­iz­zazione del prog­et­to, preve­den­do come pri­mo lot­to prog­et­tuale il com­ple­ta­men­to del pas­sag­gio a sud di Bres­cia.

In altre parole, se si ritiene effet­ti­va­mente che il prog­et­to così come con­cepi­to abbia una sua intrin­se­ca valid­ità, si deve pri­ma risol­vere il nodo di Bres­cia e poi intac­care la zona più del­i­ca­ta, quan­do i finanzi­a­men­ti saran­no com­pleti e i cantieri abban­do­nati da Cen­tro Padane per real­iz­zare la cosid­det­ta “cor­da molle” chiusi e risolti.

 

  1. Non è logi­co, né tec­ni­ca­mente fat­tibile, affrontare un inves­ti­men­to di tale por­ta­ta tenen­do buone le risul­tanze del­la VIA del 2003

 

Bisogna quin­di prevedere una revi­sione del prog­et­to anche dal pun­to di vista ambi­en­tale, attra­ver­so il canale pro­prio del­la VIA, che non è un mero adem­pi­men­to for­male come molti cre­dono o vogliono far credere, ma una val­u­tazione eco­nom­i­ca, sociale ed ambi­en­tale, quin­di un cri­te­rio deci­sion­ale vero e pro­prio, anche se non esaus­ti­vo di tut­ti i momen­ti deci­sion­ali.

Una pro­ro­ga di almeno sei mesi è dunque indis­pens­abile, non per allun­gare i tem­pi di una deci­sione che da trop­po tar­da ad essere pre­sa, ma per affrontare una serie di nodi e:

  • inte­grare la doc­u­men­tazione e le descrizioni delle aree di inter­ven­to che risul­tano som­marie e di poca util­ità al riconosci­men­to dei carat­teri e dei val­ori dei luoghi,
  • val­utare alter­na­tive alla cantieris­ti­ca e alle local­iz­zazioni di opere col­lat­er­ali, di cantiere, ecc., come pre­vis­to dall’art. 27, co. 5, let. d) del Dlgs. 152/2006 per le Val­u­tazioni di Impat­to Ambi­en­tale,
  • val­utare l’impatto dell’uso anche tem­po­ra­neo del suo­lo, anche al di là degli inden­nizzi mon­e­tari, per la mod­i­fi­cazione degli equi­lib­ri eco­logi­ci, per l’impoverimento del sis­tema agri­co­lo e per la riduzione di pro­dut­tiv­ità del suo­lo ripristi­na­to,
  • aggiornare il prog­et­to redat­to su car­tografie del 1984 (almeno nel­la parte lom­bar­da), anche nell’interesse dell’economicità dei cantieri,
  • appro­fondire gli aspet­ti rel­a­tivi al deflus­so delle acque, al reti­co­lo idri­co minore, alle esi­gen­ze di cor­ret­ta irrigazione dei ter­reni a sud del­la lin­ea,
  • anal­iz­zare le pos­si­bil­ità che un ter­ri­to­rio con ampie aree urban­iz­zate e sot­touti­liz­zate for­nisce per gli allog­gi degli operai,
  • ver­i­fi­care le poten­zial­ità di recu­pero di aree dismesse legate alla cantieris­ti­ca, che igno­ra la pre­sen­za di siti indus­tri­ali che potreb­bero essere uti­liz­za­ti, anche tem­po­ranea­mente, e poi resti­tu­iti ad usi con­soni,
  • val­utare l’im­pat­to del prog­et­to in alcu­ni pun­ti intoller­a­bile (anzi in alcu­ni casi con­tro altre norme – come nel caso dei siti UNESCO sul Gar­da),
  • scon­giu­rare la com­ple­ta dis­truzione di aziende agri­cole di qual­ità, dall’elevatissimo prodot­to agri­co­lo, legate a cul­ture vitivini­cole di qual­ità, così come ad all­e­va­men­ti di rilie­vo sovranazionale,
  • val­utare con atten­zione i prog­et­ti di ripristi­no delle aree uti­liz­zate per la cantier­iz­zazione, una vol­ta esauri­ta la loro fun­zione,
  • inserire le com­pen­sazioni nel bilan­cio dell’opera,

 

pro­ducen­do quin­di uno Stu­dio di Impat­to Ambi­en­tale su tut­to il prog­et­to e atti­van­do la pro­ce­du­ra, sep­pure di VIA spe­ciale, su tut­to il lot­to fun­zionale.

Con­for­ta sapere che la Com­mis­sione VIA del Min­is­tero dell’Ambiente ha già richiesto inte­grazioni al prog­et­to, rite­nen­do­lo car­ente.

In ques­ta inte­grazione di doc­u­men­tazione si può inserire la richi­es­ta dei sin­daci di rivedere la Val­u­tazione.

Chieder­e­mo quin­di che un nuo­vo prog­et­to, oppor­tu­na­mente adegua­to, sia resti­tu­ito ai comu­ni per con­sen­tire ulte­ri­ori e più pre­cise osser­vazioni e inte­grazioni.

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