Torna in primo piano il nodo del tracciato dell’Alta velocità ferroviaria. Montresor: «Non siamo contro il progetto, ma c’è un’alternativa meno costosa»»

Tav? «Sì, ma non tra i vigneti»

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Cir­ca 800 ettari di aree colti­vate a vigne­to che dovreb­bero diventare 1000 nel giro di un anno, un anno e mez­zo; il tut­to pari ora a un fat­tura­to di 50 mil­ioni di euro per otto mil­ioni di bot­tiglie di prodotte che, col pos­si­bile aumen­to del­la super­fi­cie, potreb­bero rag­giun­gere i 10 mil­ioni. È la del­la realtà eco­nom­i­ca rap­p­re­sen­ta­ta dal Lugana prodot­to da cir­ca 55 aziende, tra pic­cole medie e gran­di, che fan­no capo all’omonimo con­sorzio di tutela. Che oggi si sta muoven­do per far sen­tire la sua voce e il suo «no» al pas­sag­gio del­la lin­ea fer­roviaria ad alta veloc­ità su questo ter­ri­to­rio, con «con­seguente dis­truzione di una quo­ta impor­tante di pro­duzione del Lugana». In sin­te­si: «L’alternativa è un cam­bio di tracciato».«Noi non ci opponi­amo all’alta veloc­ità in quan­to tale né tan­tomeno alla sua real­iz­zazione come seg­no di una prog­et­tual­ità strate­gi­ca che guar­da al futuro non solo del nos­tro Paese ma anche dell’Europa», spie­ga il pres­i­dente del con­sorzio Francesco Mon­tre­sor. «Ciò che chiedi­amo è che si pren­da in con­sid­er­azione una mod­i­fi­ca del dis­eg­no attuale che, così com’é, dev­asterebbe com­ple­ta­mente quest’area: lo farebbe per i dieci anni pre­visti di un cantiere, tal­mente pesante in ter­mi­ni di movi­men­to mezzi, polveri e rumori che avrebbe ricadute neg­a­tive sul tur­is­mo. E lo farebbe una vol­ta ter­mi­nati i lavori», sot­to­lin­ea Mon­tre­sor, «per­ché perderem­mo non meno del 20 per cen­to di una pro­duzione che sig­nifi­ca non solo tutela e val­oriz­zazione del ter­ri­to­rio ma anche una realtà eco­nom­i­ca impor­tante per ques­ta zona».Il pres­i­dente rib­adisce: «Non chiedi­amo di non fare la nuo­va fer­rovia ma di tute­lare questo pat­ri­mo­nio ambi­en­tale, cul­tur­ale ed eco­nom­i­co. Qui non si trat­ta di fare chissà quale polit­i­ca ma solo di avere il buon sen­so di sal­va­guardare un ter­ri­to­rio e un’economia che han­no 2000 anni di sto­ria. Vogliamo che l’anfiteatro moreni­co ven­ga rispet­ta­to e con­sid­er­a­to pat­ri­mo­nio indisponi­bile all’alta veloc­ità, così com’è dis­eg­na­ta. Anche per­ché l’alternativa c’è», sot­to­lin­ea Mon­tre­sor, «e ha il pre­gio non solo di sal­va­guardare questo ter­ri­to­rio ma anche di costare almeno dieci volte meno rispet­to a quan­to pen­sato dalle Fer­rovie del­lo Sta­to: sen­za intac­care l’idea del prog­et­to è suf­fi­ciente ricor­rere alla cosid­det­ta “cor­da molle” ovvero: una vol­ta fuori da Mon­tichiari, in provin­cia di Bres­cia, far pros­eguire il trac­cia­to dirit­to sino a Verona sen­za invadere il teatro moreni­co. A suo tem­po quest’area è già sta­ta tagli­a­ta e feri­ta dall’autostrada; non sta scrit­to da nes­suna parte che deb­ba suc­cedere anco­ra con la fer­rovia. Il treno deve pas­sare ma lo può fare dove, pri­ma di tut­to, cos­ta dieci volte di meno e non sac­ri­fi­ca un’economia for­tu­na­ta e di qualità».Una qual­ità ben attes­ta­ta anche oltre fron­tiera: il 50 per cen­to del Lugana è ven­du­to all’estero. La Ger­ma­nia è il mer­ca­to di rifer­i­men­to europeo, con un forte incre­men­to, negli ulti­mi tem­pi, dei Pae­si dell’Est, pri­mo fra tut­ti la Rus­sia. «Ma il nos­tro vino piace ovunque. Per questo insis­ti­amo sul fat­to che, soprat­tut­to in momen­ti dif­fi­cili come questo, non si può pen­sare di dis­trug­gere o inde­bolire un set­tore che fun­ziona. In questo sen­so», con­clude Mon­tre­sor, «il Con­sorzio non abban­don­erà l’impegno pre­so e, insieme ad altri enti ed asso­ci­azioni, porterà avan­ti la sua fer­ma oppo­sizione per impedire che la nuo­va infra­strut­tura dev­asti ques­ta zona e la sua ric­chez­za ambi­en­tale, stor­i­ca ed eco­nom­i­ca».

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