Alta Velocità realizzerà una galleria a 50 metri dai portici

Tav, treni sotto al Frassino I frati bocciano il progetto

Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

Pre­oc­cup azione. Pes­simis­mo. Stanchez­za. «La pri­ma per­chè l’ empasse in cui s’è are­na­to il prog­et­to dura da trop­po tem­po e non vedo soluzioni all’orizzonte». Il sec­on­do «per­chè in altre cit­tà i cantieri sono già aper­ti men­tre noi sti­amo anco­ra a dis­cutere sulle carte». La terza per­chè «è da nove anni che si par­la di , che si cer­cano soluzioni intel­li­gen­ti capaci di accon­tentare tut­ti ma ogni vol­ta che si crede di essere arrivati al quid c’è sem­pre qual­cosa che non va e qual­cuno che rimette in dis­cus­sione le scelte fat­te». Se tre parole bas­tassero a rias­sumere la fase in cui è arriva­to il prog­et­to dell’ nel Veronese, Gilber­to Poz­zani, asses­sore alla del­la Provin­cia, non ne tro­verebbe di più indi­cate. «Niente di pos­i­ti­vo» sbof­fonchia, «e il guaio grosso è che se non ci diamo una mossa rischi­amo di perdere let­teral­mente il treno estromet­ten­do Verona da un cir­cuito impor­tante. Questo qual­cuno non lo vuol capire e questo, alla fine, costerà un caro prez­zo». A non vol­er capire — più che i comi­tati con­tro, gli ambi­en­tal­isti, i cit­ta­di­ni ostili e le ammin­is­trazioni comu­nali anco­ra da con­vin­cere — sono gli stes­si politi­ci. «E’ così» sot­to­lin­ea Poz­zani, «adesso dipende tut­to da loro: al pun­to in cui siamo arrivati, a decidere se andare avan­ti o se fare una clam­orosa retro­mar­cia, pos­sono essere sola­mente i poteri for­ti: la fac­cen­da deve essere risol­ta a liv­el­li più alti del quartiere o del pic­co­lo cen­tro, va oltre il munici­pio o la stes­sa Provin­cia». «Ora sono chia­mati a pren­dere in mano ques­ta bagarre , per­chè così mi sen­to di definire questo eter­no prog­et­to del­la Tav», chiosa Poz­zani, «la Regione e il Gov­er­no, Venezia e Roma devono dare l’ imput per far decol­lare i lavori e trovare le soluzioni giuste per quadrare il cer­chio. Se non si decide qual­cosa in fret­ta, Verona come Vicen­za pos­sono salutare l’Alta Veloc­ità, con­tente forse per aver evi­ta­to tan­ti dis­a­gi ma cer­ta­mente costrette, a mio avvi­so, a dan­nar­si per il futuro». Uno dei pun­ti dolen­ti del tiramol­la veronese che impeg­na le Fer­rovie del­lo Sta­to in lunghi incon­tri con con­tropar­ti mai disponi­bili ad accettare prog­et­ti e stu­di di fat­ta­bil­ità, è quel­lo del San­tu­ario del­la . «Con­fer­mo» repli­ca Poz­zani, «quel­lo è pro­prio un grande inter­rog­a­ti­vo insieme al trac­cia­to nel­la zona est del­la provin­cia, da Por­ta Vesco­vo a San Boni­fa­cio. Bene, le Fs han­no pre­sen­ta­to diver­si prog­et­ti mai del tut­to accolti dai reli­giosi e dall’amministrazione comu­nale di Peschiera, solo che adesso è arriva­to il momen­to di met­tere dei pun­ti fer­mi e rin­un­cia­re al pro­prio orti­cel­lo nell’interesse comune. Che la zona richie­da par­ti­co­lare atten­zione» riconosce Poz­zani, «è vero; che il com­p­lesso reli­gioso abbia un val­ore stori­co-artis­ti­co e sia meta di pel­le­gri­nag­gi da tut­ta Italia e quin­di neces­si­ti di tutele par­ti­co­lari, anche quel­lo nes­suno lo può met­tere in dis­cus­sione; che le Fs si deb­bano quin­di muo­vere con un par­ti­co­lare occhio di riguar­do, pure su quel­lo siamo tut­ti d’accordo, Fer­rovie in tes­ta, e fin qui han­no dimostra­to mas­si­ma disponi­bil­ità. Cre­do però che la richi­es­ta arriva­ta da più par­ti — dal comune e dall’ordine dei frati in prim­is — di non vol­er la Tav in zona Frassi­no e di far­la pas­sare 10 chilometri a sud del paese, non pos­sa essere pre­sa in con­sid­er­azione. L’Alta veloc­ità deve cor­rere par­al­lela all’autostrada e se questo da un lato crea enor­mi dif­fi­coltà per la pre­sen­za di alcu­ni osta­coli» con­clude Poz­zani, «dall’altro por­ta enor­mi van­tag­gi in ter­mi­ni di impat­to ambi­en­tale, per­chè sfrut­ta un trac­cia­to già seg­na­to che non ha bisog­no, seguen­do la lin­ea del­la A4, di inter­ven­ti ecces­si­va­mente inva­sivi. Nel caso in cui la lin­ea in super­fi­cie, come è per il Frassi­no, non sia pos­si­bile, si ricorre alle gal­lerie sot­ter­ra­nee. Non c’è alter­na­ti­va e perder­si anco­ra in esten­u­an­ti dis­cus­sioni può essere dele­te­rio. Per tut­ti». E’ sta­to pro­prio per aggi­rare l’ostacolo del san­tu­ario mar­i­ano e per evitare di pas­sar­gli trop­po vici­no, che le Fs han­no pre­vis­to un tun­nel sot­to l’autostrada. «L’importante adesso, per par­tire» ha con­clu­so Poz­zani, «è che le par­ti coin­volte sot­to­scrivano il prog­et­to e che a Roma deci­dano in fret­ta chi toc­ca real­iz­zar­lo. Di tem­po ne è sta­to per­so trop­po ed è dovere di tut­ti, adesso, cer­care di fare il pos­si­bile per recu­per­are». Un appel­lo che cade imme­di­ata­mente nel vuo­to per­chè «se fos­se per noi, per quel­lo che qui fac­ciamo e rap­p­re­sen­ti­amo, la Tav non passerebbe nem­meno sot­to ter­ra…». A par­lare è il pri­ore del Frassi­no, padre Oreste Mar­ca­to, che usa le stesse parole di Poz­zani, pre­oc­cu­pazione — pes­simis­mo — stanchez­za, per descri­vere la totale chiusura dei reli­giosi ver­so il prog­et­to, ma le usa con spir­i­to diver­so. «Pri­mo: sono ter­ror­iz­za­to e quin­di pure io pre­oc­cu­pa­to dal­la Tav» spie­ga, «per tut­to quel­lo che sig­ni­ficherà pri­ma real­iz­zarla e poi sop­por­tar­la. Sec­on­do: nem­meno io sono ottimista soprat­tut­to se pen­so al giorno in cui qui arriver­an­no le ruspe: per noi, sarà la fine per­chè i bina­ri ci cor­reran­no prati­ca­mente sot­to ai pie­di e le vibrazioni non ci daran­no tregua. Il san­tu­ario è sta­to costru­ito nel 1500, non è cer­to anti­sis­mi­co nè anti-rumore: chi garan­tisce per l’incolumità delle migli­a­ia di vis­i­ta­tori? Ter­zo: se l’assessore è stan­co di atten­dere soluzioni are­nate da tem­po, io invece lo sono di scervel­lar­mi e di com­bat­tere con­tro ques­ta inelut­ta­bile realtà. Ma come si può pre­tendere che non protes­ti­amo? La gente viene qui per cer­care seren­ità e per stare in pace, con la fer­rovia non sarà più così e questo pos­to perderà di val­ore. Comunque sia chiaro» garan­tisce il pri­ore, «noi non ce ne andi­amo, siamo una deci­na di reli­giosi e qua, a Dio pia­cen­do, abbi­amo inten­zione di con­clud­ere la nos­tra vita». Posizioni rigide da parte anche del comune che, attra­ver­so il vice sin­da­co , su un pun­to in par­ti­co­lare non demor­de: «L’ultimo prog­et­to che le fer­rovie ci han­no sot­to­pos­to l’abbiamo rifi­u­ta­to. Siamo in atte­sa del nuo­vo in cui pre­tendi­amo risposte chiare a dub­bi mai risolti. Per esem­pio: durante i lavori, la via­bil­ità ordi­nar­ia per rag­giun­gere il san­tu­ario e il vici­no cimitero, come sarà orga­niz­za­ta? Il ter­reno sop­porterà la gal­le­ria? E ques­ta, sarà sca­v­a­ta a cielo aper­to e poi ricop­er­ta o real­iz­za­ta lavo­ran­do diret­ta­mente sot­tot­ter­ra? Quan­to alle vibrazioni, è pos­si­bile pre­dis­porre dei test che garan­tis­cano la loro incon­sis­ten­za? Insom­ma» con­clude Chin­car­i­ni, «giù a Roma la fan­no trop­po facile sot­to tan­ti pun­ti di vista, da quel­lo dell’impatto ambi­en­tale a quel­lo dei reali dis­a­gi che grav­er­an­no sul con­ven­to. Riten­go, come l’assessore Poz­zani, che i vari prob­le­mi vadano risolti attra­ver­so un ampio con­fron­to tra Comune, Provin­cia e Regione. E’ l’unica alter­na­ti­va per evitare di ritrovar­ci tra 10 anni a par­lare anco­ra di trac­ciati e di impat­to ambientale».