Tavina una storia di purezza vecchia come il lago

02/11/2015 in Territorio
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo

Sem­bra avvi­a­ta, final­mente, a con­clu­sione la vicen­da che vede pro­tag­o­nista la e il suo nuo­vo sta­bil­i­men­to, che ver­rà real­iz­za­to in local­ità Cunet­tone (Salò). Una vicen­da che vede con­trap­poste da una parte l’azienda, cap­i­tana­ta da Arman­do Fontana, e dall’altra l’amministrazione comu­nale, e che si pro­trae ora­mai da almeno una deci­na di anni.

Inizial­mente i prog­et­ti era­no due: la costruzione del nuo­vo sta­bil­i­men­to e la trasfor­mazione del­la vec­chia sede in strut­ture abi­ta­tive, com­mer­ciali e tur­is­tiche oltre che ad un recu­pero del ter­ri­to­rio. In cam­bio, la Tavina si era inoltre  impeg­na­ta al paga­men­to di oneri vari anche di inter­ven­ti di recu­pero del pat­ri­mo­nio, come il recu­pero del vec­chio teatro e la sis­temazione di edi­fi­ci popolari.

Del prog­et­to se n’è occu­pa­to lo Stu­dioMag­giore di Bres­cia che scrive, nel­la sua ampia relazione tec­ni­ca: “L’attuale con­sis­ten­za degli edi­fi­ci è il risul­ta­to di 35 anni di trasfor­mazioni e ampli­a­men­ti durante i quali l’azienda ha con­sol­ida­to il pro­prio mar­chio sul mer­ca­to. La neces­sità di una mag­giore effi­cien­za pro­dut­ti­va, al fine di far fronte alla sem­pre più agguer­ri­ta con­cor­ren­za, evi­den­zia i lim­i­ti del­la strut­tura e del­la local­iz­zazione attuali e impone un prog­et­to più razionale e organ­i­co per una nuo­va e più con­sona strut­tura pro­dut­ti­va, col­lo­ca­ta in una diver­sa parte del ter­ri­to­rio. Il prog­et­to inter­es­sa un sed­ime di edi­fi­cazione, al net­to di strade, parcheg­gi e per­cor­si pub­bli­ci, di 35.147,08 mq (attual­mente l’azienda Tavina occu­pa mq 40.579,00 con il repar­to di imbot­tiglia­men­to e il mag­a­zz­i­no) e prevede la real­iz­zazione di parcheg­gi e di un edi­fi­ca­to orga­niz­za­to su più liv­el­li decres­cen­ti ver­so il lago”.

La nos­tra è una sto­ria che inizia da lon­tano, dal pas­sato — affer­ma Arman­do Fontana -. Inizia in un baci­no glaciale delle Pre­alpi Lom­barde, che cus­todisce le fonti incon­t­a­m­i­nate, pure, col­lo­cate in quel Par­co Nat­u­rale dell’Alto Gar­da des­ti­na­to a divenire lo scrig­no di rara bellez­za delle nos­tre acque”.

Quin­di è una sto­ria che scorre, pro­prio come l’acqua, quel­la dell’azienda Tavina, dalle sor­gen­ti alla tavola di casa, ogni giorno, da quel lon­tano 1967 che vide l’intuizione del cav­a­lier Amos Tono­li tradur­si nei marchi, “stori­ci”, che oggi conos­ci­amo bene e sono parte del­la nos­tra quo­tid­i­an­ità, garanzie di seri­età e salute.

Ecco, le acque min­er­ali che conos­ci­amo come Fonte Tavina, Fonte Lin­da e Fonte Allegra… 

La fonte: questo pun­to stra­or­di­nario, che fin dall’antichità fu il momen­to focale dell’incontro del­la gente. Là, dove le “colline moreniche che cir­con­dano Salò, rac­chi­udono in un antro mer­av­iglioso”, questo liq­ui­do che sgor­ga copioso.

Era il XIV sec­o­lo, quan­do queste acque con le loro pro­pri­età intat­te pas­sa­vano di pub­bli­co dominio negli scrit­ti degli storici. 

Tavina è riconosci­u­ta per la sua purez­za e salubrità fin dal XIV sec­o­lo, quan­do lo stori­co Giuseppe Miglio Voltoli­na rac­con­ta nel testo “De Hor­tum cultura”,”La colti­vazione degli orti”, di un’acqua copiosa che sgor­ga in “un antro mer­av­iglioso” delle colline moreniche che cir­con­dano Salò (Grat­taro­lo, 1587, “His­to­ria del­la Riv­iera”). Pro­prio di recente è sta­to pub­bli­ca­ta, a cura dell’Ateneo di Salò, la ristam­pa anasta­t­i­ca dell’originale testo edi­to nel 1574, dove si par­la dif­fusa­mente del “mito del­la nin­fa Tavina”.

Ma la nos­tra vicen­da, che si muove leg­gera, risale cer­to a molto tem­po pri­ma, si perde nel­lo stes­so bisog­no e nel­la stes­sa ricer­ca che l’uomo com­pie, nel seg­no del­la purezza.

Oggi il ter­ri­to­rio diviene una vera “ris­er­va”, dove le sor­gen­ti sono tute­late: con­trol­lo atten­to dell’azienda, con­tinui ril­e­va­men­ti sul­lo “sta­to di salute”, stu­di cli­mati­ci. Un mon­i­tor­ag­gio costante delle falde, insite in una zona così boschi­va, così rilas­sante da apparire estranea allo scor­rere del tem­po, così come l’hanno vista, prob­a­bil­mente, i pri­mi stori­ci che ne scrissero e ne resero testimonianza.

Quante vicende umane, quante sto­rie, ruotano intorno a una fonte, nel cuore di un bosco, qua­si a evo­care la magia di una Bro­celiande ital­iana. Ieri luo­go impre­scindibile, luo­go di vita, oggi pas­sag­gio rispet­toso di tur­isti e abi­tan­ti, per non dis­tur­bare, forse, le ninfe che nell’acqua riposano e che, come Tavina, amano trascor­rere nel­la sel­va e nel­la pol­la sor­gi­va il loro tem­po eterno.

Bas­ta una fonte? No. 

Oggi, Tavina può con­tare per la pro­pria realtà sul­la certez­za di impianti ad alta tec­nolo­gia e qual­ità, soprat­tut­to di tutela del­la salute del fruitore finale. Volu­mi di pro­duzione ele­vati, cer­to, che il mer­ca­to richiede, ma con con­trol­li sev­eri. E quel­la pas­sione, quel­la rapid­ità che con­trad­dis­tingue l’imprenditoria moderna.

Basti pen­sare che il nome del­la nin­fa, Tavina, ora non è di casa solo in Italia, ma è conosci­u­to e apprez­za­to in tut­ta Europa, Ger­ma­nia, Aus­tria, Spagna, Svizzera, Olan­da, Dan­i­mar­ca, Inghilter­ra e Unghe­ria, e la sto­ria, vec­chia come il lago e le sue colline, del­la fonte rac­chiusa nel­lo scrig­no sopra il grande gol­fo, con­tin­ua e arri­va negli Sta­ti Uni­ti, in Cina, Cana­da, Sud Africa, Aus­tralia, Israele…

Foto e Ren­der: ©Stu­diomag­giore Architettura

Parole chiave: