Cena di paese a Borghetto dopo quella da 4.000 persone sul monumento visconteo

Tavolatina sul ponte corto per 250 abitanti doc

Di Luca Delpozzo
Filippo Brunetto

Una tavola­ta per borghet­tani. Nes­suna cor­sa alle preno­tazioni. Nes­suna richi­es­ta di un pos­to a tavola da Ger­ma­nia, Bel­gio o Aus­tria. Solo qualche ami­co dal capolu­o­go (o al mas­si­mo da Salionze) e qualche par­ente che è ritor­na­to al bor­go per l’occasione dopo esser­si sposta­to fuori. Ques­ta è la mini-cena per cir­ca 250 per­sone che i res­i­den­ti Doc di Borghet­to orga­niz­zano a fine luglio sul pic­co­lo ponte di leg­no sul fiume Min­cio, a cir­ca un mese dal­la grande car­i­ca dei 4000 che si tiene sui 600 metri del ponte vis­con­teo per la cena all’aperto orga­niz­za­ta dall’associazione ris­tora­tori. Dopo i gran­di numeri di giug­no — 12 mila richi­este sono arrivate quest’anno ai ris­toran­ti valeg­giani per parte­ci­pare alla cena sul «ponte lon­go» — Borghet­to risco­pre la sua intim­ità con una cena dove i res­i­den­ti han­no una sor­ta di dirit­to di prelazione sui bigli­et­ti per un pos­to sul tavo­lo (lun­go cir­ca 150 metri) apparec­chi­a­to nel cuore del­la loro frazione. Sul pic­co­lo ponte niente quin­tali di tortelli­ni fat­ti a mano: solo risot­to con radic­chio e speck, lin­guine con pomod­ro e olive, nervet­ti con cipolle e fagi­oli e arrosto. Piat­ti e bic­chieri di plas­ti­ca. Tovagli­oli di car­ta gial­li e rossi. Can­dele alla cit­ronel­la. Ma panora­ma uni­co. Lucia Storchi, che per anni ha lavo­ra­to in sala all’Antica locan­da Min­cio e che ora è in pen­sione, è sta­ta la coor­di­na­trice di questo appun­ta­men­to pub­bli­ciz­za­to nel­la bacheca del­la par­roc­chia: «A Borghet­to abit­er­an­no 250–300 per­sone e ques­ta sera sono qui prati­ca­mente tutte. Ques­ta cena viene orga­niz­za­ta “in casa” dagli abi­tan­ti. Ognuno dà una mano. Non ha niente di parag­o­nabile a quel­la sul ponte vis­con­teo ed è nata cinque anni fa per un moti­vo pre­ciso». «A fian­co del ponte», spie­ga, «in una nic­chia rica­va­ta nel­la casa dei muli­ni, si tro­va la stat­uet­ta del nos­tro san­to, san Gio­van­ni Nepo­mu­ceno. Dei van­dali la stac­carono e la but­tarono nel fiume. Venne ripesca­ta e ripara­ta e rimes­sa al suo pos­to. La cena è nata pro­prio per fes­teggia­re questo restau­ro». E all’ombra del san­to, con il Min­cio che scorre veloce sot­to il ponte di leg­no, si sono radunati i res­i­den­ti di ques­ta frazione che negli anni è diven­ta­ta una per­la del­la ris­torazione, un meta fotografi­ca per centi­na­ia di sposi ma anche un affare immo­bil­iare: se per com­prare casa in cen­tro a Valeg­gio si pos­sono spendere cir­ca due mil­ioni e mez­zo al metro quadra­to, qui, in riva al fiume, nel­la zona dei muli­ni occorre spendere anche dai sei agli otto mil­ioni al metro. Sul tavo­lo imban­di­to sul ponte «cor­to» è sta­to invi­ta­to il sin­da­co Faus­to Sachet­to, il pres­i­dente del­la Pro loco, Mar­ileno Breten­gani, e le autorità reli­giose e delle forze dell’ordine. All’improvviso durante la ser­a­ta è appar­so anche il pres­i­dente del­la Regione, Gian­car­lo Galan. Invi­to d’eccellenza? No, Galan era solo di pas­sag­gio per una cena in un ris­torante poco dis­tante. Sul­la tavola­ta c’era invece don Ange­lo Boscari­ni per 13 anni è sta­to par­ro­co a Borghet­to e negli anni ha vis­to cam­biare la frazione: «Tredi­ci anni fa c’erano 580 per­sone nel­la par­roc­chia. Adesso non arriver­an­no nep­pure a 400. La frazione piano piano si spopo­la di res­i­den­ti anche se aumen­tano le attiv­ità tur­is­tiche. Chi abi­ta qui del resto non può costru­ire nuove case. Così ques­ta cena vuole essere un modo di incon­trare gli ami­ci e i vici­ni di casa, di rin­sal­dare vin­coli di sol­i­da­ri­età. E di recu­per­are il sen­so di vivere in una borgata».