Al Teatro Grande di Brescia una performance attualissima

23/05/2014 in Cinema
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Di Luca Delpozzo

Eccezionale per­for­mance saba­to 29 mar­zo al di Bres­cia. Imperdi­bile la ser­a­ta per varie ragioni. Tut­to esauri­to per l’e­si­bizione del­la Com­pag­nia del Bal­let­to del­l’­Opera di Kiev, ma soprat­tut­to per la pre­sen­za di un’é­toile di caratu­ra inter­nazionale. Svet­lana Zakha è, infat­ti, con­sid­er­a­ta il mas­si­mo nel­l’arte ter­si­corea in questo momento.

Spes­so part­ner del nos­tro Rober­to Bolle, étoile alla Scala, Svet­lana possiede doti non comu­ni sia nel porg­ere sia nel­l’e­sprimere (la vedete nel­la foto a lato, con Rober­to Bolle, nel Lago dei cig­ni, al Teatro alla Scala di ). Spes­so loda­ta da Car­la Frac­ci che, come scrive nel suo recente vol­ume “Pas­so dopo pas­so”, la volle all’­Opera di Roma, quan­do era Diret­trice del Cor­po di bal­lo. E le aspet­ta­tive non sono andate deluse.

Nocera_Bolle Lago dei cigniLa pri­ma parte del­la ser­a­ta ha vis­to in sce­na il Cor­po di Bal­lo del­l’­Opera di Kiev, che si é esi­bito in “She­herazade” di Fokine. Pre­ci­sione e armo­nia sono le doti pecu­liari del­l’ensem­ble. Nel­la sec­on­da parte “Car­men suite”, con la core­ografia del cubano Alber­to Alon­so, bal­let­to cre­ato nel 1967 per la “Div­ina” Maja Plis­set­ska­ia, Zakharo­va ha sfoder­a­to sen­su­al­ità e inter­pre­tazione da man­uale. “Non mi sen­to una Diva. La fat­i­ca a volte è insop­porta­bile, ma non rin­uncerei mai alla dan­za”. Così ha dichiara­to l’artista zigana, con la clas­si­ca rosa fra le chiome, con un cos­tume di piz­zo rosso che emana­va ele­gan­za e seduzione. Accan­to a lei due bal­leri­ni del Bol­shoi (che, guar­da caso, vuol dire “grande”): Denis Rod­kin (Don José) e Mikhail Lobukhin (Escamil­lo). Tri­on­fo, per non dire apo­teosi. In con­clu­sione un dit­ti­co per super­are un momen­to di guer­ra fred­da. Anche a questo serve la danza!

Lo ha ricorda­to del resto l’artista: “Rus­si e ucrai­ni sono da sem­pre fratel­li, tan­to che gli uni non pos­sono immag­inare la pro­pria esisten­za sen­za gli altri. L’arte non conosce fron­tiere. Per­ciò danzi­amo la pace!”. Una per­for­mance più attuale che mai. (Nell’immagine: il pal­cosceni­co del teatro bres­ciano, Teatrogrande.it)

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