Allarme sull’ipotesi della Finanziaria di escludere le cure dal Servizio sanitario. Il presidente: «Effetti devastanti e lo Stato non risparmia»

«Terme, si rischia il collasso»

28/09/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sirmione

Terme bres­ciane, allarme rosso: ad agitare le acque è l’ipotesi — pre­vista sec­on­do indis­crezioni dal­la nuo­va legge Finanziaria — di esclud­ere le cure ter­mali dal Servizio san­i­tario nazionale. Una maz­za­ta per un set­tore già dura­mente prova­to in pas­sato da tagli anche dras­ti­ci, che han­no obbli­ga­to molte stazioni ter­mali a ricon­ver­tir­si al fit­ness, riducen­do gli spazi per le clas­siche cure idropiniche, per inalazioni, mas­sag­gi, bag­ni, fanghi. Se una sim­i­le ipote­si dovesse trasfor­mar­si in realtà, per le cinque stazioni ter­mali bres­ciane — Sirmione, Boario, Ango­lo, Ome e Val­lio — sarebbe il col­las­so. Una prospet­ti­va che apre pre­oc­cu­pan­ti sce­nari, come con­fer­ma il pres­i­dente di Fed­ert­erme, Costan­zo Jan­not­ti Pec­ci. «Ques­ta deci­sione avrebbe effet­ti dev­as­tan­ti sulle economie locali», con «la perdi­ta di migli­a­ia di posti di lavoro». Per Jan­not­ti Pec­ci, l’ipote­si non deter­minerebbe rispar­mi, ma una perdi­ta di 400 mil­ioni di euro: «Il cos­to è di 100 mil­ioni. Di sola Iva da attiv­ità dirette e indot­to lo Sta­to recu­pera 500 mil­ioni di euro». Il con­sigliere del­e­ga­to del­la Soci­età , Fil­ip­po Maria Fer­nè, preferisce invece non com­mentare, rin­vian­do a ques­ta mat­ti­na una even­tuale pre­sa di posizione. In ogni caso, l’ipote­si di un’esclu­sione delle cure ter­mali dal Servizio san­i­tario nazionale sarebbe la con­seguen­za di una sti­ma erronea dei costi sostenu­ti dal­lo Sta­to, molto più alta del dato reale. «Va chiar­i­to bene — sot­to­lin­ea il pres­i­dente del­la Fed­er­azione delle indus­trie ter­mali, che fa rifer­i­men­to a Con­find­us­tria — che il cos­to è solo di 100 mil­ioni di euro. Il Gov­er­no pen­sa che com­por­ti un onere più alto, e che così potrebbe recu­per­are risorse. La realtà è invece che il sal­do per lo Sta­to è in atti­vo: esclud­ere il set­tore dal Servizio san­i­tario sarebbe come dar­si la zap­pa sui pie­di». La spe­sa «è asso­lu­ta­mente sot­to con­trol­lo, è sem­pre rimas­ta all’in­ter­no dei lim­i­ti che ci erava­mo dati — dice Jan­not­ti Pec­ci — negli accor­di annu­ali tra Fed­ert­erme, Regioni, e min­is­tero del­la Sani­ta, accor­di molto pun­tu­ali pre­visti dal­la legge di riordi­no». Spe­sa «sot­to con­trol­lo» tan­to che nel 2001 l’onere per il Servizio san­i­tario nazionale «è sta­to più bas­so delle attese, 195 mil­iar­di di vec­chie lire rispet­to ai 200 pre­ven­ti­vati». Fed­ert­erme dice «no» ad una misura così dras­ti­ca come l’esclu­sione dal Servizio san­i­tario nazionale, ma «sul tick­et siamo aper­ti — affer­ma il pres­i­dente — a ragionare sul­l’ipote­si di rived­erne la misura, oggi intorno ai 35 euro, e di intro­durre un aggior­na­men­to annuale pro­gram­ma­to». Costan­zo Jan­not­ti Pec­ci con­fer­ma che, con l’esclu­sione dal Servizio san­i­tario, molte stazioni ter­mali rischi­ano la chiusura, e che «ci sono ter­ri­tori che sen­za le terme scom­paiono, chi­udono: è come can­cel­lar­li dal­la car­ta geografi­ca. Basti pen­sare ad Ischia, Abano, Sal­so­mag­giore, Sirmione, Sal­ice e, al sud, a Telese, Castel­lam­mare, Acireale, Guardia piemon­tese, e tan­ti altri». Fed­ert­erme, sot­to­lin­ea il pres­i­dente, «ha dimostra­to in modo sci­en­tifi­co che l’u­ti­liz­zo di cure ter­mali fa risparmi­are far­ma­ci, gior­nate di assen­za dal lavoro, gior­nate di ospedal­iz­zazione: si risparmia con inter­ven­ti di bassis­si­mo cos­to per lo Sta­to». Sec­on­do dati di Fed­ert­erme, il Servizio san­i­tario nazionale gen­era, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, l’86% dei 362 mil­ioni di euro del fat­tura­to com­p­lessi­vo del set­tore ter­male rifer­i­to alle sole prestazioni san­i­tarie. L’in­dot­to è di 3,6 mil­iar­di di euro. Il fat­tura­to a cari­co del Servizio san­i­tario nazionale, 100 mil­ioni di euro, incide per lo 0,13% sul­la spe­sa san­i­taria pub­bli­ca pre­vista per il 2002. Il set­tore con­ta 65 mila posti di lavoro, e offre cure per un mil­ione e mez­zo di persone.

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