Lunedì il primo incontro sulle modifiche al piano provinciale di coordinamento in base ad una nuova legge regionale. Parla l’assessore provinciale

Territorio, più potere ai Comuni

09/02/2008 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Pietro Gorlani

Lunedì per l’assessorato provin­ciale al Ter­ri­to­rio inizia l’immane lavoro di con­fron­to con i 206 comu­ni bres­ciani, asso­ci­azioni di cat­e­go­ria, ambi­en­tal­isti, per adeguare il Piano ter­ri­to­ri­ale di coor­di­na­men­to provin­ciale alla luce del­la nuo­va legge regionale 12, che ha di fat­to del­e­ga­to alle ammin­is­trazioni comu­nali la stra­grande mag­gio­ran­za delle scelte urban­is­tiche. Alla Provin­cia res­ta il potere pre­scrit­ti­vo solo su quat­tro ambiti, ma l’assessore Francesco Maz­zoli (Udc), sta pen­san­do all’individuazione di tavoli di lavoro sovra­co­mu­nali per i prog­et­ti più impattanti.Perchè va ritoc­ca­to il piano ter­ri­to­ri­ale di coor­di­na­men­to provinciale?«Il nos­tro Ptcp — risponde l’assessore Maz­zoli — è del dicem­bre 2004, abbas­tan­za recente: per­tan­to non sarebbe nec­es­saria una mod­i­fi­ca; il prob­le­ma è che a ren­dere nec­es­saria una vari­ante è l’approvazione del­la legge regionale 12 dell’ aprile 2005. Ques­ta legge regionale prevede che il Ptcp abbia poteri pre­scrit­tivi e vin­colan­ti per i Comu­ni solo su quat­tro ambiti: ambi­ente agri­co­lo, infra­strut­ture di inter­esse sovra­co­mu­nale, tutela del ris­chio idro­ge­o­logi­co, ele­men­ti pae­sag­gis­ti­ci. Il nos­tro Ptcp invece prevede­va anche che la Provin­cia det­tasse pre­scrizioni ai Comu­ni in mer­i­to al con­sumo del suo­lo. Mi spiego: ogni Comune pote­va con­sumare una cer­ta porzione di ter­ri­to­rio; se anda­va oltre la Provin­cia pote­va inter­venire. Ora non è più così. Inoltre la legge 12 prevede la val­u­tazione ambi­en­tale strate­gi­ca (Vas) su ogni prog­et­to; anche in questo caso dob­bi­amo adeguare il Ptcp».Insomma, in fat­to di pro­gram­mazione del ter­ri­to­rio la Regione ha tolto poteri alla Provin­cia per dar­li ai comuni?«Sostanzialmente sì. Adesso i Comu­ni adot­tano i Pgt (piano di gov­er­no del ter­ri­to­rio, che ha sos­ti­tu­ito i vec­chi piani rego­la­tori, ndr) e lo man­dano in Provin­cia solo per un parere di com­pat­i­bil­ità. Ma non li pos­si­amo bloc­care. È ovvio che quan­do si decide di appli­care fino in fon­do il prin­ci­pio di sus­sidia­ri­età, di las­cia­re agli enti locali più vici­ni ai cit­ta­di­ni il potere pro­gram­ma­to­rio si cor­rono anche dei rischi; ma questo pre­sup­pone anche che gli enti locali acquisti­no una respon­s­abil­ità diretta».A questo pun­to però si apre il prob­le­ma dei con­trol­li. chi può con­tenere gli appeti­ti urban­is­ti­ci di certe amministrazioni?«Se una ammin­is­trazione impazz­isce e inizia a dis­trug­gere il suo ter­ri­to­rio diven­ta dif­fi­cile impedirglielo: pos­sono essere inser­i­ti nel Ptcp alcune esem­pi di con­di­vi­sione. La Provin­cia non ha inten­zione di diventare il cara­biniere delle scelte locali: non ne ha né il potere né la voglia. Pos­si­amo però con­cor­dare dei tavoli tra Comu­ni su alcu­ni temi che riguardano il con­sumo, l’eccessiva espan­sione res­i­den­ziale, la tutela di deter­mi­nate aree di pre­gio. Devo anche dire che sec­on­do me diver­si Comu­ni han­no capi­to che sti­amo con­suman­do trop­po ter­ri­to­rio, e stan­no inver­tendo la mar­cia, ver­so scelte più sostenibili».Ha nos­tal­gia per il vec­chio comi­ta­to regionale di con­trol­lo che anal­iz­za­va i prg?«Ne ho una nos­tal­gia paz­za. Una delle cose più impor­tan­ti adesso per l’Italia è la certez­za delle regole. Oggi l’unico stru­men­to rimas­to al cit­tadi­no per con­trastare scelte urban­is­tiche che con­sid­era sbagli­ate è il ricor­so al Tar, spenden­do sol­di per poi mag­a­ri ved­er­si adottare una pic­co­la vari­ante dall’amministrazione che di fat­to aggi­ra il problema».E la Provin­cia con il nuo­vo Ptcp cosa può fare?«Con il forum, inten­di­amo coin­vol­gere tut­ti i 206 comu­ni bres­ciani ma anche la soci­età civile: asso­ci­azioni di cat­e­go­ria, Asl, Sovrin­ten­den­za, ambi­en­tal­isti. Noi non pre­sen­ti­amo pro­poste ma inizier­e­mo un momen­to di con­fron­to, che poi pros­eguirà sul ter­ri­to­rio, nei pae­si. Cercher­e­mo insieme di capire dove il Ptcp è sta­to meno effi­cace, quali mod­i­fiche apportare».È pos­si­bile ragionare in ter­mi­ni sovra­co­mu­nali per prog­et­ti impat­tan­ti: cen­tri com­mer­ciali, cave, dis­cariche, impianti per smal­ti­men­to rifiuti?«Certamente. Ma dob­bi­amo stu­di­are il modo esat­to; pen­so a diver­si tavoli “a geome­tria vari­abile” a sec­on­da del­la zona sul quale ricade il prog­et­to. Sui questi temi da un lato il Comune non deve ved­er­si pri­va­to di una sua pre­rog­a­ti­va pre­vista dal­la legge, dall’altro c’è la neces­sità di evitare alcune derive pericolose».La tem­p­is­ti­ca di questo lavoro?«L’obbiettivo è chi­ud­ere l’adeguamento del Ptcp entro ques­ta leg­is­latu­ra. Mi ren­do con­to che è un obbi­et­ti­vo estrema­mente dif­fi­cile da raggiungere».

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