Aveva 18 anni e condivideva la gabbia con una leonessa.

La tigre siberiana di Bottenago ha lasciato per sempre l’oasi

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Di Francesca Gardenato

Jack, la mas­cotte dell’oasi degli ani­mali, se n’è anda­to il mese scor­so. La maestosa tigre siberi­ana di 18 anni, cresci­u­ta in Valte­n­e­si e accu­d­i­ta con amore, allat­ta­ta e svez­za­ta da Rober­to Dan­cel­li, si è spen­ta nel ‘suo par­co’ di Bot­te­na­go, a Polpe­nazze del Gar­da. Sta­va spes­so sdra­ia­to facen­do bel­la mostra del­la sua pel­lic­cia tigra­ta, Jack, 230 chili di fierez­za, all­e­va­to dal­lo stes­so pro­pri­etario che, da quan­do pesa­va pochi chili, non ave­va smes­so di vol­er­gli bene e gio­care con lui. La sua mam­ma, affi­da­ta all’oasi dal Cor­po fore­stale del­lo Sta­to, era mor­ta presto di tumore. E insieme a Chic­ca, la leones­sa di 20 anni, Jack da qualche tem­po con­di­vide­va la gab­bia. Pur con la sua mole, ogni vol­ta che Rober­to entra­va nel­la gab­bia a trovar­lo, Jack non man­ca­va di str­uscia­r­si a lui con affet­to, come un devo­to gat­to di casa. Sen­tire le fusa di questo “micione” di tre quin­tali, men­tre invo­ca­va le carezze del suo ‘padrone’, era uno spet­ta­co­lo sin­go­lare per i tan­ti ospi­ti che nel­la bel­la sta­gione vis­i­tano l’oasi di Bot­te­na­go. Uno spazio di cir­ca 33mila metri qua­drati, dove Rober­to Dan­cel­li ha cre­ato la “casa di accoglien­za degli ani­mali”. La sua pas­sione. In qua­si trent’anni l’oasi si è ampli­a­ta fino a diventare riparo per esem­plari di ogni raz­za e prove­nien­za, mal­trat­tati, abban­do­nati o fer­i­ti (cig­ni, tar­tarughe, pap­pa­gal­li, visoni, poi la tigre, l’orso, il puma, …). Guai a chia­mare zoo quel­lo che il suo ideatore e pro­pri­etario ha con­cepi­to come «un ricovero, o un ostel­lo», ben tenu­to e cura­to in ogni det­taglio.

Questo pos­to, spie­ga Dan­cel­li, “purtrop­po è diven­ta­to il pun­to di rifer­i­men­to per chi non vuole più tenere con sé il “cuc­ci­o­lo” acquis­ta­to, o per i circhi che devono sos­ti­tuire l’attrazione di turno per­ché trop­po anziana. Se invece qual­cuno ci chiede un ani­male in affi­da­men­to, lo regaliamo, purché vada in buone mani”.

Un brut­to colpo la scom­parsa di Jack, col­pi­to da una mal­for­mazione ossea, per il 53enne bres­ciano che è conosci­u­to come “cop­er­tur­ista” di tet­ti, ma nel tem­po libero e per amore si prende cura di besti­ole abban­do­nate nelle situ­azioni più strane, accoglien­dole nel­la sua grande “casa”.  (Fotografie di San­dro Begali)

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