Primi risultati degli scavi promossi da Comune e Soprintendenza archeologica nell’area della Bastia. L’area era abitata già in epoca paleolitica mentre l’edificio risale al IX secolo

Torna alla luce la chiesa di San Michele

05/03/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Delibori

Da metà feb­braio sono in cor­so degli scavi arche­o­logi­ci e l’elaborazione di una serie di sag­gi nell’area del­la Bas­tia sul monte San Michele, pro­mossi dal Comune in col­lab­o­razione con la Soprint­en­den­za Arche­o­log­i­ca del Vene­to. Inter­es­san­ti sono già i pri­mi risul­tati, che han­no por­ta­to alla scop­er­ta dei basa­men­ti delle due absi­di irre­go­lari del­la chiesa medio­e­vale di San Michele, di alcune celle dell’antico con­ven­to e di trat­ti di mura perime­trali del­la for­ti­fi­cazione del­la Bas­tia. Sul monte San Michele, a dimostrazione di una con­ti­nu­ità di inse­di­a­men­to, furono rin­venu­ti in pas­sato alcu­ni reper­ti del pale­oliti­co e dell’età del fer­ro, ma sono i a for­ti­fi­care la som­mità del colle, che in segui­to divenne vera e pro­pria Bas­tia, con grosse mura in pietra che cir­con­da­vano il pianoro som­mi­tale ed ospi­ta­vano il nucleo più anti­co del paese di Cavaion. Anco­ra nell’ IX sec­o­lo vi sorge­va una chieset­ta ded­i­ca­ta a San Michele, arcan­ge­lo ven­er­a­to dai lon­go­b­ar­di, chieset­ta che venne ampli­a­ta negli anni attorno al Mille. «Nel­la sec­on­da metà del XIV sec­o­lo, quan­do la chiesa ave­va ormai per­so impor­tan­za a scapi­to di quel­la di San Gio­van­ni Bat­tista, costru­i­ta più in bas­so, in fian­co venne real­iz­za­to un con­ven­to dei monaci olive­tani di cui sono sta­ti rin­venu­ti durante lo sca­vo resti di alcune celle», rac­con­ta Mario Parolot­ti, pres­i­dente dell’Associazione arche­o­log­i­ca cavaionese. Il con­ven­to e la chiesa di San Michele furono dan­neg­giati dalle truppe di Jacopo dal Verme, che occu­parono la Bas­tia nel 1399 fino alla loro scon­fit­ta da parte dei veneziani. Con la Serenis­si­ma furono restau­rati, ma nel 1509 i con­federati del­la lega di Cam­brai dis­trussero ogni for­ti­fi­cazione e rov­inarono nuo­va­mente la chiesa. Ristrut­tura­ta qualche anno dopo, nelle vis­ite pas­torali del­la pri­ma metà del XVI sec­o­lo la si indi­ca come cus­todi­ta da un eremi­ta, dopo essere sta­ta tenu­ta da un sac­er­dote che venne sco­mu­ni­ca­to per­ché vi abita­va assieme ad una don­na. In segui­to, con l’abolizione degli eremi­ti, la chiesa passò sot­to la giuris­dizione del­la par­roc­chia di Cavaion. Nel 1710 venne dev­as­ta­ta dai sol­dati france­si; ria­per­ta nuo­va­mente al cul­to, nei pri­mi decen­ni del XIX sec­o­lo, ormai abban­do­na­ta, venne demoli­ta in gran parte e i suoi mar­mi furono uti­liz­za­ti nel­la costruzione e nell’arredo del­la nuo­va chiesa par­roc­chiale. «Oggi con queste nuove scop­erte, le mura del­la chiesa e del­la Bas­tia potran­no essere in parte vis­itabili, in quan­to alcu­ni trat­ti restano all’interno del­la vic­i­na base Nato costru­i­ta pro­prio sul­la som­mità del San Michele», con­clude Parolot­ti. Nel­la zona, molto sug­ges­ti­va e panoram­i­ca, ombreg­gia­ta da numerosi pini neri, vi è anche un’area attrez­za­ta per pic-nic e pas­sa il per­cor­so del­la Salute.

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