Giunta alla 72ª edizione, la manifestazione premia l’instancabile lavoro di operatori e produttori della zona. La rassegna enogastronomica celebra quest’anno il prestigioso riconoscimento Docg accordato al morbido Bardolino Superiore

Torna la festa dell’uva e del vino

02/10/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
a.j.

Set­tan­ta­due anni por­tati bene: quan­ti in effet­ti ne con­ta la «Fes­ta dell’uva e del ». Nata negli anni Trenta del­lo scor­so sec­o­lo, come tante altre man­i­fes­tazioni del com­par­to agri­co­lo, stru­men­to di pro­pa­gan­da nazionale (più famose le battaglie del gra­no) in rispos­ta alle sanzioni eco­nomiche decise dal­la Soci­età delle Nazioni con­tro la polit­i­ca colo­niale ital­iana. La fes­ta in tut­ti questi anni ha accom­pa­g­na­to nelle situ­azioni favorevoli, ma ancor più nei momen­ti dif­fi­cili, un prodot­to come il vino conosci­u­to in tut­to il mon­do e per­tan­to bisog­noso di essere costan­te­mente segui­to, cura­to e ama­to per ritagliar­si un pos­to ben defini­to nell’immaginario degli aman­ti dell’enogastronomia. È, infat­ti, un prodot­to all’avanguardia nell’enologia non solo veronese, e ha con­quis­ta­to nel tem­po sig­ni­fica­tivi tra­guar­di soprat­tut­to con l’arrivo del Con­sorzio di tutela e suc­ces­si­va­mente con la diver­si­fi­cazione delle tipolo­gie del Bar­dolino doc, da quel­lo Clas­si­co prodot­to nel­la zona più anti­ca (che com­prende tut­to il ter­ri­to­rio dei Comu­ni di Bar­dolino e Gar­da e in parte quel­lo di Lazise, Cavaion, Coster­mano e Affi) per arrivare al Supe­ri­ore, con un anno di invec­chi­a­men­to, e alle tipolo­gie Bar­dolino , Bar­dolino Chiaret­to Spumante e Bar­dolino , tut­ti pro­tet­ti dal­la Doc. Da quest’anno, un ulte­ri­ore pas­so in avan­ti è il riconosci­men­to del­la denom­i­nazione di orig­ine con­trol­la­ta e garan­ti­ta dei vini Bar­dolino Supe­ri­ore. È un’attestazione di par­ti­co­lare pre­gio e moti­vo d’orgoglio per l’intero com­par­to vitivini­co­lo del­la zona del Bar­dolino, che pre­mia l’originalità eco­log­i­ca dell’ambiente garde­sano e la sua vocazione vini­co­la, e nel­lo stes­so tem­po il lavoro agri­co­lo e la scelta e la selezione di vari­età locali; l’attestazione e il rig­ore pro­fes­sion­ale nel vigne­to e in can­ti­na; la ricer­ca eno­log­i­ca vol­ta a con­ser­vare e con­sol­i­dare le poten­zial­ità insite nelle uve, affinché emergano al meglio nel vino. La Docg rap­p­re­sen­ta infat­ti il risul­ta­to del­la felice unione di viti­coltura, enolo­gia, cul­tura e com­mer­cial­iz­zazione in un prog­et­to coer­ente, coor­di­na­to dal Con­sorzio di tutela che negli ulti­mi tre man­dati è sta­to pre­siedu­to da Giuseppe degli Alber­ti­ni e — fin dal­la sua cos­ti­tuzione, nel 1969 — dall’enologo Giulio Liut. Nel­la scommes­sa con il con­suma­tore, sem­pre più esi­gente e sogget­to alle mode, è fon­da­men­tale la per­fet­ta mat­u­razione di ogni chic­co di ogni grap­po­lo, di ognuna delle vigne selezion­ate, in modo da ottenere quegli aro­mi frut­tati, speziati e mor­bi­di che l’evoluzione del gus­to sem­bra indi­care come carat­ter­is­tiche pref­eren­ziali di una Docg. Ma occor­rono anche una com­bi­na­ta scelta di ter­reni, una den­sità di piante per ettaro, una potatu­ra che las­ci il gius­to numero di gemme per cep­po e per ettaro con una pro­duzione mas­si­ma di uva ridot­ta a 90 quin­tali per ettaro di vigne­to e coltura spe­cial­iz­za­ta, con una resa di vino non supe­ri­ore al 70 per cen­to e il peri­o­do di affi­na­men­to del vino di almeno un anno, a decor­rere dal 1° novem­bre del prossi­mo anno.

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